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Scambio di dati tra fisco e previdenza con informazione preventiva

2 Ott 2015


Scambio di dati tra fisco e previdenza con informazione preventiva

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 Ott 2015



Se il fisco invia dati del contribuente all’ente di previdenza deve informare l’interessato.

Le pubbliche amministrazioni non possono “girarsi” tra di loro dati e informazioni sul contribuente senza prima avvisarlo di ciò: è quanto appena chiarito dalla Corte di Giustizia UE con una interessante sentenza [1] che, per certi versi, apre degli inaspettati scenari anche all’interno del nostro Paese.

La vicenda nasce in Romania, ma il principio è applicabile in tutti gli stati europei, posto che oggetto della decisione è l’interpretazione della direttiva comunitaria sulla tutela dei dati personali [2]. In pratica, l’amministrazione fiscale (la corrispondente della nostra Agenzia delle Entrate) aveva comunicato all’ente di previdenza (nostro del nostro Inps) alcune dichiarazioni dei redditi del contribuente, al fine di consentire il recupero coattivo di contributi previdenziali non pagati spontaneamente. Condotta che, tuttavia, non era passata attraverso un comunicato ufficiale all’interessato. Ed è proprio questa omissione di informativa che viene bacchettata dai giudici di Lussemburgo.

Anche le amministrazioni sono soggetti che “trattano” i dati dei cittadini, dati molto spesso sensibili e, comunque, legati ad aspetti delicati relativi alla privacy: reddito, salute, situazione familiare, numero di figli, ecc. Dunque, lo scambio di dati, sia pure a fini di controllo e volto a sanzionare episodi di evasione fiscale, deve essere comunicato al contribuente. Non che questi abbia il diritto di opporsi a tale trasmissione, ma quanto meno lo si pone nella condizione di esercitare il diritto di accesso e di rettifica di detti dati.

Ma l’obbligo di trattamento leale dei dati personali impone che l’amministrazione pubblica informi le persone interessate del fatto che i loro dati saranno trasmessi a un altro ufficio pubblico che li tratterà in qualità di destinatario. Sono possibili eventuali eccezioni a tale principio, ma solo a condizione che siano espressamente stabilite con una legge del Parlamento.

Il responsabile del trattamento (in questo caso l’ente che comunica i dati) deve informare le persone interessate sull’identità del soggetto che riceverà i dati, della finalità del trattamento e ogni altro elemento necessario per garantire un trattamento regolare.

La pronuncia potrebbe costituire una forte limitazione, all’interno del nostro sistema, a tutti quegli scambi di dati tra soggetti pubblici e privati, tra cui l’anagrafe tributaria e quella dei conti correnti. L’accesso alle banche dati pubbliche, insomma, è sempre consentito alle amministrazioni, ma se non c’è una legge che dispone la segretezza di tale attività, è necessario informare del suddetto scambio di informazioni il contribuente interessato.

note

[1] C. Giust. UE sent. causa C-201/14.

[2] Direttiva 95/46/CE.

Autore immagine: 123rf com


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