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Equitalia: rateazione cartelle, fermi ipoteche e pignoramenti

5 ottobre 2015


Equitalia: rateazione cartelle, fermi ipoteche e pignoramenti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 ottobre 2015



Rate Equitalia: le nuove regole dopo la riforma fiscale sulle istanze di dilazione dei debiti per cartelle esattoriali: decadenza e riammissione, effetti sui pignoramenti, ipoteche e fermi.

Cambiano le regole sul pagamento dilazionato, a rate, delle cartelle di Equitalia: con la riforma fiscale sono diventate più severe le regole sulla decadenza dal piano di rateazione, ma viene anche ammessa la possibilità di riammissione al beneficio pagando l’arretrato; quanto ai pignoramenti, fermi e ipoteche la norma diventa più esplicita. Cerchiamo quindi di rispondere a tutte le domande che potrebbero sorgere sull’argomento.

Se chiedo la rateazione Equitalia può iscrivere un fermo auto, l’ipoteca o fare pignoramento?

No. È espressamente stabilito che non possono iscriversi né ipoteca, né fermi auto, né avviarsi pignoramenti se il contribuente ha fatto richiesta e ottenuto il pagamento dilazionato a rate (cosiddetta rateazione) delle cartelle di pagamento.

In questo modo, l’istanza di rateazione diventa una valida strategia per evitare, sin dall’inizio, le misure cautelari ed esecutive di Equitalia. Il contribuente che abbia ricevuto una o più cartelle esattoriali e tema eventuali aggressioni dei propri beni mobili e immobili da parte dell’Agente della riscossione, potrebbe – in attesa di valutare la possibilità di eventuali ricorsi – chiedere immediatamente la dilazione, in modo da contrastare azioni esecutive o cautelari.

Posso fare ricorso anche con una rateazione in corso?

La presentazione dell’istanza di dilazione non è di ostacolo alla possibilità di proporre ricorso al giudice: ben si potrebbe, infatti, chiedere subito la rateazione e, in un successivo momento, con tutta calma, attraverso la consulenza di un legale, valutare le possibilità di successo di un’eventuale impugnazione. La Cassazione – sebbene riferendosi al pagamento dilazionato di un accertamento fiscale (ma il caso è simile) – ha infatti detto che l’istanza di rateazione non impedisce il ricorso in quanto la prima potrebbe essere presentata solo per evitare il rischio di pignoramenti. In ogni caso non bisogna superare i normali termini di impugnazione.

Se la cartella non è stata mai notificata e il contribuente ne ha avuto conoscenza solo con l’estratto di ruolo, questi, pur potendo chiederne immediatamente la dilazione, non ha termini massimi di presentazione dell’impugnazione, in quanto il ricorso per assenza di notifica può essere presentato in qualsiasi momento. La Suprema Corte ha infatti detto che è sempre ammissibile l’impugnazione della cartella che non sia stata validamente notificata e della quale il contribuente sia venuto a conoscenza attraverso l’estratto di ruolo rilasciato su richiesta del concessionario.

Posso chiedere la rateazione se Equitalia ha già iscritto fermo o ipoteca?

Si, ma questi ultimi restano validi. Vengono però cancellati dopo il pagamento della prima rata. Tuttavia, chi ad esempio chieda la rateazione solo per sbloccare il fermo auto o l’ipoteca e subito dopo venda l’immobile per poi tornare ad essere moroso con Equitalia, non pagando le rate, potrebbe essere oggetto di un procedimento penale per “sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte”.

Posso chiedere la rateazione se è già in corso un pignoramento?

Certamente si, e il pignoramento si estingue. Tuttavia tale regola conosce tre eccezioni. In particolare, l’istanza di rateazione non viene accolta:

– se c’è già stato l’incanto della vendita all’asta con esito positivo;

– in presenza di un pignoramento presso terzi, seil terzo si è già dichiarato debitore del soggetto iscritto a ruolo;

– in caso di un credito del privato verso la P.A. per somme superiori a 10mila euro, se, prima del pagamento, quest’ultima – così come la legge impone – abbia avuto da Equitalia il divieto di versare detti importi, che invece vengono immediatamente stornate a Equitalia a titolo di pignoramento presso terzi.

