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Quando le clausole vessatorie non vanno firmate

24 settembre 2015


Quando le clausole vessatorie non vanno firmate

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 settembre 2015



Condizioni generali di contratto: la doppia sottoscrizione è necessaria solo per i contratti standard che non siano stati negoziati tra le parti.

In caso di contratto contenente clausole vessatorie (quelle cioè che introducono un notevole squilibrio tra le parti o tra commerciante e consumatore), la doppia sottoscrizione non è sempre necessaria. Lo è solo quando il contratto sia destinato a regolare una serie indefinita di rapporti e sia stato predisposto unilateralmente da un contraente mentre all’altro sia data solo la scelta tra l’accettazione o meno senza possibilità di modifica alcuna. È quanto precisato, di recente, dalla Cassazione [1]. Ma procediamo con ordine.

Cosa sono i contratti per adesione

Il nostro ordinamento prevede una serie di norme che hanno lo scopo di evitare che i contraenti più forti e quelli privi di scrupoli possano approfittare dei contraenti più deboli e in buona fede. Proprio per questo, tutte le volte che si è in presenza delle cosiddette “condizioni generali di contratto” scatta una tutela particolare.

Le condizioni generali di contratto sono tutte le clausole che vengono imposte a chi aderisce a un contratto “standard”, cioè redatto a monte dal soggetto contrattuale più forte (per esempio una banca, una società telefonica, una compagnia di assicurazioni) e poi imposto a tutti i suoi clienti, senza distinzione. Si pensi ai lunghi fogli che gli istituti di credito fanno firmare prima di concedere un mutuo, o alle varie postille presenti nelle polizze rc auto, o ancora alle veline dai caratteri invisibili che vengono sottoscritte da chi acquista una sim telefonica.

Si tratta, cioè, di condizioni che sono predisposte da un solo soggetto e accettate “per forza” dalla clientela, senza possibilità di apportare modifiche.

Di regola, peraltro, l’azienda che applica le sue condizioni generali di contratto fa sottoscrivere all’altro contraente un modulo che riporta le condizioni generali o quanto meno una dichiarazione con la quale l’altro contraente dichiara di aver preso visione delle condizioni generali stesse. Ciò non avviene sempre: quando acquistiamo il biglietto ferrovieraio siamo infatti sottoposti alle condizioni generali applicate dalle Ferrovie dello Stato anche se non abbiamo firmato nulla.

Cosa sono le clausole vessatorie

All’interno delle condizioni generali di contratto, alcune di esse – per avere efficacia nei confronti di chi contrae col professionista che le ha predisposte – devono essere specificamente approvate per iscritto dal contraente: sono le cosiddette clausole vessatorie, quelle cioè che risultano particolarmente svantaggiose per il consumatore. Il che significa che, oltre alla firma alla fine del contratto, quest’ultimo ne deve apporre una seconda, a fondo del contratto e in corrispondenza di un’ultima clausola che richiama tutte le clausole vessatorie (la clausola suona pressappoco così: “Si considerano specificamente approvate le seguenti clausole vessatorie: art. ….”).

La legge prevede questa specifica approvazione per agevolare una maggiore riflessione dei contraente riguardo alle clausole vessatorie. ln tal modo, potremmo anche dire, il legislatore mette in guardia l’acquirente di beni o servizi e lo invita a leggere e comprendere bene il loro contenuto.

È vero, nei fatti, ciò non garantisce che il consumatore abbia effettivamente letto (e compreso) tutte le clausole vessatorie, ma, secondo la legge, questa previsione è una garanzia sufficiente per far porre maggiore attenzione prima di mettere la firma.

Sono considerate vessatorie e devono essere approvate specificamente per iscritto – sia dal privato consumatore che dal professionista-contraente (imprenditore e libero professionista) – le condizioni che:

– stabiliscono a favore dell’imprenditore che le ha predisposte:

– limitazioni della propria responsabilità;

– la facoltà di recedere unilateralmente dal contratto;

– la facoltà di sospendere l’esecuzione del contratto di propria iniziativa;

– oppure sanciscono a carico dell’altro contraente:

– decadenze, cioè termini di tempo entro i quali può essere avanzata una determinata contestazione;

– limitazioni alla facoltà di proporre determinate contestazioni o eccezioni;

– restrizioni alla libertà di contrattare anche con altre persone;

– tacita proroga o rinnovazione del contratto, qualora non venga data la disdetta in un determinato termine o comunque prima della scadenza del contratto.

Sono infine considerate vessatorie le clausole con cui le parti deroghino alla competenza dell’autorità giudiziaria o si obblighino a far decidere da alcuni arbitri un’eventuale lite che sorga in merito al contratto.

Quando la doppia firma non è necessaria

Quando le condizioni vessatorie non vengono riportate in moduli prestampati, e quindi non sono inserite in contratti di massa (o meglio “per adesione”, secondo la definizione sopra detta), esse non devono essere appositamente sottoscritte una seconda volta.

Infatti, secondo quanto chiarito dalla Cassazione [1], un contratto è qualificabile per adesione – e come tale soggetto, per l’efficacia delle clausole cosiddette vessatorie, alla specifica approvazione per iscritto – solo quando sia destinato a regolare una serie indefinita di rapporti e sia stato predisposto unilateralmente da un contraente.

Al contrario, quando risulta che il contratto è stato concluso mediante trattative intercorse tra le parti, ed entrambe hanno apportato il loro contributo nella redazione del suo contenuto, le clausole vessatorie non devono essere appositamente sottoscritte.

note

[1] Cass. sent. n. 7607/15 del 15.04.2015.

Autore immagine: 123rf com


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