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Cartella Equitalia mai notificata: impugnabile dall’estratto di ruolo

2 ottobre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 ottobre 2015



Chi viene a conoscenza di una cartella di Equitalia solo con l’estratto di ruolo perché mai notificata o notificata in modo invalido può fare ricorso e impugnarla.

È possibile impugnare la cartella esattoriale “fantasma” di Equitalia: la precisazione è frutto di un’importantissima sentenza appena emessa dalle Sezioni Unite della Cassazione [1]. Il principio, che finalmente risolve un annoso contrasto di giurisprudenza, si risolve a vantaggio di tutti i contribuenti che hanno a che fare con numerose cartelle di pagamento inviate da Equitalia, di cui spesso non ne hanno mai avuto conoscenza per mancata notifica o per consegna a indirizzi errati o non più validi.

Per quanto possa sembrare assurdo, c’è stato – e c’è ancora – più di un giudice che ritiene non impugnabile l’estratto di ruolo rilasciato da Equitalia: o il contribuente impugna la cartella esattoriale oppure deve attendere il successivo passo dell’Agente per la riscossione, ossia il pignoramento, il fermo o l’ipoteca, e opporsi contro di esso. Ma questo principio ha creato delle situazioni paradossali per molti contribuenti: si pensi al caso di chi, non avendo mai ricevuto alcuna notifica di cartelle (per nullità della notifica stessa o mancato reperimento del destinatario o errato indirizzo), ed essendo tuttavia venuto a conoscenza del proprio debito solo in base al cosiddetto estratto di ruolo (ossia la stampa dal computer, rilasciata allo sportello di Equitalia, contenente la sintesi di tutta la posizione debitoria), ha presentato ricorso per difetto di notifica e si è visto rigettare la domanda. Secondo questi giudici, i contribuenti non potrebbero infatti impugnare l’estratto di ruolo, ma dovrebbero prima attendere che Equitalia pignori loro la casa o l’automobile o il conto in banca per poi fare ricorso e sostenere che la notifica della cartella non è mai avvenuta e che, pertanto, non hanno mai avuto la possibilità di pagare o di contestare il debito. Insomma, una situazione del genere minava la sicurezza di tutti i cittadini: Equitalia è stata per anni libera di inserire, negli estratti di ruolo, cartelle fantasma, ossia mai notificate o notificate erroneamente, e tuttavia procedere ugualmente col pignoramento.

Ora, finalmente, le Sezioni Unite della Cassazione pongono definitivamente termine a questo abuso. La Corte infatti ha stabilito che è impugnabile la cartella di pagamento, anche se invalidamente notificata, della quale il contribuente viene a conoscenza mediante l’estratto di ruolo rilasciato dal concessionario della riscossione.

L’estratto di ruolo, come detto, è una copia del debito chiesta e ottenuta dal contribuente allo sportello di Equitalia ed in cui viene fatto un elenco di tutte le cartelle asseritamente notificate, della data di presunta notifica, l’importo, l’ente titolare del credito ecc. Ma nessuno può affermare, con certezza, che ciò che viene riportato sull’estratto di ruolo corrisponda a vero. E questo perché si tratta di un documento a uso interno, cioè creato da Equitalia nei propri stessi computer, senza alcun contraddittorio e verifica, senza un pubblico ufficiale come un postino ad accertare l’avvenuta consegna dell’atto, senza alcuna contezza dell’avvenuta notifica.

Così non poche volte capita che Equitalia indichi sull’estratto di ruolo dei debiti per cartelle mai notificate.

Per questo motivo è ammissibile l’impugnazione della cartella (e/o del ruolo) che non sia stata (validamente) notificata e della quale il contribuente sia venuto a conoscenza attraverso l’estratto di ruolo rilasciato su sua richiesta dal concessionario [2].

Cosa cambia? Da oggi in poi, converrà che ogni contribuente vada allo sportello di Equitalia e chieda una stampa dell’estratto di ruolo, verificando poi se le cartelle ivi indicate sono state regolarmente ricevute o meno. In questo secondo caso, si potrà certamente far ricorso per accertare l’inesistenza del debito.

note

[1] Cass. S.U. sent. n. 19704 del 2.10.2015.

[2] Senza che a ciò sia di ostacolo il disposto dell’ultima parte del terzo comma dell’art. 19 d.lgs. n. 546 del 1992, posto che una lettura costituzionalmente orientata di tale norma impone di ritenere che la ivi prevista impugnabilità dell’atto precedente non notificato unitamente all’atto successivo notificato non costituisca l’unica possibilità di far valere l’invalidità della notifica di un atto del quale il contribuente sia comunque legittimamente venuto a conoscenza e pertanto non escluda la possibilità di far valere tale invalidità anche prima, nel doveroso rispetto del diritto del contribuente a non vedere senza motivo compresso, ritardato, reso più difficile ovvero più gravoso il proprio accesso alla tutela giurisdizionale quando ciò non sia imposto dalla stringente necessità di garantire diritti o interessi di pari rilievo rispetto ai quali si ponga un concreto problema di reciproca limitazione.

Autore immagine: 123rf com


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