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Licenziamento nullo e art. 18 Statuto dei Lavoratori

29 settembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 settembre 2015



Nullità del licenziamento: nel caso di opposizione all’ordinanza di reintegro del lavoratore nel posto di lavoro, si può proporre “opposizione incidentale” così come avviene nel caso dell’appello?

Un affezionato lettore ci chiede:

Sono stato licenziato l’anno scorso. Dopo cinque udienze e un anno di causa, il giudice ha ordinato alla mia azienda di riassumermi. Il mio avvocato mi dice che adesso il mio datore di lavoro si è opposto alla prima sentenza e che presto ci sarà un’altra causa di appello. Io, ovviamente, non mi ero opposto poiché ciò che mi interessa è di ritornare al lavoro, anche se non mi sembrava giusto che il giudice avesse compensato le spese del giudizio. Adesso mi chiedo: posso anch’io appellare la prima sentenza per chiedere le spese legali?

Mi spiego: nonostante io abbia vinto il primo round della causa, il giudice ha stabilito che ognuno paghi le sue spese e, quindi, dovrò dare una parte del risarcimento riconosciutomi al mio avvocato che, come è giusto che sia, ha lavorato per me, ha vinto la causa e, adesso, mi chiede il suo onorario.

Non sarebbe giusto che chi ha perso paghi anche le mie spese? Anche se non l’ho fatto nei trenta giorni previsti, posso anch’io fare opposizione adesso che il datore di lavoro mi sta portando nuovamente davanti al giudice?

Se debbo essere sincero, ho provato a leggere l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, ma non ho capito molto.

Cosa ne pensate?

La nostra risposta

La questione, sottoposta in termini molto pratici dal lettore, trova una difficile risposta dopo una semplice lettura della norma.

Una norma, articolata, complessa e di difficile interpretazione. Un pessimo esempio di legislazione nata da compromessi, discussioni e tensioni politiche. Una risposta, però, forse la si potrebbe dare al nostro lettore, ma richiede prima di spiegare che cosa è successo nella causa che lo ha visto vittorioso, ma lo costringe a pagare le spese del giudizio.

Il nuovo procedimento per i licenziamenti prevede due fasi: una prima “sommaria” che si conclude con un’ordinanza esecutiva, ed una successiva ed eventuale che si realizza qualora la parte soccombente proponga “opposizione”.

La prima fase è a “cognizione sommaria” cioè particolarmente veloce, priva dei passaggi normali di una causa, e nella quale il giudice ha molti poteri istruttori. La seconda, invece, si svolge con le modalità ordinarie dei procedimenti del lavoro. Al termine della prima fase viene emanata una ordinanza esecutiva che accoglie o rigetta il ricorso del lavoratore e che non è modificabile fino all’esito definitivo del giudizio anche se contro di essa viene proposta opposizione da una delle parti [1].

La questione, per tornare al quesito posto dal lettore, è questa: il lavoratore il cui licenziamento è stato dichiarato nullo e che ha diritto ad essere ripreso al lavoro, non ha interesse a proporre “opposizione” nei confronti dell’ordinanza del giudice che decide la prima fase del processo. E se anche potrebbe farlo per reclamare la condanna di controparte a pagare le sue spese, spesso evita di instaurare un nuovo giudizio solo a questo scopo.

Ma se l’opposizione viene proposta dall’altra parte? [2]

Il lavoratore potrebbe avere interesse a riproporre la questione delle spese o, per esempio, a chiedere un indennizzo maggiore di quello riconosciutogli nella fase sommaria. E’ ovvio che, ottenuto il risultato principale – il rientro al lavoro – spesso non vi è convenienza ad andare nuovamente davanti ad un altro giudice solo per ottenere il risultato pieno. Se lo fa l’altra parte, però, tanto vale inserire nel procedimento anche questo aspetto della questione.

Non è infrequente, però, che i trenta giorni entro cui il lavoratore avrebbe potuto fare opposizione siano trascorsi e non vi è più possibilità di impugnare la decisione emessa nel procedimento “sommario”.

Nel caso di opposizione, si instaura un’altra fase del procedimento nella quale la questione viene riesaminata e nella quale, in teoria, le posizioni si potrebbero ribaltare.

Sebbene non si tratti di un giudizio di secondo grado, poiché le due fasi (sommaria e a cognizione piena) si svolgono davanti al medesimo Tribunale, andando ai principi generali, questa seconda fase si configura come una vera e propria impugnazione.

Tra l’altro, la cosiddetta Legge Fornero – che ha introdotto le modifiche all’art. 18 – prevede che in alcuni casi chi è chiamato in giudizio a seguito dell’opposizione (per esempio un terzo chiamato in garanzia, cioè per rispondere lui, invece che la parte principale, per il pagamento) può proporre una domanda riconvenzionale [3] , cioè una domanda che nasce dalla chiamata in causa.[4] Vigono, insomma, tutte le regole in materia processuale.

Orbene: la stessa legge che ha istituito questo nuovo procedimento, considera la seconda fase scaturita dall’opposizione un vero e proprio “appello”, sebbene la definisca “opposizione”. Cambiano le parole, ma non i concetti. Contro la sentenza definitiva definisce “reclamo” il ricorso alla Corte d’Appello.

