Delega fiscale, tutte le novità sulle sanzioni tributarie

23 settembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 settembre 2015



I decreti attuativi in materia fiscale prevedono meno sanzioni per chi si mette in regola, o per chi ha difficoltà economiche, ma pene più severe per le frodi tributarie.

Sono stati approvati definitivamente dal Governo i 5 decreti attuativi della delega fiscale: le materie innovate dai decreti sono la riscossione, le sanzioni, le agenzie fiscali, l’ evasione, il contenzioso e gli interpelli.

Soprattutto l’ambito delle sanzioni tributarie, sia amministrative che penali, è stato modificato in modo profondo: i cambiamenti capovolgono il rapporto tra fisco e contribuente, andando incontro, da un lato, a chi si mette in regola, anche se tardivamente, ed a chi non paga perché ha serie difficoltà economiche, e punendo più severamente, dall’altro lato, le frodi e l’evasione.

Il reato per omesso versamento

In primo luogo, sono state abbassate le soglie di punibilità per gli omessi versamenti di Iva e ritenute: scatterà il reato per mancato versamento dell’Iva, infatti, solo al di sopra dei 250.000 Euro, mentre il reato per mancato versamento delle ritenute scatterà al di sopra della soglia di 150.000 Euro. Le soglie sino ad oggi in vigore sono, invece, pari a 50.000 Euro, sia per l’Iva che per le omesse ritenute.

Di tali nuove disposizioni beneficeranno anche i soggetti che hanno commesso delle violazioni in passato, per i quali i procedimenti sono ancora in corso, grazie al principio del “favor rei”, in base al quale nessuno può essere assoggettato ad una sanzione per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce più una violazione punibile, salvo che il provvedimento d’irrogazione non sia divenuto definitivo.

Nuovo reato per omesso 770

La delega ha anche introdotto il nuovo reato di omessa presentazione della dichiarazione del sostituto di imposta: chi non presenterà il modello 770 sarà punito con la reclusione da 1 anno e sei mesi a quattro anni. Si tratterà di reato, però, soltanto se l’importo delle ritenute non dichiarate e non versate risulterà superiore a 50.000 Euro.

Occultamento delle scritture contabili

Il reato di sottrazione ed occultamento delle scritture contabili, che al momento prevede la reclusione da un minimo di 6 mesi sino a 5 anni, sarà inasprito, contemplando la reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni.

Compensazione con crediti inesistenti.

Le compensazioni effettuate con l’utilizzo di crediti inesistenti, se al di sopra della soglia di 50.000 Euro, saranno punite con la reclusione da 18 mesi a 6 anni; nessun cambiamento, invece, per i crediti non spettanti: tale reato prevede la reclusione da 6 mesi a 2 anni.

Dichiarazione infedele

Anche per la dichiarazione infedele abbiamo un innalzamento delle soglie di punibilità: l’attuale reato di infedele dichiarazione parte, infatti, al di sopra di 50.000 Euro, soglia che la delega fiscale ha elevato a 150.000 Euro. Per quanto concerne la soglia relativa al reddito imponibile evaso, passa da 2 milioni di Euro a 3 milioni.

Non rilevano penalmente i costi fiscalmente indeducibili, purchè reali, e gli errori relativi all’inerenza ed alla competenza.

La disposizione mette fine alla lunga disputa sulla rilevanza penale dell’inserimento di costi indeducibili, ma realmente sostenuti, nella dichiarazione dei redditi.

Il decreto scioglie ogni dubbio interpretativo indicando esplicitamente che la parola «fittizi», ovunque inserita all’interno della norma, significa «inesistenti», quindi non può essere riferita a costi non deducibili ma realmente sostenuti.

La disposizione chiarisce inoltre che l’imposta evasa a cui riferirsi per la quantificazione sia quella effettiva e non quella virtuale: ad esempio, nell’ipotesi di dichiarazioni in perdita rettificate da un accertamento, rileverà penalmente solo l’imposta dovuta al netto della perdita.

