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Lo sai che? Tfr in busta paga, l’azienda può rifiutarsi?

Lo sai che? Pubblicato il 5 ottobre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 5 ottobre 2015

Vorrei ricevere il Tfr in busta paga ogni mese, ma il datore di lavoro mi ha già detto che non ha soldi: può rifiutarsi?

Il Tfr in busta paga (formalmente QuIR, quota integrativa della retribuzione) è una nuova possibilità, offerta dalla Legge di Stabilità 2015[1]. Grazie a quest’opzione, il lavoratore può scegliere di percepire il Tfr ogni mese, anziché lasciarlo in azienda o devolverlo a un fondo di previdenza complementare.

Erogare una quota in più della retribuzione, tuttavia, può costituire un problema per molti datori di lavoro, specie se si tratta di una piccola azienda. È vero, infatti, che non si deve dare il Tfr già maturato, come avviene per l’anticipazione, ma vanno corrisposte solo le quote mensili maturande del trattamento: ciononostante, si tratta di liquidità in meno per le imprese, abituate ad accantonare solo “virtualmente” il Tfr.

Il datore di lavoro non può, comunque, rifiutarsi di dare il Tfr in busta paga: non esiste, difatti, un margine di discrezionalità in merito, ma, una volta che il dipendente opta per la corresponsione della QuIr, la si deve erogare, dal mese successivo alla ricezione della domanda, assieme agli altri elementi della retribuzione. Fanno eccezione all’obbligo solo alcune ipotesi.

Esclusione dal Tfr in busta

Sono escluse dall’obbligo di versare mensilmente la liquidazione le aziende agricole, e le imprese sottoposte a procedure concorsuali, piani di risanamento, ristrutturazione dei debiti o integrazioni salariali in corso. Sono esclusi anche i datori con più di 50 dipendenti, poiché hanno già l’obbligo di versare il Tfr al Fondo di Tesoreria Inps.

Sul piano dei lavoratori, sono esclusi i dipendenti assunti da meno di 6 mesi, e quelli che hanno destinato il Tfr a garanzia di un finanziamento.

Che fare, al di fuori dei casi di esclusione, se l’azienda non dispone della liquidità sufficiente per erogare il trattamento ogni mese?

Finanziamento assistito da garanzia

Per fortuna, se il datore non ha il denaro sufficiente per corrispondere il Tfr mensilmente, può venire in aiuto il Fondo di Garanzia Pmi : grazie ad un accordo con l’Abi (Associazione Bancaria Italiana), difatti, le banche potranno fornire finanziamenti, garantiti dallo Stato, alle aziende che devono erogare mensilmente la liquidazione, senza costi aggiuntivi. Allo scopo, sono stati stanziati ben 100 milioni di Euro.

Come accedere al finanziamento

Per agevolare l’ accesso ai fondi necessari per erogare la QuIR, è stato attivato un nuovo servizio , nel sito dell’Inps, che consente lo scambio d’informazioni tra le banche, l’ Istituto e le aziende che richiedono il finanziamento.

Nel dettaglio, per mezzo di questa procedura, il datore di lavoro potrà richiedere all’Inps il certificato che attesta il possesso dei requisiti necessari per l’accesso al prestito (azienda con meno di 50 dipendenti, assenza di procedure concorsuali, di risanamento o ristrutturazione e di integrazioni salariali), previa ricezione del modello di domanda QuIR da parte del dipendente.

Una volta ottenuta la certificazione, l’impresa dovrà rivolgersi, per il finanziamento, ad una banca o ad altro intermediario convenzionato; dovrà, a tal fine, effettuare la prenotazione del prestito, utilizzando lo stesso servizio online QuIR del sito Inps.

Il soggetto erogatore del finanziamento, per mezzo della medesima procedura web, potrà poi verificare l’autenticità del certificato Inps, e gestire le richieste da parte delle aziende.

Nel caso in cui sia richiesto il prestito, il lavoratore dovrà attendere, per ricevere il Tfr in busta, sino al quarto mese successivo a quello in cui è stata presentata l’istanza al datore di lavoro.

 

note

[1] L.190/2014.

Autore immagine: 123rf com


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