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Procedimenti penali in corso: cosa significa?

1 Ottobre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 Ottobre 2015



Molti certificati sono stati sostituiti dall’autodichiarazione: è importante sapere che cosa dichiarare in caso di procedimenti penali in corso.

Processo penale e procedimento penale: sono la stessa cosa?

“Processo” non è sinonimo di “procedimento”. Al momento in cui si propone una domanda di lavoro o si chiede un’autorizzazione, viene spesso chiesto se si hanno procedimenti penali in corso. Poiché è possibile autocertificare tale circostanza, occorre evitare di incorrere in errore. E quindi: quando rispondere affermativamente e quando no?

Il procedimento penale è una successione di atti che si svolge attraverso varie fasi che si sviluppano da un inizio ad una fine: l’inizio avviene con l’iscrizione della notizia di reato in un apposito registro tenuto presso ogni Procura della Repubblica; la fine si ha con la chiusura che può avvenire o con l’archiviazione della notizia di reato, o con la sentenza che chiude il processo ed il procedimento nel senso prima indicato. Infatti, come abbiamo detto, “processo” non è sinonimo di “procedimento”.

Il “processo penale”, infatti, indica soltanto una delle fasi di tutto il susseguirsi di fasi del procedimento.

Questa sottofase – il processo – prende avvio solo a seguito della richiesta formulata dal pubblico ministero se ricorrono i presupposti previsti dalla legge. Può avvenire anche a seguito di una sentenza di rinvio a giudizio quando, per alcuni reati, è previsto lo svolgimento di un’udienza preliminare.

Il processo può iniziare anche in altri modi, per esempio quando il Pubblico Ministero chiede il giudizio immediato, il giudizio direttissimo o il  procedimento per decreto, consistente nell’applicazione di una sanzione pecuniaria alla quale il condannato può opporsi.

Con l’apertura del processo penale, l’indagato (o colui che è stato sottoposto ad arresto o a fermo) diventa a tutti gli effetti “imputato”.

La fase anteriore al vero e proprio processo, e quindi il procedimento, prende avvio quando il Pubblico Ministero riceve una notizia di reato in seguito ad una denuncia, ad una querela di un privato, o quando un Magistrato trasmette gli atti alla Procura.

Subito dopo si ha la fase delle indagini preliminari che ha lo scopo di stabilire se valga la pena, o meno, di iniziare l’azione penale: se si svolgono delle indagini, di esse deve esser dato avviso ai soggetti interessati.

L’avviso contiene altresì la facoltà, entro 20 giorni dalla notifica, di chiedere ulteriori indagini, di presentare memorie, di essere interrogato dal PM; se la richiesta di nuove indagini viene accolta, queste vanno espletate entro un periodo massimo di 90 giorni, comprensivo di una proroga.

 

Il rinvio a giudizio o l’archiviazione

A conclusione delle indagini preliminari  se il PM ritiene che vi sono elementi per procedere, formula la richiesta di rinvio a giudizio e ne dà poi comunicazione all’interessato, invitandolo eventualmente a nominare un avvocato difensore di fiducia, specificando il fatto, le norme che si presumono violate, il luogo e la data della violazione nonché che la documentazione relativa alle indagini è depositata presso la segreteria del PM.

A quel punto, e non prima, l’indagato assume la veste si imputato e quindi solo in questa fase il procedimento è considerato una pendenza a carico dello stesso.

Se infine non vengono rinvenuti elementi utili per avviare il processo, viene disposta l’archiviazione o da parte del Pubbico Ministero (decreto di archiviazione) o mediante richiesta al Giudice delle Indagini Preliminari (G.I.P.) che deciderà se andare avanti con la fase successiva o chiudere il procedimento.

 

Concludendo

Il procedimento prende avvio con la notizia di reato ed in quella fase l’interessato è soltanto indagato. Nel momento in cui c’è il rinvio a giudizio, egli assume la veste di imputato.

L’avvio del procedimento costituisce un carico pendente ed esiste un “certificato dei carichi pendenti” che può essere chiesto alla Cancelleria, oppure attestato alle Pubbliche amministrazioni mediante autocertificazione.

In caso di condanna la sentenza viene iscritta nel casellario giudiziale e risulterà nel relativo certificato, a meno che il Giudice, in determinati casi, abbia concesso il beneficio della “non iscrizione”.

Il Certificato del Casellario giudiziale consente, invece, la conoscenza dei provvedimenti di condanna definitivi e di alcuni provvedimenti in materia civile ed amministrativa a carico di una determinata persona.


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