Omesso versamento di ritenute e IVA: cosa rischi?

26 settembre 2015


Omesso versamento di ritenute e IVA: cosa rischi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 settembre 2015



La riforma in materia fiscale e di reati tributari: le nuove soglie di punibilità.

Con uno dei cinque decreti attuativi della delega fiscale appena approvati dal Governo, cambia la disciplina penale del reato di omesso versamento di ritenute e IVA. In particolare, così come abbiamo già visto per l’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi e Iva da un lato, e per la dichiarazione infedele o fraudolenta dall’altro, vengono elevate le soglie di punibilità.

In verità, in un primo momento si pensava che il reato in commento sarebbe stato depenalizzato e fatto rientrare tra gli illeciti amministrativi; la delega, infatti, prevedeva la possibilità di ridurre le sanzioni per le fattispecie di reato meno gravi o di applicare sanzioni amministrative anziché penali. Non è stata evidentemente questa la decisione finale dell’esecutivo che, comunque, innalzando le soglie di punibilità, non ha fatto altro che escludere qualsiasi punizione (sia di carattere penale che amministrativo) per tutte le condotte rientranti nella precedente previsione e ora non assorbite nella nuova.

Omesso versamento delle ritenute

Per poter far scattare il procedimento penale in caso di omesso versamento di ritenute è necessario aver evaso una imposta di almeno 150.000 euro (fino ad oggi il limite è stato di 50.000 euro).

In pratica, non appena le nuove norme saranno in vigore, le evasioni di imposta (imposte sui redditi o Iva) superiori a 50mila euro (attuale soglia di punibilità) ma inferiori a 150mila euro (nuova soglia) non saranno più penalmente rilevanti.

Pertanto, trascorsi 15 giorni dalla pubblicazione in gazzetta ufficiale del decreto delegato, eviteranno il processo penale imprese e professionisti che, entro il 21 settembre, hanno omesso di versare le ritenute di acconto certificate relative al 2014 per importi superiori a 50.000 euro, ma non a 150.000.

La non punibilità penale si applicherà non solo ai fatti commessi dopo l’entrata in vigore del decreto, ma anche a quelli precedenti, purché ormai non sia intervenuta una sentenza definitiva. È il principio del cosiddetto favor rei, secondo cui, in caso di successiva abrogazione di una norma penale, con sostituzione di una più favorevole al colpevole, si applica quest’ultima anche ai fatti pregressi. Stabilisce infatti il codice penale [1] nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali.

Dunque, eviteranno la condanna penale sia coloro che non sono stati ancora scoperti (comprese evidentemente le omissioni consumate lo scorso 21/9 per le ritenute 2014), sia quei contribuenti i quali, avendo già ricevuto l’avviso bonario (ovvero sottoposti a controllo), sono stati già segnalati all’autorità giudiziaria, ed anche se il procedimento penale sia in corso.

In futuro, inoltre, per provare la commissione del reato non saranno più necessarie le certificazioni rilasciate al sostituito, ma sarà sufficiente l’indicazione nel modello 770 dell’importo poi non versato.

Omesso versamento Iva

Il reato di omesso versamento IVA scatterà in caso di imposta evasa superiore a 250mila euro (il precedente limite era di 50.000 euro). Quindi, già dal 28 dicembre prossimo, data di scadenza del pagamento dell’acconto IVA, per le omissioni penalmente rilevanti occorrerà far riferimento alle nuova e più alta soglia di punibilità.

Anche in questo caso si applicherà il principio del favor rei e, pertanto, potranno beneficiare delle nuove previsioni i contribuenti che per il passato hanno omesso versamenti superiori a 50.000 euro, ma inferiori a 250.000.

note

[1] Art. 2 cod. pen.

Autore immagine: 123rf com


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