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Lo sai che? Cartella Equitalia: se non la impugni 10 anni per il pignoramento

Lo sai che? Pubblicato il 28 settembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 28 settembre 2015

Dieci anni con la spada di Damocle dell’esecuzione forzata in caso di mancata contestazione della cartella esattoriale: la Cassazione fa da apripista a un orientamento contrario al contribuente.

Che succede se non impugni nei termini di legge la cartella esattoriale di Equitalia (termini che, di norma, corrispondono a 60 giorni)? L’atto diventa definitivo e non può essere più contestato. Ma non solo: rimani per 10 anni soggetto al rischio di un pignoramento, di un fermo o di un’ipoteca. Questo perché, secondo una recente sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Catanzaro [1], che riprende quanto detto l’anno scorso dalla Cassazione [2], Equitalia ha ben dieci anni di tempo per riscuotere l’imposta se il contribuente non impugna la cartella di pagamento entro i termini. Dopo tale scadenza, gli atti diventano autonomi titoli esecutivi e i crediti vantati dagli enti impositivi non sono più contestabili.

In ogni caso, se l’esecuzione forzata avviene un anno dopo la notifica della cartella, Equitalia ha l’obbligo di inviare un sollecito di pagamento (cosiddetta “intimazione ad adempiere”). Tale sollecito, però, vale solo nel caso di avvio di un pignoramento, e non anche all’ipoteca o al fermo auto che sono invece misure cautelari.

In ogni caso, il contribuente che abbia omesso di impugnare la cartella non potrebbe opporsi contro l’intimazione ad adempiere, altrimenti sarebbe come far rivivere i tempi di opposizione alla cartella, ormai scaduti. A tutto voler concedere potrebbe opporsi al pignoramento se non preceduto da detta intimazione.

Da ciò deriva che i crediti vantati dagli enti impositori non sono più contestabili una volta scaduto il termine per contestare la cartella e che i titoli esecutivi, così formati, mantengono la loro efficacia per dieci anni.

A fare da apripista a questo orientamento era stata l’anno scorso la Cassazione [2]: un precedente richiamato puntualmente dall’Agenzia delle Entrate ogni volta che viene citata in giudizio. Con tale pronuncia la Corte ha stabilito che la definitività dell’atto impositivo, determinata dall’estinzione della causa, è assimilabile a quella derivante dalla sentenza di merito, per cui la relativa cartella esattoriale va emessa entro il termine decennale di prescrizione.

note

[1] CTR Catanzaro sent. n. 1366 del 17.09.2015.

[2] Cass. sent. n. 16534/2014.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Sarebbe meglio precisare, però, che non per tutte le cartelle esattoriali non impugnate il termine di prescrizione diventa decennale (vedi mia sentenza depositata oggi 30/9/15 dove ho precisato:
    “La sentenza della Cassazione n.17877/11, indicata dalla convenuta Spa Equitalia Sud, che definisce la cartella esattoriale notificata e non opposta titolo esecutivo e, pertanto, il termine di prescrizione è decennale, si riferisce alla riscossione di crediti erariali.
    La Corte di Cassazione ha avuto modo di rilevare che la cartella di pagamento è un atto amministrativo che risulta privo dell’attitudine a modificare il termine di prescrizione con la conseguenza che il precedente termine prescrizionale di cinque anni ricomincia nuovamente a decorrere dalla notifica della cartella (Corte di Cassazione, sentenza n.12263 del 25/05/07)”.

    SENT.N.

    R.G. N.
    CRON.N.
    REP. N.

