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Che significa de cuius?

27 settembre 2015


Che significa de cuius?

> Che significa? Pubblicato il 27 settembre 2015



Eredità e successioni: il defunto, significato di de cuius e di successione.

Che significa “de cuius”? Nel linguaggio giuridico, per evitare di ricorrere al termine defunto o morto ecc., si ricorre al termine latino de cuius. Esso rappresenta l’ellissi della locuzione “is de cuius hereditate agitur” che in sostanza significa “colui della cui eredità si tratta”. Un altro sinonimo che viene usato e che potrebbe determinare confusione con il linguaggio comune è “ereditando“, che ugualmente indica il de cuius.

Insomma, il de cuius è il soggetto deceduto il cui patrimonio è oggetto di spartizione tra gli eredi. Tale spartizione va sotto il nome di successione.

Che significa “successione”? Con questo termine si indica generalmente il fenomeno per il quale un soggetto, che viene denominato successore o avente causa, subentra ad un altro, autore o dante causa, nella titolarità di uno o più rapporti giuridici, sia attivi che passivi.

In generale, si parla di successione quando uno o più diritti si trasferiscono da un soggetto a un altro. In tal senso, anche una normale compravendita è un atto di successione.

Si distingue tra successione a titolo particolare (per es. compravendita, donazione) e a titolo universale (per es. successione ereditaria) a seconda che vengano trasferiti rispettivamente alcuni o tutti i diritti che fanno capo a una determinata persona. Infatti, il venditore trasferisce all’acquirente solo il diritto di proprietà di una o più cose; invece, il defunto trasferisce agli eredi la proprietà di tutto il suo patrimonio.

La successione a carattere ereditario si chiama viene anche detta “mortis causa” ossia “successione a causa della morte” di qualcuno.

A quest’ultimo riguardo distinguiamo tra:

successione legittima (quando i diritti e gli obblighi del defunto si trasferiscono agli eredi indicati dalla legge e sulla base di quote determinate dal Codice Civile)

successione testamentaria (quando vi è un testamento che individua gli eredi e i lasciti che spettano agli stessi sulla base delle volontà del defunto).

Anche in caso di successione testamentaria talune categorie di eredi hanno sempre diritto a una porzione dell’eredità: tali eredi sono detti legittimari. Sono eredi legittimari i figli, i discendenti dei figli premorti, il coniuge e gli ascendenti.

Il fondamento dell’istituto della successione si rinviene sia in un’esigenza di natura economica e sia in ragioni di carattere sociale e familiare. La morte di un individuo, infatti, fa sorgere l’esigenza negativa che un patrimonio non resti privo di titolare, onde evitare, da un lato, lotte e perturbamenti sociali per l’apprensione dei beni relitti del defunto, ed al contempo escludere una pericolosa precarietà dei rapporti obbligatori, la cui continuazione deve essere garantita anche nel caso di morte di uno dei soggetti del rapporto.

Viene poi in rilievo l’interesse dei creditori del de cuius, per i quali possono costituire rischi di indubbio rilievo sia la eventuale incapienza dell’asse, onde l’esigenza di prevedere in tal caso forme di liquidazione idonee a garantire la par condicio, sia la confusione del patrimonio ereditario con quello personale del chiamato alla successione, qualora quest’ultimo sia gravato da debiti.

Vi è poi l’interesse prospettico dello stesso de cuius preoccupato della sorte dei suoi beni dopo la morte, in funzione della rete di legami affettivi in cui ogni persona si colloca. Infine vi è l’interesse dei più stretti familiari del de cuius che già godevano dei suoi beni o che ne ricevevano comunque un aiuto economico.

note

Autore immagine: 123rf com

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