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Avvocati: come fatturare e scaricare le spese di viaggio e auto

4 ottobre 2015


Avvocati: come fatturare e scaricare le spese di viaggio e auto

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 ottobre 2015



Rimborsi chilometrici: come si scaricano dalle tasse le spese di viaggio sostenute da un avvocato per raggiungere clienti e tribunali (per es. bollo, assicurazione, benzina, casello, parcheggi, manutenzione) e come vanno indicate in fattura rilasciata al cliente? Si può inserire la voce “rimborso costo chilometrico” per i chilometri sostenuti e non considerarli ai fini del calcolo Irpef ed Irap?

Capita non poche volte che l’avvocato, il commercialista o qualsiasi altro professionista, dovendo effettuare numerosi viaggi e trasferte nell’ambito dell’espletamento del proprio mandato, sia costretto a rivalersi sul cliente riportando le spese sostenute in fattura come un costo che si aggiunge all’onorario vero e proprio. Ma tali spese godono anche di un trattamento privilegiato sotto l’aspetto fiscale, grazie alle deduzioni e detrazioni dal reddito. Cercheremo, dunque, di spiegare quanto spetta al professionista in termini di sconti fiscali e come deve comportarsi, al momento dell’emissione della fattura, con il proprio cliente.
L’avvocato può dedurre dalle tasse le spese di ammortamento per l’acquisto di una sola automobile o di un solo ciclomotore nella misura massima di euro 18.075,99 (lo stesso limite è fissato anche per il caso di leasing). Non è possibile quindi la deduzione tanto per un’auto quanto per una moto, per cui è necessario verificare preliminarmente quale dei due mezzi convenga di più.

La deduzione fiscale ai fini delle imposte sui redditi è del 20%. Pertanto, i costi sostenuti, per il carburante o per la manutenzione o gestione dell’autovettura, sono deducibili dal professionista entro il limite del 20% [1]

Invece, per quanto riguarda l’Iva relativa all’acquisto di carburante (benzina, diesel, ecc.), spese di manutenzione e riparazione ed ogni altra spesa relativa alla gestione dell’autovettura ammonti, la detrazione spetta nella misura del 40% (leggi “Automobile: deduzioni e detrazioni”) [2].

Se l’avvocato addebita ai propri clienti un importo con l’indicazione in fattura della voce “rimborso costo chilometrico”, tale importo concorre alla formazione del volume d’affari, è soggetto ad Iva ed assume natura (ai fini delle imposte sui redditi) di compenso tassabile. In pratica, il costo non potrà essere portato nella voce “spese vive”, IVA esenti, ma ad esso si dovrà applicare ogni voce di tassazione (compresa la cassa forense).
Se poi il cliente è titolare di Partita IVA e quindi si tratta di sostituto di imposta sui rimborsi chilometrici va anche applicata la relativa ritenuta d’acconto al momento del pagamento.

Come detto, quindi, in considerazione del fatto che l’addebito concorre alla formazione del volume d’affari, il predetto importo è rilevante anche ai fini contributivi della Cassa (per il calcolo del contributo integrativo e soggettivo).

L’applicazione dell’Iva e la rilevanza della somma addebitata ai fini delle imposte sui redditi è dovuta alla natura della predetta “indennità chilometrica” che non può essere considerata una spesa sostenuta in nome e per conto del cliente.

note

[1] Art. 164 del Tuir.

[2] Art. 19 – bis1 del Dpr n. 633/1972.

Autore immagine: 123rf com

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