Dichiarazione infedele o fraudolenta: cosa rischi?

25 settembre 2015


Dichiarazione infedele o fraudolenta: cosa rischi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 settembre 2015



Le novità dei decreti attuativi della delega fiscale: pene, soglie di punibilità per dichiarazione infedele e dichiarazione fraudolenta con fatture false o altri artifici.

Il decreto di attuazione della delega fiscale non ha modificato solo il reato di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi e IVA ma ha anche corretto la disciplina prevista per l’infedele dichiarazione e la dichiarazione fraudolenta. Ecco, quindi, oggi cosa si rischia.

1 | INFEDELE DICHIARAZIONE

Il reato scatta solo se:

– l’imposta evasa supera 150mila euro (in passato era di 50 mila euro)

– e il valore assoluto di imponibile evaso supera 3 milioni di euro (in passato era di 2 milioni di euro [1]).

Fuori dai casi precedenti non danno luogo a fatti punibili le valutazioni che differiscono in misura inferiore al 10% da quelle corrette.

La reclusione è da 1 anno a 3 anni

Nel calcolare l’imposta evasa non si terrà più conto dei costi realmente sostenuti ma non deducibili, bensì solo di quelli “fittizi”, ossia inesistenti.

Inoltre, nella quantificazione dell’imposta evasa non si deve tener conto della non inerenza dei costi e, più in generale, della non deducibilità di elementi passivi reali.

Come si calcola l’imposta

Per verificare il superamento della soglia occorre ora scomputare le perdite eventualmente conseguite nell’esercizio o quelle pregresse spettanti e utilizzabili.

Pertanto l’imposta evasa non è più quella teorica derivante dalla violazione contestata ma quella effettiva dopo il computo delle perdite stesse.

Per esempio, se una società è in crisi è più facile evitare il penale: infatti se l’imposta evasa supera la soglia di punibilità, non è detto che il reato sia commesso perché potrebbe verificarsi che la società in quell’esercizio sia in perdita e, pertanto, computando il valore negativo, la base imponibile da tassare diminuisca con l’effetto che l’imposta evasa potrebbe scendere sotto la soglia penale.

Analogamente, il contribuente potrebbe avere delle perdite degli anni precedenti da utilizzare per l’esercizio in contestazione.

2 | DICHIARAZIONE FRAUDOLENTA

Bisogna distinguere tra dichiarazione fraudolenta mediante fatture false e invece quello di dichiarazione fraudolenta con altri artifici.

Dichiarazione fraudolenta con fatture false

Viene punito con la reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi e l’Iva, indica in una delle dichiarazioni annuali elementi passivi fittizi attraverso fatture o altri documenti per operazioni inesistenti

Ora il reato viene esteso a tutte le dichiarazioni rilevanti ai fini delle imposte sui redditi e dell’Iva e non più solo quelle annuali. Tra le dichiarazioni “non annuali” vi rientrano per esempio le dichiarazioni di operazioni intracomunitarie (intrastat), le dichiarazioni di acquisto intracomunitario da parte di enti, associazioni o altre organizzazioni non soggetti passivi d’imposta; la dichiarazione mensile degli acquisti di beni e servizi effettuati da enti non soggetti passivi d’imposta e da agricoltori esonerati, ecc.

Dichiarazione fraudolenta con altri artifici

La nuova norma punisce chiunque compiendo operazioni simulate oggettivamente o soggettivamente, ovvero avvalendosi di documenti falsi e di altri mezzi fraudolenti idonei ad ostacolare l’accertamento e a indurre in errore l’amministrazione, congiuntamente:

a) evade, con riferimento a taluna delle singole imposte, più di euro trentamila;

b) l’ammontare complessivo degli elementi sottratti all’imposizione, è superiore al 5% dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o comunque, è superiore a euro 1,5 milioni, ovvero qualora l’ammontare complessivo dei crediti e delle ritenute fittizie in diminuzione dell’imposta, è superiore al 5% dell’ammontare dell’imposta medesima o comunque a euro trentamila.

Non costituiscono mezzi fraudolenti la mera violazione degli obblighi di fatturazione e di annotazione degli elementi attivi nelle scritture contabili o la sola indicazione nelle fatture o nelle annotazioni di elementi attivi inferiori a quelli reali.

note

[1] In passato il reato scattava quando: a) l’imposta evasa era superiore, con riferimento a una singola imposta, a 50mila euro; b) l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, era superiore al 10% di quelli dichiarati ovvero era superiore a 2 milioni di euro.

Autore immagine: 123rf com

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