Non sono punibili, infine, le valutazioni che differiscono in misura minore del 10% da quelle corrette.

Dichiarazione fraudolenta

Vi sono due fattispecie di dichiarazione fraudolenta: quella commessa con l’uso di fatture o di altri documenti per giustificare operazioni inesistenti, e quella effettuata avvalendosi di altri artifici.

La prima tipologia di reato è estesa, dalla delega, a tutte le dichiarazioni d’imposta su redditi ed Iva, e non più solamente a quelle annuali.

Risponderà del reato di dichiarazione fraudolenta, effettuata avvalendosi di altri artifici, chi effettuerà operazioni simulate oggettivamente o soggettivamente, oppure utilizzando documenti falsi ed altri mezzi volti alla frode per ostacolare l’accertamento.

Si andrà nel penale quando:

– la singola imposta evasa risulterà superiore a 30.000 Euro;

– gli elementi sottratti all’ imposizione risulteranno superiori al 5% dell’attivo indicato in dichiarazione;

– gli elementi sottratti all’ imposizione risulteranno superiori a 1,5 milioni di Euro;

– l’importo dei crediti e delle ritenute fittizie in diminuzione dell’imposta risulteranno superiori al 5% dell’imposta;

– l’importo dei crediti e delle ritenute fittizie in diminuzione dell’imposta risulteranno superiori a 30.000 Euro.

Omessa presentazione della dichiarazione

Il reato, già esistente, vedrà un aumento della pena: la reclusione andrà da un minimo di 18 mesi a un massimo di 4 anni, in luogo di un minimo vigente di un anno ed un massimo di 3 anni. E’ stata però elevata la soglia di punibilità, da 30.000 a 50.000 Euro.

Emissione di fatture per operazioni inesistenti

La fattispecie contempla le ipotesi di chi emette fatture o altri documenti relativi a operazioni inesistenti, per consentire a terzi di evadere imposte sui redditi ed Iva: il reato è punito con la reclusione da un minimo di 1 anno e 6 mesi sino a un massimo di 6 anni.

Concorso del consulente
Novità anche per i professionisti della consulenza fiscale e gli intermediari finanziari: se il reato tributario è commesso con la compartecipazione di tali soggetti, nell’esercizio della loro attività di consulenza, difatti, è previsto un aggravio della pena sino alla metà. È tuttavia richiesto che l’attività illecita avvenga mediante l’elaborazione di modelli di evasione: ancora non è stato chiarito che cosa si intenda con tale dicitura.

Pagamento del debito tributario 

Sono state introdotte delle nuove ipotesi di non punibilità, nei casi in cui il contenzioso è in corso, ed il debito tributario viene pagato prima del dibattimento:

– se il debito saldato riguarda omessi versamenti e compensazioni irregolari, il reato non è punibile;

– cade la punibilità anche nelle ipotesi di dichiarazione infedele o omessa, se la regolarizzazione è avvenuta prima della scadenza della dichiarazione dell’anno successivo ed il ravvedimento è stato effettuato prima dell’avvio di accessi o verifiche;

– se, precedentemente al dibattimento, è in corso una rateizzazione si avrà diritto ad un termine non superiore a tre mesi per pagare gli importi rimanenti.

Escluse le ipotesi di non punibilità, è ridotta la pena sino alla metà se il debito è pagato prima del dibattimento: sino ad oggi, la riduzione possibile ammontava al massimo di un terzo.

Confisca

Nell’ipotesi in cui il procedimento tributario si concluda con condanna o patteggiamento, è sempre ordinata la confisca dei beni costituenti prezzo o profitto del reato, esclusi i casi in cui appartengano ad un terzo estraneo al reato; quando la confisca diretta non è possibile, opera quella per equivalente, ossia la confisca di beni aventi un valore corrispondente al prezzo o al profitto illecitamente conseguito.

Se il contribuente si impegna al pagamento, nessuna confisca può essere eseguita per il valore corrispondente all’impegno, anche in presenza di sequestro preventivo. Potrà essere però operata una successiva confisca in caso di mancato versamento di quanto dovuto.


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