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Avvocati stabiliti: no alla confusione con gli abilitati in Italia

5 Ottobre 2015 | Autore:
Avvocati stabiliti: no alla confusione con gli abilitati in Italia

È obbligatorio indicare per esteso la qualifica di avvocato stabilito per evitare di generare confusione con gli avvocati che hanno conseguito l’abilitazione alla professione in Italia.

Il cliente deve essere trattato con la massima trasparenza dall’avvocato. È per questo che il legale che ha conseguito l’abilitazione in un Paese della Comunità Europea diverso dall’Italia, nel rispetto degli obblighi di trasparenza, deve palesarlo. Come? È necessario qualificarsi non semplicemente come avvocato, ma come “avvocato stabilito”.

Lo ha ribadito in una recente circolare l’ordine forense di Bologna [1], nella quale si affronta, più in generale, il tema dei limiti entro cui un avvocato stabilito può esercitare la professione.

 

Il titolo di avvocato

Nella suddetta circolare si ricorda che l’avvocato stabilito non può spendere in Italia il titolo di avvocato, ma esclusivamente quello del Paese in cui ha ottenuto l’abilitazione: il titolo è così quello di “abogado”, se conseguito ad esempio in Spagna, o di “avocat”, se acquisito in Romania [2]. Il titolo di avvocato non può neppure essere utilizzato in forma abbreviata e il termine “stabilito” deve essere sempre indicato e scritto per intero, non puntato o abbreviato.

L’avvocato che ha conseguito il titolo in un Paese comunitario può esercitare la professione in ciascuno degli Stati membri [3]. In Italia, gli avvocati che hanno conseguito il titolo abilitativo all’estero vengono inseriti in una specifica sezione dell’albo, quella degli “avvocati stabiliti”. Per i primi 3 anni:

– l’attività giudiziale (ossia la rappresentanza, assistenza e difesa nei giudizi civili, penali ed amministrativi, nonché nei procedimenti disciplinari nei quali è necessaria la nomina di un difensore) [4] deve essere esercitata d’intesa con un legale che ha conseguito l’abilitazione in Italia, mentre non sussistono limitazioni per l’esercizio dell’attività stragiudiziale (ossia per l’attività di consulenza, redazione di contratti, ecc…);

– per poter esercitare in Corte di Cassazione e altre giurisdizioni superiori, oltre ad essere affiancato da un legale abilitato nel nostro Paese, l’avvocato stabilito deve:

-dare prova di aver esercitato la professione per almeno 12 anni in uno o più degli Stati membri, tenuto conto anche dell’attività professionale eventualmente svolta in Italia [6];

– deve rispettare le norme legislative, professionali e deontologiche vigenti in Italia;

– non può utilizzare il titolo di avvocato italiano, in quanto ancora non ne è in possesso;

– è sottoposto al potere disciplinare del competente Consiglio dell’Ordine [7].

L’avvocato stabilito che abbia dato prova di aver esercitato in maniera effettiva e regolare la professione in Italia per almeno 3 anni può iscriversi nell’albo degli avvocati e esercitare la professione con il titolo di avvocato [8].

 


note

[1] Ordine forense Bologna, circ. n. 70 del 28.09.2015.

[2] Art. 7, d.lgs. n. 96/2001.

[3] Direttiva 98/5/CE, recepita in Italia con il d.lgs. n. 96/01.

[4] Art. 8, d.lgs. n. 96/2001.

[5] Art. 10, d.lgs. n. 96/2001.

[6] Art. 9, d.lgs. n. 96/2001.

[7] Art. 11, d.lgs. n. 96/2001.

[8] E’ dispensato dalla prova attitudinale di cui all’art. 8 del d.lgs. n. 115/92, in base all’art. 12, d.lgs. n. 96/01.


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