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Lo sai che? Il nuovo interpello

Lo sai che? Pubblicato il 2 ottobre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 2 ottobre 2015

Presentazione, termini, la risposta dell’Agenzia delle Entrate, l’interpello ordinario, probatorio, antiabuso, disapplicativo, per i nuovi investimenti e accordi preventivi per imprese con attività internazionali.

Cambiano le regole sull’interpello, diritto che consente al contribuente di chiedere il parere dell’Agenzia delle Entrate circa la strada giusta da percorrere in caso di una attività o un’operazione dubbia, il tutto per non incappare successivamente in una contestazione o un accertamento.

I decreti attuativi della delega fiscale appena approvati dal Governo distinguono ben sei forme di interpello con regole istruttorie differenti: si tratta dell’interpello ordinario, l’interpello probatorio, l’interpello antiabuso e disapplicativo, nonché l’interpello per nuovi investimenti e accordi preventivi per imprese con attività internazionali.
Oltre alle regole specifiche per ciascuna delle predette tipologie (che a breve vedremo), vi sono principi comuni qui di segui elencati.

Chi può presentare l’interpello

Innanzitutto l’interpello può essere presentato dai contribuenti, anche non residenti, o da coloro che per conto dei contribuenti o in luogo dei contribuenti devono porre in essere gli adempimenti tributari (quindi anche dai sostituti d’imposta, commercialisti, ragionieri, avvocati o dai consulenti delegati all’adempimento).

Cause di inammissibilità dell’interpello

L’interpello deve contenere, a pena di inammissibilità, i dati identificativi dell’istante nonché la specifica descrizione della fattispecie.

Non è causa di inammissibilità, ma di semplice irregolarità, che può essere corretta entro 30 giorni dalla richiesta dell’ufficio, la mancata indicazione del tipo di interpello che si intende presentare, l’indicazione delle disposizioni di cui si richiede l’interpretazione, l’applicazione o la disapplicazione; l’esposizione della soluzione proposta. Se il richiedente non regolarizza la lacuna della richiesta nei 30 giorni concessi dall’Agenzia l’interpello diventa inammissibile.
Altro elemento essenziale per l’ammissibilità dell’interpello sono i tempi: il contribuente deve presentare l’interpello prima che scadano i termini previsti dalla legge per la presentazione della dichiarazione o per l’assolvimento di altri obblighi tributari connessi all’oggetto dell’istanza di interpello: se il contribuente tarda, l’interpello è inammissibile. Così come è inammissibile se il contribuente, nel momento di presentazione dell’istanza, ha avuto formale conoscenza dell’avvio di specifiche attività di controllo nei suoi confronti (non rilevano, quindi, i controlli avviati nei confronti di terzi).

L’ultimo generale obbligo per il contribuente è quello dell’allegazione, all’istanza di interpello, di tutti i documenti non in possesso dell’amministrazione finanziaria o di altre amministrazioni pubbliche. Nel caso in cui l’ufficio sia impossibilitato a rispondere per carenza documentale è obbligato a richiedere, una sola volta, al contribuente l’integrazione della documentazione.

Tempi di risposta dell’Agenzia delle Entrate

Per gli interpelli ordinari, la risposta scritta e motivata dell’Agenzia delle Entrate dovrà intervenire entro 90 giorni dalla presentazione dell’istanza o, in caso di richiesta di ulteriore documentazione, entro 60 giorni dalla ricezione della documentazione stessa.

Nel caso invece di interpelli probatori, antiabuso e disapplicativi la risposta deve intervenire entro 120 giorni.

Se la risposta non è comunicata nei termini al contribuente si forma per tutti gli interpelli il silenzio assenso e, quindi, il parere sull’attività del contribuente si considera positivo; con l’indubbio vantaggio che poi l’operazione non potrà essere oggetto di contestazione.

La risposta non vincola il contribuente ma solo l’Agenzia delle Entrate

La risposta, espressa o tacita, a un interpello vincola esclusivamente l’Amministrazione finanziaria, ma non il contribuente: quest’ultimo, pertanto, sarà libero di decidere se allinearsi o meno al parere fornito dall’Agenzia delle Entrate.

La risposta non è infatti altro che un parere e cioè un atto di manifestazione di giudizio e non un atto a contenuto provvedimentale. La risposta, scritta e motivata, impegna di conseguenza solamente l’Amministrazione e tutti i suoi organi e ausiliari (come la Guardia di Finanza) e con esclusivo riferimento alla questione oggetto dell’istanza e limitatamente all’interpellante.

Ogni atto fiscale, anche a contenuto impositivo o sanzionatorio, emesso in difformità dalla risposta è quindi nullo.

Se però il contribuente decide di disapplicare la risposta dell’Agenzia delle Entrate potrà essere oggetto di accertamento con ridotte possibilità di ottenere il riconoscimento della buona fede la quale, a fini sanzionatori, costituisce un’esimente.

In caso di risposta negativa restano fermi gli effetti già prodotti dalla risposta resa nei confronti del contribuente che vi si è adeguato. In altri termini, se il comportamento è stato già realizzato, nessun rilievo può essere mosso al contribuente istante, né relativamente al tributo né per sanzioni e interessi.

