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Lo sai che? Apertura Partita IVA: fino a che importo all’anno si può evitare?

Lo sai che? Pubblicato il 1 ottobre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 ottobre 2015

Limiti al lavoro autonomo occasionale e obbligo di apertura Partita Iva.

Chi esercita attività di lavoro autonomo in maniera occasionale non è obbligato ad aprire la Partita Iva, a prescindere dall’ammontare delle entrate annuali e dalle effettive giornate di lavoro effettuate: è stato chiarito, anche di recente, dal Mef e dall’Agenzia delle Entrate [1].

Non esistono, infatti, dei precisi limiti che stabiliscono quando si tratta di lavoro occasionale, e quando di attività professionale o d’impresa, ma deve essere fatta una valutazione, di volta in volta.

Lavoro autonomo occasionale

In generale, possiamo parlare di lavoro autonomo occasionale quando l’attività è svolta in maniera non professionale e non abituale.

Perché si possa parlare di attività non abituale è necessario che la stessa sia svolta in modo non esclusivo e meramente saltuario. La verifica dell’abitualità deve avvenire analizzando la natura e le caratteristiche delle attività esercitate concretamente dal soggetto: ad esempio, l’iscrizione ad un albo può essere indice dello svolgimento di un’attività in modo continuativo, oltreché professionale.

Gli indici di professionalità di un’attività sono numerosi, e diversi di caso in caso: dall’appartenenza ad ordini, alla presenza di un’organizzazione, anche se minima, alla pubblicizzazione…Ciascuno di questi requisiti, da solo, non implica la professionalità o l’abitualità, ma andrà valutato, caso per caso, assieme agli altri elementi di fatto.

Inoltre, perché si rientri nella fattispecie, deve trattarsi di lavoro autonomo, e non di collaborazione: si ha un’attività di lavoro autonomo quando una persona si obbliga a compiere, dietro corrispettivo, un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente.

Il limite di 5.000 Euro

Una volta appurati, di fatto, i requisiti del lavoro autonomo occasionale, non ci si deve preoccupare se le entrate annuali superano i 5.000Euro: l’unica conseguenza del sorpasso di tale soglia è l’obbligo d’iscrizione alla Gestione Separata dell’Inps, ma non sarà comunque necessario aprire partita Iva.

Il limite di 30 giornate nell’anno

Parimenti, non si è obbligati ad aprire Partita Iva se si superano le 30 giornate di lavoro l’anno: tale requisito, infatti, è prescritto per le collaborazioni occasionali [2], note anche come Mini Co.co.co, e non, come generalmente si crede, per il lavoro autonomo occasionale. Un conto, difatti, è la prestazione di lavoro autonomo, un conto la collaborazione.

Ricevuta per lavoro occasionale

Il fatto che il lavoro occasionale non obblighi all’apertura di Partita Iva non comporta che si possano evadere gli introiti: per i compensi, infatti, si dovrà emettere una ricevuta, non soggetta a Iva, ma soggetta a una ritenuta Irpef del 20% (se il committente è sostituto d’imposta), ed a bollo di 2 Euro, se il documento supera 77,47 Euro.

Lavoro occasionale e dichiarazione dei redditi

I redditi da lavoro occasionale dovranno essere dichiarati tra i redditi diversi, nel 730 o nel Modello Unico. Il committente, se sostituto d’imposta, dovrà fornire la certificazione unica delle ritenute effettuate (modello Cu), e dichiarare compensi e ritenute nel modello 770.

note

[1] Ris. 42/E/2007; Nota Mef 4594/2015.

[2] D.lgs 276/2003.

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. Sarebbe opportuno coordinare l’argomento con la Riforma del Lavoro e con il D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 81 e mettere in evidenza se e quando è ancora possibile effettuare prestazioni occasionali, visto che ora si dovrebbero chiamare “accessori”.

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