Studi legali con SPA, SRL e società di persone

28 settembre 2015


Studi legali con SPA, SRL e società di persone

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 settembre 2015



L’ingresso di soci di capitale nelle società tra avvocati: il ddl concorrenza alle porte.

La strada sembra ormai spianata per l’approvazione della norma, all’interno del ddl concorrenza, che consentirà a società di persone, di capitali e di cooperative di diventare soci dei professionisti e, in particolare, degli studi legali: comunque entro il limite massimo del 30%.

Il testo è stato, per ora, approvato in commissione alla Camera. Anche il Cnf e l’Oua non hanno posto particolari veti e, anzi, l’intera categoria degli avvocati sembra ormai “rassegnata” all’idea di accogliere i soci finanziatori all’interno delle società tra avvocati. La limitazione al 30% della presenza del mero socio “finanziatore” appare, infatti, un giusto compromesso tra conservatori e progressisti.

L’avvocatura, specifica però il presidente dell’Oua, Mirella Casiello, “rimane prevalentemente contro l’ingresso dei grandi gruppi finanziari ed economici negli studi legali, perché una scelta del genere metterebbe a rischio autonomia ed indipendenza degli avvocati e quindi una corretta tutela del diritto di difesa dei cittadini: per esempio nelle grandi controversie contro le banche o le assicurazioni”.

All’estero, e specie nei paesi di matrice anglosassone (USA e UK innanzitutto) gli studi dei penalisti hanno ormai da tempo assunto una dimensione ed un’organizzazione interna improntata sul modello delle grandi law firm internazionali; al contrario, l’Italia è composta da un mosaico di minuscole strutture, non coese, con un numero di professionisti limitato e un forte accentramento gerarchico imperniato sulla figura del fondatore dello studio: schemi che gli addetti al settore preferiscono chiamare “tradizionali” piuttosto che bollarli come carenti di capacità organizzativa.

Insomma, fuori dall’Italia si parla, già da tempo e senza scandalo, di studi legali-imprese: ecco perché il mercato del “legale” italiano fa gola a diverse realtà estere, che ben accoglierebbero la prospettiva di colonizzare il territorio dello stivale con le loro law-firm multidisciplinari. Con buona pace dei piccoli studi “artigiani” dei nostri connazionali, costretti a cedere il passo – come già avvenuto nella grande distribuzione – per aver creduto e sostenuto a oltranza un mercato vecchio di cento anni.

Dal momento in cui le frontiere si sono aperte ed è stata accettata la libertà di stabilimento, con l’Europa che bacchetta ogni forma di restrizione alla libera circolazione delle iniziative economiche e dei professionisti, di certo non si può evitare di vedere ciò che succede in Germania, Gran Bretagna, Francia, ecc., trincerandosi dietro le “proprie” regole: appunto perché le regole “proprie” diminuiscono sempre più a vantaggio, invece, di quelle comunitarie.

L’ingresso di soci di capitale nelle società tra avvocati e la loro eventuale natura interprofessionale rappresenta un’evoluzione della professione forense del tutto inevitabile, trattandosi di uno strumento organizzativo che consentirà più facilmente ai professionisti di risolvere problemi complessi dei propri clienti, non affrontabili ricorrendo ad un’unica professionalità, bensì avvalendosi di svariate competenze, attive sotto lo stesso brand.

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Autore immagine: 123rf com


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