Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifizi: la nuova legge

23 settembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 settembre 2015



Il decreto legislativo sul regime penale tributario ha modificato la struttura del reato di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifizi.

Il reato tributario di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifizi è stato recentemente modificato, ma le pene applicabili sono rimaste invariate.

Oggi, risponde del reato di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifizi [1] la persona che, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, ponendo in essere operazioni simulate oggettivamente e soggettivamente oppure servendosi di documenti falsi o di altri mezzi fraudolenti, idonei ad ostacolare l’attività di accertamento dell’Amministrazione finanziaria o, comunque, ad indurre in errore gli uffici tributari, indichi, nelle dichiarazioni concernenti le predette imposte, elementi attivi in misura superiore al valore reale o elementi passivi fittizi (cioè non rispondenti al vero) o crediti e ritenute, anch’essi fittizi.

È inoltre necessario che:

– l’imposta evasa risulti superiore a 30.000,00 euro;

– l’entità degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche unitamente alle voci passive fittizie, sia maggiore del 5% dell’ammontare globale delle poste attive, specificate nella dichiarazione, o comunque ad 1.500.000,00 euro o che la somma complessiva dei crediti e delle ritenute fittizie, in riduzione dell’imposta, sia superiore al 5% dell’intera imposta o a 30.000,00 euro.

Dopo la recentissima riforma, non risulta più indispensabile la falsa rappresentazione di alcune voci nelle scritture contabili obbligatorie e ciò amplia il novero dei potenziali autori del reato.

Tra essi, infatti, possono includersi anche i contribuenti, che non sono obbligati alla tenuta delle citate scritture contabili.

È stata elevata – da 1.000.000,00 ad 1.500.000,00 di euro – la cifra globale riguardante gli elementi attivi sottratti all’imposizione ed è stata introdotto un ammontare, alternativo, con riferimento alla somma complessiva dei crediti e delle ritenute fittizie.

Un’altra novità è costituita dal fatto che il reato in commento si considera posto in essere con documenti falsi, quando venga commesso mediante l’uso di atti falsi, registrati nelle scritture contabili obbligatorie e conservati come prova nei confronti dell’Amministrazione finanziaria.

Non costituiscono, invece, mezzi fraudolenti le violazioni degli obblighi di fatturazione e di annotazione di elementi attivi nelle scritture contabili oppure la sola indicazione, nelle fatture o nelle annotazioni, di elementi attivi, per una cifra inferiore a quella reale.

La pena applicabile per la commissione di tale reato è rimasta invariata ed è rappresentata dalla reclusione del colpevole per un periodo variabile, da un anno e sei mesi a sei anni.

Avv. Daniela Meo

Oggi, commette il reato di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifizi, il contribuente che, a prescindere dalla falsa rappresentazione di elementi nelle scritture contabili obbligatorie, compia operazioni simulate oggettivamente o soggettivamente o utilizzi documenti falsi ed altri mezzi fraudolenti idonei ad ostacolare l’accertamento, se, congiuntamente, l’imposta evasa sia superiore, per ciascuna imposta, a 30.000 euro e l’ammontare complessivo degli elementi sottratti a imposizione sia superiore al 5% degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, sia maggiore di 1.500.000,00 di euro oppure l’ammontare dei crediti e delle ritenute fittizie in riduzione dell’imposta sia superiore al 5% dell’imposta stessa o, comunque, a 30.000,00 euro.

note

[1] Art. 3 del D. Lgs. n. 74 del 2000.

Autore immagine: 123rf com


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