Omessa presentazione della dichiarazione redditi e IVA: cosa rischi?

25 settembre 2015


Omessa presentazione della dichiarazione redditi e IVA: cosa rischi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 settembre 2015



Sanzioni tributarie: limiti e soglia di punibilità, inasprimento della pena, tutte le conseguenze dell’attuazione della delega fiscale.

Dopo quali soglie scatta il reato di omessa dichiarazione dei redditi e cosa rischia, in termini di sanzioni, il contribuente che abbia commesso tale illecito? Il reato di omessa dichiarazione dei redditi è appena cambiato a seguito dell’attuazione, da parte del Governo Renzi, della delega fiscale e dell’approvazione dei conseguenti decreti: la nuova normativa, in particolare, ha da un lato depenalizzato una serie di illeciti sotto una determinata soglia (prima rientranti, invece, nell’ambito penale) e, dall’altro, ha previsto nuove violazioni (si pensi al caso della omessa presentazione della dichiarazione del sostituto).

In particolare, sono state inasprite le pene per il reato di omessa presentazione della dichiarazione annuale dei redditi e dell’Iva, ma il delitto ora scatta solo se l’imposta evasa superi i 50mila euro. Vediamo singolarmente tutte le novità.

La soglia

Attualmente il reato di omessa presentazione della dichiarazione per l’imposta sui redditi e dell’IVA scatta a condizione che l’imposta evasa sia superiore a 50 mila euro (in precedenza la soglia oltre la quale si rientrava nel penale era di 30 mila euro).

La pena

Viene inasprita la pena: oggi la sanzione consiste nella reclusione che va da un minimo di un anno e sei mesi a un massimo di quattro anni (in precedenza era da un anno a tre anni).

Regime transitorio e favor rei

Per quanti hanno commesso il reato o stanno subendo un procedimento alla data di pubblicazione della nuova normativa, le conseguenze saranno le seguenti (in applicazione del cosiddetto principio del “favor rei”):

– si applicherà la nuova soglia: per cui, per esempio, chi è incriminato per aver sforato il tetto di 35mila euro potrà contare sull’assoluzione;

– si applicheranno comunque le vecchie sanzioni: e questo perché, in caso di mutamento in peggio del trattamento sanzionatorio, continua ad applicarsi la norma più favorevole al reo se questi ha commesso il reato quando ancora era vigente la pena più tenue. Così, per esempio, per chi ha sforato il tetto di 50 mila euro si potrà ancora contare sulla sanzione da 1 a 3 anni.

Invece, per chi ha commesso l’illecito dopo l’entrata in vigore della nuova normativa, si applicano pene e soglie nuove.

Come evitare le sanzioni?

Il reato non scatta se il contribuente si ravveda in tempo: infatti non si considera “omessa” la dichiarazione presentata entro novanta giorni dalla scadenza del termine. In pratica, il contribuente ha circa 3 mesi di tempo per accorgersi della dimenticanza e ovviarvi.

Omessa presentazione della dichiarazione del sostituto di imposta

La riforma, inoltre, introduce il nuovo reato di omessa presentazione della dichiarazione del sostituto di imposta. Il nuovo reato comporta la reclusione da 1 anno e 6 mesi a 4 anni e scatterà se l’ammontare delle ritenute non versate risulti superiore ad euro cinquantamila.

La giurisprudenza
Secondo la costante giurisprudenza di legittimità, questa previsione comporta che il reato si consumi non al momento della scadenza del 770 ma nei successivi 90 giorni, potendo il contribuente, entro detto arco temporale, presentare validamente la dichiarazione.

La norma precedente
Quando l’imposta evasa è superiore a 30mila euro la reclusione è da 1 anno a 3 anni.

Cosa cambia
La pena viene aumentata: si passa dalla reclusione da 1 a 3 anni alla reclusione da 1 anno e 6 mesi a 4 anni. La soglia di punibilità viene innalzata da 30mila a 50mila euro.

note

Autore immagine: 123rf com

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