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Lo sai che? Conto corrente cointestato: si può pignorare e fino a che limite?

Lo sai che? Pubblicato il 1 ottobre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 ottobre 2015

Ho un conto in banca cointestato con mio padre a firma disgiunta: se arriva un creditore lo può bloccare integralmente e, in caso, cosa succede se il creditore è Equitalia?

Sicuramente è possibile pignorare un conto corrente bancario o postale attraverso la procedura detta del “pignoramento presso terzi”: il fatto che sia, peraltro, cointestato non costituisce un ostacolo per il creditore. Tuttavia, quest’ultimo incontra una serie di limiti e, nel caso in cui si tratti di Equitalia, i limiti sono ancora più evidenti.

In generale, in caso di conto corrente cointestato il creditore può pignorare il 50% (ossia la metà) delle somme depositate in banca o alle poste. “Pignorare” significa che dette somme rimangono bloccate e non possono essere prelevate; le eccedenze, invece, possono essere liberamente utilizzate (per come vedremo meglio a breve) da entrambi i correntisti.

Allo stesso modo, ogni somma che dovesse essere accreditata sul conto cointestato dopo il pignoramento (per es. il pagamento di un cliente) verrebbe “bloccata” nella misura massima del 50%.

Il pignoramento del conto corrente, anche di quello cointestato, può avvenire però solo dopo che sia stata rispettata una rigida procedura; nel caso contrario, esso sarebbe nullo. È infatti necessario che il creditore abbia prima notificato al debitore:

– il titolo esecutivo (ossia una sentenza anche di primo grado, un decreto ingiuntivo, un avviso di accertamento immediatamente esecutivo, una cartella di Equitalia);

– l’atto di precetto (nel caso in cui il titolo esecutivo sia costituito da una cambiale, un assegno o un atto pubblico notarile, come un mutuo con la banca, la notifica del precetto non è preceduta dalla notifica del titolo): con l’atto di precetto si dà al debitore un termine di 10 giorni per pagare;

– l’atto di pignoramento vero e proprio che, in questo caso, viene inviato anche alla banca o alla posta, ingiungendo a quest’ultima di non pagare al creditore (ossia il correntista) le somme pignorate. Proprio riguardo alle somme pignorate, queste possono arrivare sino a massimo il 50% del conto, anche se il debito è superiore. Insomma, il pignoramento non può mai superare la metà del deposito. Facciamo qualche esempio qui di seguito:

a- se il debito è di 1.000 euro e il conto corrente cointestato contiene 4.000 euro, il creditore può pignorare fino a 1.500 euro (infatti il pignoramento si può spingere per un ammontare pari alla somma del debito aumentata della metà: ciò per coprire tutte le eventuali spese processuali della procedura e interessi).

 

b- se il debito è di 1.000 euro e il conto corrente cointestato contiene 2.000 euro, il pignoramento può arrivare sino a massimo 1.000 euro (e non 1.500 come altrimenti sarebbe stato);

c- se il debito è di 5.000 euro e il conto corrente cointestato contiene 2.000 euro, il pignoramento può raggiungere massimo 1.000 euro.

Non perché il conto è parzialmente bloccato (abbiamo detto, nella misura fino al 50%), l’altra metà non può essere utilizzata. Al contrario, ciascuno dei due correntisti – anche il debitore – può prelevare dal conto la somma non pignorata, anche integralmente. Infatti, i rapporti tra la banca e i correntisti sono improntati alla regola della cosiddetta “solidarietà attiva”: il che significa che la banca è tenuta a consentire i prelievi a chiunque dei due titolari ne faccia richiesta.

Diversi, invece, sono i rapporti interni tra i due cointestatari: per cui il debitore potrebbe essere chiamato, dall’altro cointestatario, a restituire le somme da lui prelevate durante la pignoramento, posto che la quota della provvista disponibile (il 50%) è proprio quella spettante al cointestatario non pignorato.

Facciamo qualche altro esempio. Se il conto corrente cointestato contiene 5.000 euro e il pignoramento è stato di 2.000 euro, il contitolare pignorato potrebbe – ma solo nei rapporti con l’altro cointestatario – prelevare sino a massimo 500 euro (per un totale di 2.500 euro, ossia il 50% del conto, di cui 2.000 pignorati e 500 prelevati). Se dovesse prelevarne di più la banca non potrebbe impedirglielo, ma poi dovrebbe regolare i conti con l’altro contitolare del conto.

Viceversa, se il pignoramento è stato di 2.000 euro ma il conto ne conteneva complessivamente 4.000, il correntista pignorato, pur potendo – almeno nei confronti della banca – prelevare la parte di somme non pignorate, dovrebbe comunque restituire all’altro titolare.

Tutto ciò vale, comunque, a condizione che gli accordi tra le parti non siano diversi. Infatti, nel caso di conto cointestato si presume una titolarità al 50%, salvo prova contraria. Il che, in parole povere, significa che ognuno dei due cointestatari si considera titolare solo della metà del conto, salvo che venga fornita una diversa dimostrazione da cui risultino percentuali differenti. Spesso infatti capita – per esempio, nei rapporti tra marito e moglie – che il conto venga cointestato a entrambi i coniugi solo per consentire all’uno – non titolare di reddito – di effettuare prelievi per la gestione domestica, mentre di fatto il conto è alimentato solo con il reddito dell’altro. In questi casi, fornendo le adeguate prove, salterebbe la presunzione di comproprietà e il conto dovrebbe ritenersi interamente di proprietà di chi lo ha alimentato.

Se il creditore è Equitalia, il discorso non cambia. O meglio, cambia rispetto all’iter che normalmente può svolgere l’Agente della riscossione. Infatti, nella gran parte dei casi, la legge consente a Equitalia di pignorare il conto corrente senza passare dal tribunale e da un’udienza davanti al giudice dell’esecuzione. Nella pratica questo significa che l’Agente notifica il pignoramento al debitore e alla banca, comandando a quest’ultima di versarle direttamente (e senza il tramite del giudice) le somme pignorate (sempre nei limiti del 50%) se il contribuente, entro 60 giorni dalla notifica del pignoramento stesso, non paga il debito.

Invece, nel caso di conto corrente cointestato, Equitalia deve necessariamente passare dalla procedura ordinaria, quella cioè prevista dal codice di procedura civile, con la citazione a un’udienza in tribunale. In quella sede il giudice controllerà che il pignoramento si sia effettivamente limitato al 50% delle somme depositate.

Leggi anche “Come tutelare il conto corrente dal pignoramento: 5 consigli pratici”.

In teoria nulla toglie che il creditore, una volta pignorato il conto e ottenuta la metà dello stesso rinotifichi un nuovo pignoramento dello stesso conto, andando a pignorare la metà della residua parte rimasta. Tuttavia un comportamento del genere, che di fatto darebbe al creditore un indebito vantaggio (perché, andando a pignorare – sebbene in due momenti successivi – il 75% del conto, eluderebbe il limite della metà) potrebbe essere contestato come un abuso del diritto.

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Autore immagine: 123rf com


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