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Lo sai che? Un viaggio e un hotel pessimo: risarcimento da vacanza rovinata

Lo sai che? Pubblicato il 30 settembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 30 settembre 2015

 Un tour operator, disorganizzato e negligente, che ti rovina il viaggio, non può restare impunito, ma una volta ritornati a casa, sappiamo realmente cosa fare?

Un bel viaggio, sia esso breve o lungo, rappresenta non soltanto un momento di riposo, ma anche di realizzazione personale. Quanti di noi, infatti, si sentono gratificati dal visitare nuovi posti o semplicemente dal conoscere realtà diverse. Tuttavia e non di rado, i nostri buoni intenti sono, per così dire, rovinati da vere e proprie sorprese inaspettate quanto spiacevoli: un albergo scadente, servizi promessi ma inesistenti, un aereo mai partito. A questo punto, essendo stata rovinata la nostra vacanza, abbiamo diritto a buona ragione a un risarcimento del danno. Andiamo, quindi a vedere come fare.

Il danno da vacanza rovinata consiste in tutti quei fastidi o difficoltà patiti dal turista durante il proprio viaggio ed addebitabili al responsabile dell’organizzazione del medesimo (cosiddetto Tour Operator). Tra questi, i più comuni sono quelli che riguardano i trasferimenti: l’aereo che non parte o decolla con grave ritardo, i bagagli la cui sorte resta un mistero, etc. Non di meno capita, invece, di arrivare in un luogo esotico e constatare che luoghi ed hotel non corrispondono a quelli promessi. Per non parlare poi della mancanza d’acqua o corrente elettrica. Insomma l’elenco potrebbe essere lunghissimo.

A tutela del turista è entrato in vigore, da qualche anno, il Codice del Turismo [1], che contempla proprio il danno da vacanza rovinata consentendo al viaggiatore di chiedere sia la risoluzione del contratto stipulato col proprio tour operator sia il risarcimento del danno per i disagi subiti durante il viaggio e per aver perso l’occasione di un soggiorno piacevole.

Più precisamente, quali sono i soggetti a cui rivolgere le proprie richieste risarcitorie? In primo luogo sicuramente occorrerà agire nei confronti del tour operator, il quale è responsabile per tutti i disservizi o problemi riscontrati durante la vacanza, tra cui quelli relativi all’aereo o all’hotel. Sarà poi cura del predetto organizzatore rivalersi, ad esempio, nei confronti dell’albergatore per i disagi provocati e per recuperare l’indennizzo già versato al turista danneggiato. Diverso è il caso dell’agenzia di viaggio, che essendo una semplice incaricata/mandataria dell’organizzatore, avrà una responsabilità limitata ad eventuali errori nella prenotazione o nelle informazioni fornite al viaggiatore

Ad ogni modo, allo scopo di salvare il salvabile, una volta riscontrati i disservizi sul luogo di vacanza, è opportuno fare subito reclamo al tour operator, in modo da arginare ed eventualmente risolvere immediatamente il problema. Se tutto ciò non è stato possibile o non ha avuto l’effetto sperato, il turista ha dieci giorni di tempo, dal suo ritorno a casa, per denunciare quanto accaduto, sottolineando l’inadempimento subito e richiedendo il conseguente risarcimento del danno. Ovviamente ciò dovrà avvenire per iscritto, con una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno.

Nel caso in cui il tentativo stragiudiziale per ottenere il risarcimento non dovesse avere buon esito, è essenziale sapere che il termine entro il quale può intentarsi la causa è di un anno dal rientro dal viaggio rovinato.

È fondamentale, prima di inoltrare un reclamo o una richiesta risarcitoria o una causa, documentare i disagi patiti, mediante foto o video, avendo cura di conservare la relativa documentazione per il tempo necessario. Anche le testimonianze rappresentano un valido strumento probatorio delle proprie ragioni.

Sottrazione di beni in hotel

Per quanto invece riguarda la sottrazione di beni in hotel, scatta sempre la responsabilità dell’albergatore, indipendente dall’aver consegnato i beni alla reception. Per questi aspetti rinviamo alle sentenze qui sotto riportate.

note

[1] D. Lgs. n. 79/2011 art. 47

La responsabilità dell’albergatore, per le cose dei clienti, sorge per il solo fatto dell’introduzione – da parte del cliente – delle cose nell’albergo, indipendentemente da qualsiasi consegna, poiché essa inerisce direttamente al contenuto del contratto alberghiero, dovendo essere riferita all’obbligo accessorio dell’albergatore di garantire alla clientela, contro eventuali perdite, danni e furti, la sicurezza delle cose portate in albergo.

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 4 marzo 2014 n. 5030

In tema di responsabilità per le cose portate in albergo, il cliente non ha l’obbligo di affidare in custodia all’albergatore gli oggetti di valore di sua proprietà, mancando una specifica previsione normativa in tal senso; se, tuttavia, il cliente non si avvalga di tale facoltà e le cose vengano sottratte, egli può ottenere il ristoro non del danno integrale ma solamente entro il limite massimo stabilito dall’articolo 1783, III comma, cod. civ. , salvo che non provi la colpa dell’albergatore o degli altri soggetti a lui legati da rapporto di parentela o di collaborazione, ai sensi dell’articolo 1785 bis cod. civ.

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 4 marzo 2014 n. 5030

Deposito in albergo – Contratto – Responsabilità dell’albergatore- Cose non consegnate in custodia – Limite risarcitorio ex articolo 1783, comma III, cod. civ. – Commisurazione al prezzo complessivo dell’alloggio e non alla quota gravante sul singolo cliente.

In ipotesi di sottrazione delle cose portate dal cliente in albergo e non consegnate in custodia, il limite del risarcimento dovuto dall’albergatore, secondo la dizione dell’ultimo comma dell’articolo 1783 cod. civ. , è commisurato al prezzo di locazione dell’alloggio per giornata, ovvero al corrispettivo complessivo e non a quello “pro quota” dovuto dal singolo cliente.

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 4 marzo 2014 n. 5030

L’albergatore risponde, ai sensi dell’articolo 1785-bis cod. civ. , del furto di un oggetto di valore sottratto dalla camera del cliente, qualora il furto si verifichi nelle ore di indisponibilità del servizio di custodia gestito dall’albergatore stesso, e non sia stata assicurata una adeguata sorveglianza dei locali e delle chiavi delle camere. L’albergatore ha l’onere di provare che la prevenzione del furto avrebbe richiesto l’adozione di misure dal costo sproporzionato ed inesigibile in rapporto alla natura ed al prezzo delle prestazioni alberghiere fornite al cliente, nonché in relazione al rischio concreto del verificarsi di eventi del genere.

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 7 maggio 2009 n. 10493

In tema di responsabilità per le cose portate in albergo, il cliente non ha l’obbligo di affidare gli oggetti di valore di sua proprietà in custodia all’albergatore, mancando una specifica previsione normativa in tale senso; tuttavia, se non si avvalga di tale facoltà, corre il rischio di non poter ottenere, in caso di sottrazione, l’integrale risarcimento del danno, come disposto dall’articolo 1783 cod. civ. , a meno che non provi la colpa dell’albergatore o degli altri soggetti a lui legati da rapporto di parentela o collaborazione, ai sensi dell’articolo 1785 bis cod. civ.. In assenza di tale riscontro probatorio, la determinazione del “quantum” entro il limite massimo stabilito nell’ultimo comma dell’articolo 1783 cod. civ. rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, il quale é libero di determinare la somma da liquidare secondo il suo prudente apprezzamento.

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 5 dicembre 2008 n. 28812

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