    REPUBBLICA ITALIANA
    IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
    L’avv. Italo BRUNO, Giudice di Pace di Napoli, ha pronunciato la seguente
    S E N T E N Z A
    nella causa iscritta al n.35941/15 R.G. – Affari Contenziosi Civili – avente ad oggetto:
    Opposizione avverso estratto di ruolo.
    T R A
    CASO Paolo, nato a Napoli il 10/7/63 ed ivi res.te alla Via Materdei, 16 – c.f. CSAPLA63L10F839L – elett.te dom.to in Napoli alla Via Ospizio Pasqualino Cafaro, 13 presso lo studio degli avv.ti Paolo BIANCO e Francesco ACANFORA che lo rapp.tano e difendono giusta procura a margine dell’atto di citazione; ATTORE
    E
    COMUNE di NAPOLI, in persona del Sindaco pro-tempore, dom.to per la carica presso la Casa Comunale in Napoli alla Piazza Municipio; RESISTENTE-CONTUMACE
    NONCHÉ
    S.p.A. EQUITALIA SUD, Agente della riscossione dei Tributi per la Provincia di Napoli, in persona del legale rapp.te pro-tempore, con sede in Roma al V.le di Tor Marancio, 4 – P.Iva 11210661002 – elett.te dom.ta in Napoli al Centro Direzionale Isola F11 presso lo studio dell’avv. Alberto RIZZO che la rapp.ta e difende giusta procura in calce alla comparsa di costituzione e risposta; CONVENUTA
    CONCLUSIONI
    Per il ricorrente: dichiarare la prescrizione del diritto fatto valere; annullare la cartella esattoriale n.071-2006-1015606-80 e la sanzione amministrativa sottostante n.1384784 del 27/7/02, elevata dalla Polizia Municipale del Comune di Napoli, per essersi prescritto il diritto alla riscossione; ordinare la cancellazione dal ruolo esattoriale delle somma richiesta; vittoria di spese e competenze professionali.
    Per la convenuta P.A.: dichiarare il difetto di legittimazione passiva; rigettare la domanda in quanto inammissibile, improcedibile infondata in fatto ed in diritto e non provata, vittoria di spese e competenze professionali.
    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
    CASO Paolo, con atto di citazione per opposizione agli atti esecutivi, ex art. 615 c.p.c., ritualmente notificato il 7/5/15 al COMUNE di NAPOLI ed alla S.p.A. EQUITALIA SUD, in persona dei rispettivi legali rapp.ti pro-tempore, conveniva innanzi a questo Giudice i predetti affinché – previo accertamento negativo del credito – fosse dichiarato che nulla era dovuto ai convenuti in relazione all’estratto di ruolo della Spa Equitalia Sud che riportava un suo debito di € 383,30 per contravvenzione al Codice della Strada elevata nell’anno 2002 dalla Polizia Municipale del Comune di Napoli, per essersi prescritto il diritto alla riscossione.
    Instauratosi il procedimento, risultato contumace il Comune di Napoli, si costituiva la Spa Equitalia Sud che contestava la domanda e ne chiedeva il rigetto. Esperito inutilmente il tentativo di conciliazione, non essendo necessaria alcuna istruzione, sulle rassegnate conclusioni, all’udienza del 28 settembre 2015, la causa veniva assegnata a sentenza.
    MOTIVI DELLA DECISIONE
    Preliminarmente va dichiarata la contumacia del COMUNE di NAPOLI regolarmente citato e non costituitosi.
    Ancora in via preliminare va dichiarata l’ammissibilità del ricorso avverso gli estratti di ruolo.
    La Corte di Cassazione, Sezione Tributaria, con la sentenza n.14373 del 15 giugno 2010, ha statuito che:
    – sono impugnabili “tutti quegli atti con cui l’Amministrazione comunica al contribuente una pretesa tributaria ormai definita, ancorché tale comunicazione non si concluda con una normale intimazione di pagamento, sorretta dalla prospettazione in termini brevi dell’attività esecutiva, bensì con un invito bonario a versare quanto dovuto, non assumendo alcun rilievo la mancanza della formale dizione «avviso di liquidazione» o «avviso di pagamento»”;
    – In tema di contenzioso tributario, anche l’estratto di ruolo può essere oggetto di ricorso costituendo esso una parziale riproduzione del ruolo, cioè di uno degli atti considerati impugnabili dall’art. 19 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 (Cass. Sentenza n. 724 del 19/01/2010).
    Alla stregua del ricorso dinanzi al Giudice Amministrativo, l’estratto di ruolo può essere impugnato anche dinanzi il G.O.
    Infatti, la Corte di Cassazione, Sezione Seconda Civile, con sentenza dell’11/12/06 n.26411 ha statuito che:
    – Risulta idonea all’introduzione del giudizio, quando si eccepisca la mancata notifica del verbale di accertamento della violazione e della cartella esattoriale, nonché la prescrizione del diritto fatto valere, l’avvenuta produzione dell’estratto di ruolo.
    Gli atti che ha impugnato la ricorrente, infatti, contengono la determinazione esatta della somma dovuta e sono suscettibili di richieste di pagamento con attivazione di tutte le procedure di recupero previste dalla normativa vigente e con ulteriore aggravio di spese e, pertanto, “è ragionevole dedurre che ci si trovi di fronte ad una pretesa impositiva che incide sulla posizione patrimoniale del contribuente”.
    Nel merito, il ricorso è fondato e va accolto e, pertanto, l’estratto di ruolo n.9130 del 10/6/06, inerente la cartella esattoriale n.071-2006-1015606-80 e la sanzione amministrativa sottostante n.1384784 del 27/7/02, elevata dalla Polizia Municipale del Comune di Napoli, devono essere annullati.
