Business | Articoli

Cameron si dimette: seconda scossa del terremoto Brexit

24 giugno 2016 | Autore:


> Business Pubblicato il 24 giugno 2016



Dopo la prima scossa sui mercati finanziari la seconda scossa operata dalla Brexit: il premier inglese annuncia le dimissioni. 

Si è dichiarato orgoglioso dell’esercizio di democrazia operato dal suo Popolo David Cameron, ha annuncia l’apertura del negoziato con l’UE  e proprio in vista di tale apertura ha annunciato le sue dimissioni ma solo a partire dal prossimo ottobre, data prevista per il nuovo congresso del partito. Pare che sarà un’estate calda per il futuro dell’UE.

Cameron si dimette: resta altri 3 mesi

altri tre mesi, ma che poi è necessario che per la guida dei negoziati con l’Ue ci sia una nuova leadership. Ad ottobre, quando ci sarà l’assemblea del partito conservatore, c’è bisogno di una nuova leadership del partito e del governo.

Le dichiarazioni di David Cameron

“Ci dovrà essere un nuovo primo ministro e dovrà essere nominato a ottobre. Guiderà i negoziati con l’Ue – ha dichiarato il premier – Abbiamo votato per lasciare l’Unione europea e la volontà delle persone va rispettata”, aveva commentato Cameron all’inizio del suo intervento.

Cameron non ha dunque annunciato la data precisa delle sue dimissioni, ma ha detto che il nuovo premier dovrebbe insediarsi entro l’inizio del prossimo congresso del partito conservatore, dunque prevedibilmente ad ottobre.

Brexit: necessaria più Europa, le dichiarazioni del Presidente della Camera Boldrini

Anche la Presidente della Camera dei Deputati On. Boldrini commenta oggi il Brexit. Ne riportiamo la dichiarazione completa:

Il sì alla Brexit è una notizia grave per tutta l’Europa. Ora si apre un lungo e complesso periodo di negoziati per definire le modalità con le quali la Gran Bretagna si separerà  dall’Unione, e c’è il rischio che in parallelo prenda forza la richiesta di altri Stati di uscire o di rinegoziare le condizioni della loro permanenza. Ma la vittoria del leave è soprattutto la dimostrazione degli esiti ai quali ha condotto l’europeismo timoroso e incoerente di questi anni, insieme ai disastrosi effetti delle politiche di austerità. Non si può dimenticare, infatti, che per consentire alla Gran Bretagna di restare le erano state fatte concessioni che comunque intaccavano i principi e i valori fondamentali dell’Unione: era stata pericolosamente messa in discussione la libertà di circolazione e l’eguaglianza di trattamento sul lavoro tra i cittadini di un Paese e quelli degli altri Stati Ue, così come il godimento delle stesse prestazioni sociali. Neanche questo è servito.

        Il referendum britannico può tuttavia diventare un’opportunità di rilancio della costruzione europea se prevarrà la consapevolezza che è giunto invece  il momento di una svolta strategica. Alle grandi sfide del presente – dal lavoro ai flussi migratori, dal terrorismo al cambiamento climatico  –  può rispondere solo un’Europa politicamente più unita e più forte. I Paesi che non avvertono l’urgenza di procedere verso una maggiore integrazione europea, ma sono disponibili a condividere soltanto il mercato interno, non devono sentirsi costretti in un percorso che non li convince. Però non possono pretendere di frenare tutti gli altri. E’ il momento, dunque, di lavorare ad un’Europa a due cerchi. Il primo, più ampio, caratterizzato da una dimensione prevalentemente economica, come era la vecchia Comunità Economica Europea. Il secondo, più ristretto, che faccia perno sui Paesi dell’Eurozona, integrato politicamente, con una piena condivisione di responsabilità, la cui anima, superando l’assetto intergovernativo,  sia il Parlamento europeo, eletto direttamente con liste transnazionali, che, oltre a fare le leggi, dia la fiducia ad un vero Governo europeo.

       È con questo obiettivo che nel settembre scorso, insieme ai miei omologhi di Francia, Germania e Lussemburgo, ho sottoscritto a Montecitorio la Dichiarazione “Più integrazione europea: la strada da percorrere”. Oggi sotto quel testo ci sono le firme di ben 15 Presidenti di assemblee parlamentari di 13 Paesi dell’Unione. Chiediamo attenzione all’impatto sociale delle scelte economiche e puntiamo a costruire un’Unione federale di Stati. Soltanto così l’Europa potrà uscire dalla palude nella quale sta affondando”.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI