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Il figlio sposato può essere a carico?

30 settembre 2015


Il figlio sposato può essere a carico?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 settembre 2015



Detrazioni fiscali per il figlio che non vive coi genitori e che è sposato: limiti di reddito.

È possibile indicare come “a carico”, e quindi usufruire per essi delle relative detrazioni fiscali, i seguenti soggetti:

coniuge (marito o moglie), anche se non conviventi. Invece, se separati o divorziati, è possibile portarli “a carico” a condizione che siano conviventi;

figli, a prescindere dall’età, dalla residenza e dalla convivenza con i genitori. Dunque, anche il figlio che non viva più con mamma e papà può essere portato “a carico” e per esso spettano le detrazioni fiscali;

genitori, nonni, nipoti, fratelli e sorelle a condizione che siano conviventi.

Per poter essere considerati “a carico” è necessario inoltre avere un requisito di reddito: il soggetto (coniuge, figlio, genitore, nonno, nipote, fratello o sorella) non deve cioè avere un reddito superiore a € 2.840,51 al lordo degli oneri deducibili.

Anche il figlio sposato non convivente coi genitori può essere ugualmente portato “a carico”. Il chiarimento è stato fornito dalla stessa Agenzia delle Entrate [1]. È necessario, anche in tale ipotesi, che il figlio abbia un reddito complessivo non superiore a € 2.840,51.

Di recente poi, il Tribunale di Perugia [2] ha detto che il genitore separato non ha l’obbligo di mantenere il figlio che si sposa, neanche se questo ha un reddito minimo. È vero: i figli hanno diritto di essere mantenuti dai genitori anche dopo il raggiungimento della maggiore età e sino a quando diventano autonomi. Tuttavia, le nozze del figlio maggiorenne, beneficiario dell’assegno di mantenimento, determinano – prosegue la sentenza – l’automatica cessazione dell’obbligo di contribuzione. Questo perché “il matrimonio dà vita a un nuovo organismo familiare distinto e autonomo, nell’ambito del quale i coniugi sono, tra l’altro, legati dall’obbligo alla reciproca assistenza morale e materiale”, che costituisce “il necessario svolgimento di quell’impegno di vita assieme che hanno assunto” con il loro “sì”. La stessa Cassazione ha affermato la persistenza dell’obbligo di mantenimento in favore della prole sposata nel caso di una ragazza di “giovanissima età” (come il marito) e ancora studentessa universitaria [3].

note

[1] Ag. Entrate, circolare n. 95/E/2000 punto 3.1.4.

[2] Trib. Perugia, sent. del 27.07.2015.

[3] Cass., sent. n. 1830/2011.

Autore immagine: 123rf com

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