Diritto e Fisco | Articoli

Il datore di lavoro può spiare le conversazioni Skype dei dipendenti?

28 settembre 2015


Il datore di lavoro può spiare le conversazioni Skype dei dipendenti?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 settembre 2015



Segretezza e privacy all’interno del luogo di lavoro: la spia sul computer e sulla videoconferenza via Skype è lecita?

 

I controlli a distanza sui lavoratori, da parte dell’azienda, specie quelli su pc, tablet e telefoni aziendali, sono di particolare attualità in questo periodo, poste la recente “liberalizzazione” del Job Act (leggi “Controlli su pc e cellulari, meno tutele per il lavoratore”). Di recente, però, il Garante della Privacy è tornato a ribadire l’obbligo, per il datore di lavoro, di rispettare la privacy dei dipendenti nelle comunicazioni di tipo elettronico o telematico scambiate nell’ambiente di lavoro, come ad esempio le videoconferenze e le conversazioni via Skype: e questo perché tali comunicazioni godono di garanzie di segretezza tutelate a livello costituzionale.

Nella vicenda una lavoratrice era stata spiata dall’azienda durante le sue conversazioni con clienti e fornitori per poi essere licenziata a causa del contenuto di tali colloqui.

Il Garante, invece, ha ritenuto illecito tale comportamento: il datore di lavoro, infatti, non può effettuare alcun trattamento dei dati personali contenuti nelle conversazioni ottenute in modo illecito.

Come di solito avviene in questi casi, l’intrusione nelle conversazioni via Skype è resa possibile grazie all’installazione di un software nel pc della vittima che hackera le attività svolte dal suo utente. Per mezzo di tale spia, il datore può visualizzare sia le conversazioni effettuate dal lavoratore dalla propria postazione di lavoro, sia quelle avvenute successivamente da un computer collocato presso la propria abitazione.

Si tratta, però, secondo il garante, di una grave interferenza nelle comunicazioni, irrispettosa delle Linee guida del Garante per posta elettronica e Internet e delle disposizioni poste dall’ordinamento a tutela della segretezza delle comunicazioni, nonché con la stessa policy aziendale approvata anche dalla competente Direzione territoriale del lavoro (leggi qui le linee guida).

È vero: il datore di lavoro può definire le modalità di utilizzo degli strumenti aziendali, ma tali modalità devono comunque rispettare la libertà e la dignità dei lavoratori, nonché i principi di correttezza (secondo cui le caratteristiche essenziali dei trattamenti di dati devono essere rese note ai lavoratori), di pertinenza e non eccedenza stabiliti dal Codice privacy.

note

[1] Cass. sent. n. 39115/15 del 25.09.2015.

[2] Art. 326 cod. pen.

[3] Art. 97 Cost.

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI