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Sanzioni tributarie: legittime anche senza invito al pagamento

30 settembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 settembre 2015



La mancata comunicazione da parte del Fisco dell’invito al pagamento delle sanzioni tributarie non comporta la nullità dell’iscrizione a ruolo.

 

L’applicazione delle sanzioni per tardivo pagamento del tributo sono legittime anche in caso di omessa comunicazione dell’invito al pagamento prima dell’iscrizione a ruolo. È quanto affermato da una recente sentenza della Cassazione [1].

È pur vero che, per legge, l’atto di contestazione della sanzione deve contenere l’invito al pagamento delle somme dovute nel termine di sessanta giorni dalla sua notificazione, con l’indicazione della possibilità di ottenere la riduzione della sanzione in caso di pagamento tempestivo [2].

Tuttavia, l’omessa comunicazione di tale invito al pagamento, secondo i giudici, non costituisce motivo di nullità dell’iscrizione a ruolo della sanzione ma soltanto una mera irregolarità. Non sarebbe possibile parlare di nullità in quanto la mancata comunicazione dell’invito al pagamento non è prevista dalla legge come condizione di validità dell’irrogazione della sanzione.

La funzione dell’invito, infatti, non è quella di rendere efficace la sanzione bensì quella di consentire al contribuente la possibilità di attenuare le conseguenze sanzionatorie dell’omesso/ritardato versamento del tributo. In ogni caso il contribuente può beneficiare della riduzione della sanzione in caso di pagamento tempestivo una volta ricevuta la cartella esattoriale.

La Cassazione precisa anche che l’Amministrazione Finanziaria non è sempre tenuta ad invitare il contribuente a fornire chiarimenti e/o documentazione prima di iscrivere a ruolo le somme intimate.

Tale obbligo è infatti previsto dalla legge [3] a pena di nullità solo qualora sussistano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione presentata dal contribuente o qualora, a seguito della liquidazione, emerga la spettanza di un rimborso di imposta minore rispetto a quello richiesto.

In ogni caso l’obbligo di richiesta di chiarimenti è escluso nell’ipotesi di iscrizione a ruolo di tributi per i quali il contribuente non è tenuto ad effettuare il versamento diretto.

note

[1] Cass. sent. n. 19052/2015.

[2] Art. 16 D.Lgs. n. 472/1997.

[3] Art. 6, c. 5, Statuto del Contribuente.


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