    Invero, il processo verbale sarebbe stato elevato il 27/7/02 e la P.A. non ha dimostrato di averlo notificato entro il termine prescritto. Inoltre, la P.A. non ha provato di aver interrotto il periodo di prescrizione quinquennale dopo la prima notifica della cartella esattoriale avvenuta in data 2/10/06 e, pertanto, essendo trascorsi oltre cinque anni dalla commessa violazione, il diritto alla riscossione si è prescritto ai sensi dell’art. 28 della legge 689/81.
    La giurisprudenza della Cassazione è conforme nel precisare che:
    – In tema di sanzioni amministrative per la violazione del codice della strada, alla formazione e trasmissione dei ruoli da parte del prefetto, ai fini della riscossione delle somme a tale titolo dovute, non è applicabile la decadenza prevista dall’art. 17 del d.P.R. 29 settembre 1973 n. 602, ma solo la prescrizione quinquennale, dettata sia dall’articolo 209 del codice della strada – relativamente alle sanzioni conseguenti alle infrazioni stradali – sia dall’art. 28 della legge 24 novembre 1981 n. 689 (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 4375 del 20/02/08).
    L’affermazione fatta dalla Spa Equitalia Sud che la cartella esattoriale non opposta è divenuta inoppugnabile e subirà per la riscossione del credito il termine ordinario di prescrizione decennale, indipendentemente dalla natura dell’imposta in essa cristallizzata, non ha pregio giuridico.
    La sentenza della Cassazione n.17877/11, indicata dalla convenuta Spa Equitalia Sud, che definisce la cartella esattoriale notificata e non opposta titolo esecutivo e, pertanto, il termine di prescrizione è decennale, si riferisce alla riscossione di crediti erariali.
    La Corte di Cassazione ha avuto modo di rilevare che la cartella di pagamento è un atto amministrativo che risulta privo dell’attitudine a modificare il termine di prescrizione con la conseguenza che il precedente termine prescrizionale di cinque anni ricomincia nuovamente a decorrere dalla notifica della cartella (Corte di Cassazione, sentenza n.12263 del 25/05/07).
    Per quanto concerne il governo delle spese, la giurisprudenza della Cassazione è conforme nello statuire che:
    – “In tema di sanzioni amministrative, qualora sia proposta opposizione contro la cartella esattoriale e la connessa ingiunzione di pagamento, contestando comportamenti asseritamente illegittimi posti in essere sia dall’ente titolare del potere sanzionatorio – che dal concessionario della riscossione, entrambi sono legittimati passivi nel giudizio e, in caso di annullamento della cartella medesima, possono essere condannati in solido al pagamento delle spese processuali, in applicazione del principio generale della soccombenza di cui all’art. 91 cod. proc. civ., senza che vi sia necessità di specifica motivazione al riguardo” (Cass. Sez. 6 – 2, Ordinanza n.23459 del 10/11/11).
    Si precisa che le spese vengono poste a carico della sola Spa Equitalia Sud che, avendo l’obbligo dì controllare la regolarità formale e sostanziale dei ruoli nonché predisporre le cartelle esattoriali ed eseguire la procedura esecutiva seguendo le leggi, non ha a verificato la reale sussistenza del credito presupposto che si era ampiamente prescritto.
    Secondo la giurisprudenza costante della Cassazione la soccombenza costituisce un’applicazione del principio di causalità, per il quale non è esente da onere delle spese la parte che col suo comportamento abbia provocato la necessità del processo, prescindendosi dalle ragioni – di merito o processuali – che l’abbiano determinata e dagli specifici motivi di rigetto della loro pretesa (Confr. Cass. n. 19456/2008).
    Le spese di giudizio seguono la soccombenza e vanno liquidate, d’Ufficio, come in dispositivo, tenendo conto del valore della causa, dell’attività processuale svolta, del Regolamento di cui al D.M. n.55/14, entrato in vigore il 2/4/14, e, in particolare, delle prescrizioni di cui agli artt. 2, 4 e 5.
    La sentenza è resa ai sensi dell’art. 113, comma 2, c.p.c. ed è esecutiva lege.
    P.Q.M.
    Il Giudice di Pace di Napoli, definitivamente pronunciando sull’opposizione proposta da CASO Paolo nei confronti del COMUNE di NAPOLI, in persona del Sindaco pro-tempore, e della S.p.A. EQUITALIA SUD, in persona del legale rapp.te pro-tempore, disattesa ogni altra istanza ed eccezione, così provvede:
    1) accoglie l’opposizione e, per l’effetto, dichiarata la prescrizione del diritto fatto valere, annulla la cartella esattoriale n.071-2006-1015606-80 e la sanzione amministrativa sottostante n.1384784 del 27/7/02, elevata dalla Polizia Municipale del Comune di Napoli, inerente il ruolo n.9130 del 10/6/06;
    2) condanna la S.p.A. EQUITALIA SUD, in persona del legale rapp.te pro-tempore, al pagamento delle spese processuali che liquida in complessivi € 350,00, di cui € 150,00 per spese ed € 200,00 per compensi professionali, oltre il 15% ex art. 2 D.M. n.55/14 – IVA e CPA se ed in quanto ricorrano i presupposti di legge per tale ripetibilità;
    3) distrae la somma così liquidata per spese processuali a favore dei procuratori anticipatari;
    4) sentenza esecutiva ex lege.
    Così decisa in Napoli e depositata in originale il giorno 30 settembre 2015.
    IL GIUDICE DI PACE
    (Avv. Italo BRUNO)

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