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Come si fa la rinuncia all’eredità

27 settembre 2015


Come si fa la rinuncia all’eredità

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 settembre 2015



Come evitare la successione nei debiti del soggetto defunto: la rinuncia all’eredità e la revoca della rinuncia con conseguente accettazione dell’eredità.

Con la rinuncia all’eredità il (potenziale) erede rinuncia al diritto di successione che gli spetterebbe, altrimenti, per legge. In realtà l’erede non rinuncia all’eredità in quanto tale acquisto non si è ancora verificato nel suo patrimonio: egli, infatti, compie un atto di rifiuto, col quale respinge la possibilità di acquistare l’eredità e quindi abdica alla qualità di chiamato all’eredità.

Il concetto di “rinuncia”, quindi, non si riferisce all’eredità, che non è ancora entrata nel patrimonio del chiamato, ma al diritto di accettare l’eredità stessa.

La rinuncia all’eredità è un atto di straordinaria amministrazione e pertanto i soggetti incapaci (minori, interdetti ecc.) possono rinunciare all’eredità, a mezzo dei loro legali rappresentanti soltanto debitamente autorizzati.

Quali sono gli effetti della rinuncia

La rinuncia ha gli effetti opposti all’accettazione dell’eredità: in pratica, con essa, l’erede evita che la quota di eredità – altrimenti spettategli per legge – gli venga in automatico attribuita. E poiché nella “quota di eredità” non ci sono solo i beni e i crediti del defunto (cioè le voci attive), ma anche i debiti (cioè le voci passive), con la rinuncia l’erede non sarà tenuto a rispondere delle insolvenze del defunto (sia con lo Stato, di natura tributaria, sia con i privati).

Di norma, pertanto, prima di accettare l’eredità, è sempre necessario fare una ricognizione dei debiti e dell’attivo lasciato dal soggetto deceduto. Se le voci passive sono superiori a quelle attive, meglio sarà effettuare la rinuncia all’eredità. E viceversa.

Se, invece, l’erede non riesce ad avere certezza circa eventuali debiti lasciati dal defunto, sarà più prudente una accettazione con beneficio di inventario.

Come si fa la rinuncia all’eredità?

La rinuncia deve essere inserita nel registro delle successioni della cancelleria del tribunale in cui si è aperta la successione.

La rinuncia all’eredità va fatta con forma solenne, ossia con una dichiarazione resa davanti a notaio o al cancelliere della pretura del mandamento in cui si è aperta la successione. Quindi va iscritta nei registro delle successioni.

Anche se nell’asse ereditario siano compresi beni immobili, la rinuncia non deve essere trascritta presso la conservatoria dei registri immobiliari.

Attenzione: chi rinuncia alla propria quota vendendola o donandola ad altri soggetti non fa che accettare l’eredità (per poi alienarla). Si parla, a riguardo, di accettazione tacita.

Entro quale termine si può rinunciare all’eredità?

È possibile rinunciare all’eredità soltanto dopo la morte del de cuius.

La legge non prevede un termine entro il quale può essere effettuata la rinuncia, tuttavia lo stesso si desume dal termine previsto per l’accettazione dell’eredità e quindi anche la rinuncia si prescrive nel termine di dieci anni decorrente dall’apertura della successione.

Se però il chiamato all’eredità è già nel possesso dei beni ereditari e non compie l’inventario entro tre mesi o, avendolo compiuto, non dichiari di accettare l’eredità con beneficio d’inventario nei quaranta giorni successivi, l’eredità si considera accettata puramente e semplicemente.

Trascorso tale termine il soggetto non può più rinunciare all’eredità; la stessa deve intervenire, quindi, prima che siano trascorsi tre mesi dall’apertura della successione.

Da quando ha effetto la rinuncia all’eredità?

La rinuncia ha valore retroattivo: in altri termini, chi rinuncia all’eredità è considerato come se non vi fosse mai stato chiamato. Invero, la definitiva operatività della perdita del diritto all’eredità si ha solo con l’acquisto dell’eredità stessa da parte dei chiamati ulteriori, in quanto, fino a tale momento, il rinunziante può revocare la propria dichiarazione di rinunzia.

È possibile la revoca della rinuncia all’eredità?

Sì: fino a che il diritto di accettare l’eredità non è prescritto contro i chiamati che vi hanno rinunziato, questi possono sempre accettarla, se non è già stata acquistata da altro dei chiamati, senza pregiudizio delle ragioni acquistate da terzi sopra i beni dell’eredità. In pratica, il rinunziante non perde la delazione finché l’eredità non sia stata da altri acquistata.

Quindi, esistono due limiti alla possibilità del rinunziante di revocare la rinuncia e, di conseguenza, accettare l’eredità:

  • – che non sia prescritto il diritto di accettare l’eredità (10 anni);
  • – che la quota del rinunziante non sia stata acquistata da altri chiamati.

Qualcuno può contestare la rinuncia all’eredità?

Sì: la rinuncia può essere impugnata sia dal rinunciante che dai suoi creditori.

Se taluno rinunzia, benché senza frode, a un’eredità, i suoi creditori ne potrebbero essere danneggiati, perché vedrebbero venir meno la possibilità di soddisfarsi su nuovi beni. Pertanto i creditori possono farsi autorizzare ad accettare l’eredità in nome e luogo del rinunziante, al solo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari fino alla concorrenza dei loro crediti. Il diritto dei creditori si prescrive in cinque anni dalla rinunzia. Il termine di prescrizione decorre dalla data dell’atto della dichiarazione di rinuncia.

Tale mezzo di impugnazione mira a tutelare i creditori del rinunziante dal pregiudizio derivante dal mancato incremento del patrimonio del loro debitore. Presupposto indispensabile per l’esercizio dell’azione è che vi sia stata una rinunzia vera e propria; l’azione non si può esperire in caso di perdita, da parte del chiamato, all’eredità del diritto di accettare per decadenza o prescrizione.

note

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Quale la modalità per la rinuncia, essendo morto il padre da quasi dieci anni ed essendo ancora viva la madre ?

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