I VARI TIPI DI INTERPELLO
Interpello ordinario

L’interpello ordinario è certamente la forma più generica e anche quella più usata: con esso il contribuente può ottenere dall’Agenzia delle Entrate chiarimenti in merito alla corretta interpretazione delle norme tributarie.
Con la riforma, è stato sdoppiato in due sottospecie:

interpello interpretativo: ha per oggetto l’interpretazione incerta di una “norma” tributaria; restano quindi esclusi gli atti che non hanno contenuto normativo come le circolari o risoluzioni;

interpello qualificatorio: ha per oggetto la corretta identificazione normativa del caso prospettato, che risulta di difficile inquadramento giuridico data la sua complessità; in pratica, in questo caso si chiede, per una determinata fattispecie, quale norma tributaria debba applicarsi.

A pena di inammissibilità l’interpello ordinario non può riguardare materie riservate alle altre forme di interpello, non può essere richiesta la determinazione del tributo o chiarimenti relativi a situazioni già oggetto di accertamento da parte dell’amministrazione, né la verifica della natura illecita (o meno) del caso prospettato.
La risposta dell’amministrazione deve intervenire entro 90 giorni dalla presentazione dell’interpello (in passato erano 120 giorni); nel caso di richiesta di integrazione documentale (cui il contribuente deve adempiere entro 1 anno), il termine si riduce a 60 giorni dalla presentazione della stessa.

Interpello probatorio

Con l’interpello probatorio il contribuente chiede all’Agenzia delle Entrate di valutare se e come egli può avvalersi di un determinato regime fiscale cui intende aderire. Pertanto, l’Agenzia dovrà esprimersi non solo sulla sussistenza delle condizioni per l’accesso al particolare regime, ma anche sull’idoneità degli elementi probatori prodotti a tal fine. In questo modo, in un certo senso, si anticipa la fase di accertamento, durante la quale solitamente l’amministrazione finanziaria opera una valutazione della correttezza e della completezza delle condizioni e delle prove fornite.

L’istanza può essere presentata solamente nei casi in cui il regime fiscale, cui si vuole accedere, richiama espressamente l’operatività dell’interpello probatorio [1].
Un esempio di interpello probatorio è l’istanza sulle operazioni intercorse con imprese residenti o localizzate in Paesi black list, le partecipazioni acquisite per il recupero di crediti bancari o derivanti dalla conversione in azioni di nuova emissione di crediti verso imprese in temporanea difficoltà finanziaria, ecc.

Interpello antiabuso

Sostituisce la vecchia istanza antielusiva: esso consente di chiedere all’Agenzia circa la natura abusiva del diritto di specifici atti, fatti e negozi, anche tra loro collegati: l’istante dovrà dimostrare l’inesistenza dei presupposti per una simile qualificazione, specificando la sostanza economica dell’operazione complessiva, la mancanza di vantaggi fiscali indebiti e, comunque, la presenza di sottostanti valide ragioni extrafiscali, non marginali

L’istanza va presentata prima della scadenza dei termini per la dichiarazione o per l’assolvimento di altri obblighi tributari connessi all’operazione d’interesse. La risposta deve intervenire nei 120 giorni successivi, altrimenti si considera la regola del silenzio-assenso sulla soluzione prospettata dal contribuente.

Se l’Agenzia richiede integrazioni informative, la risposta dovrà intervenire nei 60 giorni successivi alla ricezione di tale documentazione.

Interpello disapplicativo

Con tale tipo di interpello il contribuente può presentare istanza all’Agenzia delle Entrate al fine di provare che, nella situazione concreta, non possono realizzarsi gli effetti elusivi che la norma intende evitare (è il caso in cui la legge, per evitare elusioni, limiti deduzioni, detrazioni, e crediti di imposta).

Anche in questo caso, è necessario che l’interpello venga presentato in via preventiva, pena l’inammissibilità; il termine ultimo per la presentazione delle istanze è il termine legale di presentazione della dichiarazione (Iva e imposte dirette) o, per i tributi non dichiarativi, con il momento di compimento della condotta oggetto dell’istanza stessa (imposte di registro o ipo-catastali).

La risposta dell’amministrazione è di 120 giorni.

Resta ferma la possibilità per il contribuente, se la risposta è stata negativa, di fornire la dimostrazione anche nelle successive fasi dell’accertamento in sede amministrativa e contenziosa.

Interpello per nuovi investimenti

Esso permette alle imprese italiane ed estere di interpellare l’Amministrazione sull’investimento che intendono realizzare per un ammontare pari ad almeno 30 milioni di euro, non necessariamente con immissione di liquidità, e con significative e durature ricadute occupazionali. Le possibili tematiche vanno dal trattamento fiscale del business plan e delle relative operazioni straordinarie alla possibilità di accedere a particolari regimi fiscali. L’impresa dovrà presentare uno specifico business plan.

La risposta deve pervenire entro 120 giorni e, nel caso in cui l’Agenzia, richieda ulteriori informazioni, dovrà rispondere entro 90 giorni dalla data della loro acquisizione.

L’amministrazione può accedere nelle sedi dell’attività di impresa per prendere diretta cognizione di elementi utili ai fini della risposta, dietro accordo con la società sui tempi e le modalità di accesso. Anche in questo caso vale la regola del silenzio-assenso.

note

[1] Di cui all’art. 11, comma 1, lettera b) della legge 212/2000.

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