Quando si decade dalla rateazione?

Nel caso di mancato pagamento di cinque rate, anche non consecutive (in precedenza erano otto). Dunque, può trattarsi anche del mancato pagamento di una o due mensilità all’anno: raggiunta la quinta inadempienza, la rateazione viene revocata.

È possibile essere riammessi a una dilazione già decaduta?

Sì, se il contribuente paga prima tutte le rate che non aveva pagato e per il cui inadempimento gli era stata revocata la dilazione. Dunque si tratterà di non meno di cinque rate posto che solo dopo la quinta si perde il beneficio in commento.

A tale scopo, il contribuente dovrà presentare l’istanza di riammissione alla dilazione e, in tal caso, rientrerà nel precedente piano (non in uno nuovo), “ereditando” lo stesso numero di rate residue che gli erano rimaste prima della decadenza.

E per chi è decaduto dalla rateazione prima della riforma?

Anche tali contribuenti possono essere riammessi alle dilazioni da cui erano decaduti a condizione che detta decadenza non sia avvenuta più tardi di 24 mesi prima della data di entrata in vigore della riforma.

Inoltre, gli stessi dovranno presentare la domanda di riammissione alla dilazione entro trenta giorni dall’entrata in vigore della medesima riforma.

Dalla norma si evince che la nuova dilazione non potrà eccedere comunque le 72 rate mensili e che si decade con il mancato pagamento di due rate anche non consecutive.

Se gli importi dovuti superano 50mila euro, la domanda dovrà essere corredata dalla documentazione che comprovi la difficoltà economica del debitore (modello Isee o dati contabili). Per gli importi fino a 50mila euro, invece, non c’è bisogno di alcuna documentazione e la domanda sarà accolta a semplice richiesta.

In questo particolare caso di riammissione alla rateazione (per chi, cioè, era già decaduto nei 2 anni anteriori alla riforma), si perde il beneficio con l’omesso versamento di due rate, anche non consecutive (invece di cinque rate).

A quanto ammonta l’aggio?

A partire dai ruoli consegnati dall’anno prossimo, l’aggio della riscossione coattiva si riduce dall’8% al 6 per cento. L’importo è addebitato con le seguenti modalità:
– nella misura del 3% ciascuno al contribuente e all’ente impositore, se il pagamento avviene nei termini di legge (60 giorni dalla notifica della cartella);
– nella misura del 6% al contribuente, se il pagamento avviene oltre tale scadenza. Per i ruoli da riscossione volontaria, l’aggio è pari all’1%, interamente a carico del debitore.

In caso di dilazione decaduta, il debitore può essere riammesso al piano di rientro versando le rate scadute.
Si decade con il mancato pagamento di cinque rate, anche non consecutive.
La rimessione in termini vale anche per le dilazioni decadute nei 24 mesi precedenti l’entrata in vigore della riforma. In questo caso, va presentata una istanza entro trenta giorni dall’entrata in vigore del decreto; la nuova dilazione non può superare le 72 rate mensili; si decade con il mancato pagamento di due rate, anche non consecutive.

Dopo l’istanza non possono essere iscritti ipoteche e fermi amministrativi. Restano validi i vincoli già apposti; le procedure esecutive in corso si interrompono con il pagamento della prima rata, a meno che non si tratti di procedura vicina alla conclusione con esito positivo per Equitalia; non possono essere avviate nuove procedure esecutive; non possono essere rateizzate le somme che sono state oggetto di segnalazione da parte delle Pubbliche amministrazioni.

note

Autore immagine: 123rf com

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2 Commenti

  1. Fate un eccellente lavoro, ma spesso non si comprende se le valutazioni che fate siano già Legge. In particolare al decreto sulle diazioni ecc il Decreto Legislativo è stato pubblicato sulla GU è Legge??????

    1. @ SALVATORE: IL DECRETO E’ STATO ORMAI APPROVATO IN VIA DEFINITIVA. DEVE SOLO ESSERE PUBBLICATO IN G.U. (A GIORNI): DOPO 15GG DALLA PUBBLICAZIONE IN GAZZ. UFF. SARA’ LEGGE

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