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Incidente stradale: che deve fare l’automobilista in caso di feriti?

22 Settembre 2015
Incidente stradale: che deve fare l’automobilista in caso di feriti?

Omissione di soccorso: gli obblighi in caso di danni solo a cose (gli automezzi) o a persone; la responsabilità penale

 

Il codice della strada [1] punisce penalmente il soggetto che dopo aver cagionato un sinistro stradale si allontani in violazione dell’obbligo di fermarsi ed omettendo di prestare soccorso alle persone ferite, a prescindere che vi sia stato un effettivo urto fra i mezzi coinvolti.

L’omissione di soccorso dopo un incidente stradale è un reato nel quale può incorrere chiunque venga coinvolto nel sinistro, anche senza sua colpa: basta che abbia potuto accorgersi di quanto accaduto [2].

Il conducente, qualora si trovi di fronte a un incidente che sia “comunque ricollegabile al suo comportamento”, deve fermarsi e prestare l’assistenza occorrente a coloro che, eventualmente, abbiano subìto un danno alla persona.

Non è sufficiente, quindi, rallentare né effettuare una breve sosta, ciò in quanto la finalità della norma è di prestare soccorso a chi abbia eventualmente subito danni fisici sia quella di consentire l’identificazione del colpevole ad opera della polizia e l’accertamento delle modalità dell’incidente stradale attraverso le versioni dei protagonisti di esso e l’esame delle tracce lasciate sul veicolo e dal veicolo.

Nel novero dei soggetti a cui la norma rivolge le sue prescrizioni, rientrano anche le persone coinvolte nel sinistro diverse dai conducenti (come, ad esempio, i trasportati sui veicoli interessati). Ma tale sorta di collaborazione si richiede innanzitutto ai conducenti coinvolti nel sinistro, i quali devono fornire le proprie generalità, nonché le altre informazioni utili, anche ai fini risarcitori, alle persone danneggiate o, se queste non sono presenti, comunicare loro nei modi possibili i suddetti elementi. Sussiste, inoltre, sempre a carico dei conducenti, l’obbligo di attivarsi al fine di evitare intralcio alla circolazione.

Dunque, l’obbligo primario è quello di fermarsi: cioè perlomeno di arrestare la marcia del veicolo (non è perciò sufficiente il solo rallentare) ed effettuare una sorta di “ricognizione” dell’accaduto. Dopo tale primo “rilievo”, il soggetto è tenuto a comportamenti diversi a seconda delle conseguenze che abbia riscontrato, ossia in caso di:

– assenza di qualsiasi danno a cose e persone: l’automobilista deve innanzitutto arrestarsi. In caso contrario scatta la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 250 a euro 1000;

presenza di soli danni a cose, ma tali da determinare l’obbligo di sottoporre almeno uno dei veicoli coinvolti a revisione, alla sanzione amministrativa appena indicata si aggiunge anche la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da quindici giorni a due mesi;

presenza di danni anche (o, in ipotesi, solo) a persone: in tale caso il conducente è obbligato a fermarsi per un tempo utile per accertarsi se la persona abbia o meno necessità di assistenza. La sanzione principale è quella della reclusione da tre mesi a tre anni, e a essa si accompagnano obbligatoriamente:

– la sanzione amministrativa accessoria a reato della sospensione della patente di guida da 1 a 3 anni che viene irrogata dal giudice penale, ma che viene applicata in via “cautelare” dal Prefetto;

– la decurtazione di punteggio di 10 punti.


note

[1] Comma 6 dell’art. 189 cod. str.

[2] Cass. sent. n. 15040/14

Autore immagine: 123rf com


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