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Se la lavoratrice madre rinuncia ai riposi giornalieri


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 ottobre 2015



La lavoratrice madre può scegliere se beneficiare o meno dei permessi orari ma l’eventuale rinuncia deve essere spontanea, altrimenti il datore di lavoro è sanzionabile.

Il datore di lavoro non rischia di essere sanzionato se la lavoratrice madre ha chiesto i permessi giornalieri ma poi non ne ha usufruito per spontanea volontà. È quanto chiarito dal Ministero del Lavoro [1] interpellato dai consulenti del Lavoro sulla questione delle conseguenze della rinuncia ai riposi giornalieri già richiesti.

Il dubbio interpretativo è sorto in quanto la legge [2] prevede che il datore di lavoro deve consentire dei periodi giornalieri di riposo alle lavoratrici madri, durante il primo anno di vita del bambino.

Si tratta di due periodi di risposo, anche cumulabili durante la giornata. Il riposo è uno solo quando l’orario giornaliero di lavoro è inferiore a sei ore.

I periodi di riposo hanno la durata di un’ora ciascuno e sono considerati ore lavorative agli effetti della durata e della retribuzione del lavoro. Essi comportano il diritto della donna ad uscire dall’azienda.

I periodi di riposo sono di mezz’ora ciascuno quando la lavoratrice fruisca dell’asilo nido o di altra struttura idonea, istituiti dal datore di lavoro nell’unità produttiva o nelle immediate vicinanze di essa.

La violazione della norma sui riposi giornalieri comporta l’applicazione di una sanzione pecuniaria [3].

Ci si è chiesti se il datore di lavoro è sanzionabile anche quando sia la donna a decidere di rinunciare ai permessi.

Ebbene la sanzione è certamente legittima qualora il datore di lavoro neghi o comunque ostacoli la fruizione dei permessi richiesti dalla lavoratrice.

Quando, invece, è quest’ultima a decidere spontaneamente di non godere dei permessi già concessi, il datore di lavoro non è punibile in quanto non ha violato alcun diritto della donna ma è stata lei stessa a rinunciarvi.

Il Ministero del Lavoro ha infatti precisato che il diritto ai riposi giornalieri è un diritto potestativo, cioè un potere della donna di scegliere se beneficiare o meno dei permessi; a fronte di tale diritto, vi è una situazione di soggezione del datore di lavoro, il quale deve consentire il godimento dei permessi laddove appositamente richiesti.

Da questo punto di vista, i permessi giornalieri si distinguono nettamente dall’astensione obbligatoria per maternità per la quale non c’è un potere di scelta; al diritto irrinunciabile della donna corrisponde infatti un vero e proprio obbligo del datore di rispettare il periodo di astensione dal lavoro.

Dunque, se la donna decide di non godere dei permessi, il datore di lavoro non è in alcun modo sanzionabile. Occorre però che la decisione sia spontanea e non indirettamente condizionata dal datore.

A questo proposito sembra opportuno giustificare la rinuncia ai permessi con ragioni strettamente riconducibili ad un interesse della lavoratrice. Per esempio, mancata fruizione del riposo orario per sciopero dei mezzi pubblici e impossibilità di raggiungere la propria abitazione.

Resta ferma in ogni caso la possibilità per gli organi di vigilanza di effettuare eventuali verifiche sulla spontaneità della rinuncia ai riposi giornalieri.

note

[1] Ministero del Lavoro, interpello n. 23/2015.

[2] Art. 39, D.Lgs. 151/2001.

[3] Art. 46, D.Lgs. 151/2001.

Autore immagine: 123rf com

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