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Lo sai che? Visita fiscale: se il citofono non funziona o non senti il medico bussare

Lo sai che? Pubblicato il 29 settembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 settembre 2015

Lavoratore in malattia: che succede se il dipendente soffre di ipoacusia e non sente il citofono o quest’ultimo non funziona?

Non sono pochi i casi in cui il lavoratore, risultato non reperibile alla visita fiscale del medico di controllo inviato dall’Inps, adduca a propria discolpa di non aver sentito il citofono suonare o di essere affetto da ipoacusia, ossia una riduzione dell’udito lieve, media o, talvolta, grave. Che succede in questi casi? Può il lavoratore contestare il verbale del medico che asserisca di non aver trovato il malato presso il suo domicilio o che lo stesso abbia reso impossibile, con qualsiasi tipo di ostacolo o artificio, il compimento della visita? Di tanto si è occupata espressamente la Cassazione, con una sentenza datata, ma che è proprio diretta a fissare la regola da seguire in casi del genere.

Ricordiamo innanzitutto cosa succede in caso di assenza ingiustificata del lavoratore alla visita fiscale.

L’assenza ingiustificata del lavoratore alla visita domiciliare di controllo entro le fasce orarie previste dalla legge è di per sé un illecito, a prescindere dall’effettività o meno dello stato di malattia. Questo significa che, se anche il lavoratore è effettivamente malato, ed è a casa, ma non ha reso possibile la visita medica è comunque responsabile. Ciò può costituire giusta causa di licenziamento [1], specie se le modalità concrete con cui egli si è sottratto al controllo dimostrino l’assenza di buona fede e correttezza [2]. L’applicazione delle sanzioni disciplinari deve comunque sottostare alla procedura di contestazione previste dallo Statuto dei lavoratori.

Riguardo a tutte le altre conseguenze per la mancata reperibilità, leggi l’approfondimento: “Reperibilità durante la malattia: se il medico fiscale non ti trova”.

Passiamo ora al problema delle possibili “giustificazioni” fornite dal lavoratore. Con riferimento alla ipoacusia del malato (scarso udito) o all’asserito mancato funzionamento del citofono, secondo la Cassazione [3] il lavoratore è tenuto ad adottare tutti gli accorgimenti pratici necessari che rendano possibile la visita; in mancanza egli risponde per incuria e negligenza. Questo significa che il dipendente in malattia dovrebbe verificare che il citofono funzioni ed, eventualmente, in caso negativo, lasciare per esempio un biglietto sul portone per il medico o fare in modo che il portone stesso rimanga aperto. Gli accorgimenti possono essere vari e disparati: di certo, non potrà essere una valida scusa il fatto che il citofono non abbia funzionato dalla sera alla mattina, altrimenti si finirebbe per giustificare una serie di condotte fraudolente volte a pregiudicare dolosamente l’utilizzo del citofono.

Allo stesso modo, secondo la Cassazione [4], il non aver udito il campanello o il citofono per essersi trovati sotto la doccia non costituisce motivo di giusta causa di assenza.

In tutti questi casi spetta al lavoratore dimostrare di aver rispettato il dovere di diligenza [5].

Nello stesso tempo il lavoratore con scarso udito dovrebbe poter comunicare preventivamente al datore di lavoro questa patologia, rendendo in qualche modo possibile l’accesso del medico (eventualmente, attraverso la presenza di un’altra persona all’interno del domicilio). Ad ogni modo, non potendosi fare “di tutta l’erba un fascio”, il giudice è chiamato a valutare, nel caso specifico, la validità e credibilità delle giustificazioni adottate dal dipendente, per indagare se le stesse siano sorrette da una logica motivazione o meno.

note

[1] Cass. sent. n. 3226/2008.

[2] Cass. sent. n. 6618/2007.

[3] Cass. sent. n. 9523/1993.

[4] Cass. sent. n. 4216/1997 del 14.5.1997.

[5] Cass. S.U. sent. n. 5000/1999 del 22.5.1999.

 

Autore imagine: 123rf com


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