Tuttavia, sebbene nel giudizio di opposizione sia stata prevista la cosiddetta “domanda riconvenzionale”, nulla è stato detto in merito alla possibilità di una “opposizione incidentale”, cioè di una opposizione che la parte parzialmente vittoriosa nella fase sommaria non ha ritenuto di proporre nel termine di trenta giorni, ma che potrebbe avere invece interesse a proporre se viene nuovamente chiamata in causa dalla controparte.

È il caso del nostro lettore, il quale, una volta che comunque dovrà andare nuovamente davanti al Giudice, vorrebbe chiedergli di rivedere anche la pronuncia sulle spese.

Applicando, in definitiva, le norme generali sul processo, sembra di potersi efficacemente sostenere che per analogia con quanto succede per l’appello, anche nella fase scaturente dall’opposizione della parte soccombente, può farsi applicazione – a parere di chi scrive – dei principi che regolano l’appello incidentale.

Che cos’è l’appello incidentale?

Nel caso in cui nessuna delle due parti abbia visto accolte tutte le proprie richieste, dopo la notifica dell’appello principale, le altre parti soccombenti possono scegliere o di contrastare semplicemente le domande di chi ha proposto l’appello, oppure di costituirsi in giudizio, impugnando a loro volta le parti della sentenza a loro sfavorevoli.

Tale impugnazione che viene definita “appello incidentale, si fa nella comparsa di risposta al momento della costituzione in giudizio e non subisce la decadenza per il fatto che è già decorso il termine per impugnare.

Il Codice di procedura civile prevede che questa nuova domanda deve essere notificata all’altra parte almeno dieci giorni prima dell’udienza [5].

Una peculiarità di questa domanda, però, è che qualora la domanda proposta tempestivamente (opposizione principale) sia dichiarata inammissibile per qualunque motivo (tardività, mancanza di un requisito formale dell’atto, etc.) anche la questione incidentale non verrà decisa poiché tutto il procedimento di opposizione si chiuderà senza una sentenza sul merito delle questioni sottoposte al giudice.

Concludendo sul quesito del lettore

A nostro avviso c’è la possibilità di chiedere al Tribunale di rivedere la decisione sulle spese. Lo si desume dalle regole del processo civile e da quelle del processo del lavoro in particolare.

Una riflessione, però, ci venga consentita: se i Costituenti avessero usato la medesima tecnica legislativa utilizzata per scrivere la riforma dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, forse sarebbe stato necessario uno scaffale della Biblioteca Britannica per raccoglierne tutti i volumi. E, comunque, nessuno ci avrebbe capito nulla!

note

[1] Legge – 28/06/2012, n.92, comma 49. “Il giudice, sentite le parti e omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene piu’ùopportuno agli atti di istruzione indispensabili richiesti dalle parti o disposti d’ufficio, ai sensi dell’articolo 421 del codice di procedura civile, e provvede, con ordinanza immediatamente esecutiva, all’accoglimento o al rigetto della domanda”.

[2] Legge – 28/06/2012, n.92, comma 51. Contro l’ordinanza di accoglimento o di rigetto di cui al comma 49 puo’ essere proposta opposizione con ricorso contenente i requisiti di cui all’articolo 414 del codice di procedura civile, da depositare innanzi al tribunale che ha emesso il provvedimento opposto, a pena di decadenza, entro trenta giorni dalla notificazione dello stesso, o dalla comunicazione se anteriore. Con il ricorso non possono essere proposte domande diverse da quelle di cui al comma 47 del presente articolo, salvo che siano fondate sugli identici fatti costitutivi o siano svolte nei confronti di soggetti rispetto ai quali la causa e’ comune o dai quali si intende essere garantiti. Il giudice fissa con decreto l’udienza di discussione non oltre i successivi sessanta giorni, assegnando all’opposto termine per costituirsi fino a dieci giorni prima dell’udienza.

[3] Art. 167 cod. proc. civ.Comparsa di risposta. [I]. Nella comparsa di risposta il convenuto deve proporre tutte le sue difese prendendo posizione sui fatti posti dall’attore a fondamento della domanda, indicare le proprie generalità e il codice fiscale, (2) i mezzi di prova di cui intende valersi e i documenti che offre in comunicazione, formulare le conclusioni. [II]. A pena di decadenza deve proporre le eventuali domande riconvenzionali e le eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d’ufficio . Se è omesso o risulta assolutamente incerto l’oggetto o il titolo della domanda riconvenzionale, il giudice, rilevata la nullità, fissa al convenuto un termine perentorio per integrarla. Restano ferme le decadenze maturate e salvi i diritti acquisiti anteriormente alla integrazione. [III]. Se intende chiamare un terzo in causa, deve farne dichiarazione nella stessa comparsa e provvedere ai sensi dell’articolo 269.

[4] Legge – 28/06/2012, n.92, comma 54. Nel caso di chiamata in causa a norma degli articoli 102, secondo comma, 106 e 107 cod. proc. civ., il giudice fissa una nuova udienza entro i successivi sessanta giorni, e dispone che siano notificati al terzo, ad opera delle parti, il provvedimento nonche’ il ricorso introduttivo e l’atto di costituzione dell’opposto, osservati i termini di cui al comma 52.

[5] Art. 436 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com

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