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La prescrizione dei reati tributari

27 settembre 2015


La prescrizione dei reati tributari

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 settembre 2015



Prescrizione e interruzione per omessa dichiarazione e versamento delle imposte, indebite compensazioni e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Per tutti i reati tributari commessi dal 17 settembre 2011 in poi, le regole sulla prescrizione sono le seguenti:

omesso versamento delle imposte, indebite compensazioni e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte: la prescrizione è di 6 anni (che diventano 7 anni e sei mesi in caso di interruzione);

– per tutte le altre condotte illecite: 8 anni (che diventano 10 in caso di interruzione).

La prescrizione decorre dal momento in cui il reato si intende consumato. Tale momento è diverso a seconda del reato (ad es. i delitti in materia di dichiarazione si intendono consumati all’atto della presentazione della dichiarazione; quelli di distruzione di documenti contabili all’atto dell’eliminazione della documentazione; quelli di occultamento della documentazione contabile all’atto della richiesta in sede di ispezione, ecc.).

La legge [1] stabilisce che il corso della prescrizione per i delitti tributari è interrotto dai seguenti atti:

– il verbale di constatazione (Pvc)

– l’atto di accertamento delle relative violazioni.

A ciò si aggiungono i normali atti interruttivi previsti dal codice penale [2], ossia:

– sentenza di condanna o decreto di condanna,

– ordinanza che applica le misure cautelari personali e quella di convalida del fermo o dell’arresto,

– l’interrogatorio reso davanti al pubblico ministero o al giudice,

– l’invito a presentarsi al pubblico ministero per rendere l’interrogatorio,

– il provvedimento del giudice di fissazione dell’udienza in camera di consiglio per la decisione sulla richiesta di archiviazione, la richiesta di rinvio a giudizio,

– il decreto di fissazione della udienza preliminare,

– l’ordinanza che dispone il giudizio abbreviato,

– il decreto di fissazione della udienza per la decisione sulla richiesta di applicazione della pena,

– la presentazione o la citazione per il giudizio direttissimo,

– il decreto che dispone il giudizio immediato, il decreto che dispone il giudizio e il decreto di citazione a giudizio.

Per effetto dell’interruzione, si ha una nuova decorrenza del termine prescrizionale, il quale, può, di conseguenza risultare prolungato; nei casi più gravi (di recidiva, reiterazione o abitualità) il termine di prescrizione può essere ulteriormente aumentato.

Ai fini dell’interruzione della prescrizione non è necessaria la notifica entro i termini indicati del processo verbale di constatazione (o dell’atto di accertamento), essendo sufficiente la semplice compilazione del medesimo

La redazione del cosiddetto Pvc da parte della finanza (processo verbale di constatazione) interrompe la prescrizione tanto per il contribuente che ha emesso le fatture false, quanto nei confronti di chi le utilizza in dichiarazione. Quest’ultimo, dunque, anche se non direttamente oggetto dell’accertamento, subisce l’interruzione, essendo stato positivamente accertato il fatto [3].

In caso di frodi IVA, è di recente intervenuta la Corte di Giustizia UE (leggi “Iva: prescrizione del reato troppo breve”) che ha condannato l’Italia ritenendo troppo breve il termine di prescrizione. In sostanza, la Corte ha ritenuto che non poter andare oltre il limite di un quarto (previsto per l’interruzione) ha come conseguenza, vista anche la complessità e la lunghezza dei procedimenti penali in materia, prima di arrivare alla sentenza definitiva, quella di neutralizzare l’effetto temporale di una causa di interruzione della prescrizione. Per via della sentenza della Corte di Lussemburgo, dunque, chi affronterà un processo per un reato in materia di IVA non saprà più con certezza qual sia il termine di prescrizione, perché il giudice sarà libero di ritenerlo troppo breve e di ignorarlo. A questa regola si è subito adeguata la Cassazione con una pronuncia degli scorsi giorni (leggi: “Prescrizione: per i reati in materia di Iva non si applica”).

note

[1] Art. 17 del Dlgs 74/2000

[2] Art. 160 cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 38798/15.

Autore immagine: 123rf com


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