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Fondo patrimoniale: quale utilità?

6 ottobre 2015


Fondo patrimoniale: quale utilità?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 ottobre 2015



Creditori, casa e altri immobili, vincolo del fondo patrimoniale contro il pignoramento: natura del debito e tutela.

La coppia sposata, anche in regime di separazione dei beni, può istituire un fondo patrimoniale su beni mobili o immobili (per come meglio vedremo a breve): col fondo patrimoniale non si vende, né si dona il bene, ma lo si “mette al riparo”, entro determinati limiti, dalle aggressioni dei creditori, pur rimanendo detto bene nella titolarità del precedente intestatario (se la coppia è in regime di comunione, il bene rimane al 50% di entrambi). Per questo, nell’ambito dei mezzi di tutela del patrimonio, il fondo è certamente preferibile rispetto alla donazione o alla vendita: il bene, infatti, non esce fuori dalla disponibilità del proprietario.

Dunque il fondo patrimoniale può considerarsi come un patrimonio di destinazione, separato dai beni dei singoli coniugi, ossia un fondo costituito con determinati beni per far fronte esclusivamente ai bisogni della famiglia. In particolare, i beni del fondo sono funzionali al soddisfacimento degli obblighi di assistenza reciproca e di mantenimento, educazione e istruzione dei figli: per realizzare tale finalità il codice civile stabilisce che nessun creditore può pignorare i beni immessi nel fondo patrimoniale. Con una sola eccezione: se la spesa che ha dato origine al debito è conseguenza di uno dei bisogni della famiglia, il relativo creditore potrà pignorare il fondo patrimoniale. Tanto per fare un esempio: poiché gli oneri condominiali sono una spesa inerente a un bene essenziale per la famiglia – la casa – il condominio potrà pignorare l’immobile inserito nel fondo patrimoniale; così le spese di istruzione per i figli, le tasse sull’abitazione, ecc.

Dunque, non per tutti i creditori vale la regola del divieto di pignoramento dei beni immessi nel fondo patrimoniale, ma solo per quelli contratti per esigenze differenti dai bisogni familiari.

Di recente la Cassazione ha allargato notevolmente il concetto di “spese per i bisogni della famiglia” ricomprendendovi anche i debiti dell’attività lavorativa di uno dei due coniugi quando è con essa che il nucleo familiare si mantiene. Si comprende, così, che la funzione di tutela del fondo si sta gradualmente sgretolando.

L’azione revocatoria

In ogni caso, il fondo patrimoniale – così come ogni altro atto di disposizione dei propri beni (v. donazione, vendita, trust, ecc.) – può essere oggetto di revocatoria da parte dei creditori: in pratica, entro 5 anni dalla data di costituzione del fondo, ogni creditore che riesca a dimostrare che il debitore ha agito, istituendo il fondo, al solo scopo di frodare le ragioni dei creditori, può far sì che il fondo stesso venga (nei suoi confronti) dichiarato inefficace. Con la conseguenza che i relativi beni ivi inseriti saranno pignorabili.

Tale azione revocatoria viene concessa a tutti i creditori per debiti anteriori alla costituzione del fondo (e non per quelli successivi). Inoltre, la possibilità della revocatoria vale per qualsiasi tipo di creditore e non solo per quelli nati da spese per esigenze della famiglia.

La prova che il fondo è stato creato solo per frodare le garanzie dei creditori si dà semplicemente dimostrando che il debitore non ha altri beni, di pari o superiore valore, sui quali il creditore può agire con l’esecuzione forzata.

Differenza con la vendita e la donazione dei beni

A differenza di vendita e donazione dei beni immobili, la costituzione di un fondo patrimoniale è certamente più economica (circa 1.000/1.500 euro). Tuttavia, il regime di revocatoria è assai facile: come si vedrà a breve, per il creditore è sufficiente dimostrare che il debitore non abbia altri beni da aggredire con un pignoramento. Stesso onere della prova semplificato in caso di donazione dei beni (che certamente è più costosa del fondo e presenta lo svantaggio che l’immobile esce dalla titolarità del precedente proprietario). La vendita (a un parente, a un amico, ecc.) invece è più difficile da revocare (il creditore non deve dimostrare soltanto che il debitore non abbia altri beni da aggredire, ma anche che il terzo acquirente fosse a conoscenza delle intenzioni fraudolente del debitore), ma presenta tre grossi svantaggi:

– il bene diventa di proprietà di un altro soggetto;

– gli oneri fiscali sono particolarmente elevati;

– è necessaria una movimentazione bancaria che attesti il pagamento del prezzo.

Chi può costituire il fondo patrimoniale?

Possono costituire il fondo patrimoniale:

– ciascuno o entrambi i coniugi sposati;

– un terzo.

Non può costituire il fondo la coppia di conviventi.

Quali sono i beni che possono essere inseriti nel fondo patrimoniale?

Sono oggetto di fondo patrimoniale i beni immobili, i mobili iscritti in pubblici registri e i titoli di credito. Non possono essere oggetto del fondo, invece, l’azienda e i beni futuri.

Nel fondo patrimoniale può essere conferito il diritto di proprietà sui beni immobili, sui mobili iscritti in pubblici registri e sui titoli di credito; dubbi sussistono sull’attribuzione di altri diritti reali limitati (uso, abitazione, servitù, enfiteusi, usufrutto ecc.).

Come si costituisce il fondo patrimoniale?

Se costituito da uno o da entrambi i coniugi, è necessario l‘atto pubblico con la presenza irrinunciabile dei testimoni; se costituito da un terzo, è necessario l’atto pubblico oppure il testamento (in tutte le sue forme: dunque, non necessariamente il solo testamento pubblico, ma anche l’olografo, il segreto o i testamenti speciali).

La costituzione del fondo patrimoniale per atto tra vivi, effettuata dal terzo, si perfeziona con l’accettazione dei coniugi. L’accettazione può essere fatta anche con atto pubblico posteriore.

In quanto convenzione matrimoniale, il contratto costitutivo del fondo patrimoniale deve essere annotato a margine dell’atto di matrimonio, con l’indicazione della data del contratto, del notaio rogante, delle generalità dei contraenti. Inoltre:

– qualora si tratti di beni immobili o beni mobili registrati, l’atto va trascritto nei pubblici registri. Tuttavia, l’opponibilità del fondo ai creditori opera a partire dalla semplice annotazione dell’atto a margine dell’atto di matrimonio, non rilevando a tal fine la trascrizione. Se l’annotazione della convenzione all’atto di matrimonio è successiva all’iscrizione ipotecaria o al pignoramento il fondo patrimoniale non è opponibile al creditore procedente. Allo stesso risultato si perviene quando il pignoramento sia successivo all’annotazione, ma l’ipoteca sia stata iscritta in precedenza, in quanto con l’iscrizione sorge immediatamente per il creditore il potere di espropriare il bene con prevalenza rispetto ai vincoli successivi;

– qualora si tratti di titoli di credito, essi devono essere vincolati rendendoli nominativi (ciò è necessario, ovviamente, qualora non lo siano già, ma abbiano la forme dei titoli all’ordine o al portatore); inoltre, si deve procedere all’annotazione del vincolo sul titolo stesso e nel registro dell’emittente.

Quale limite può esservi alla costituzione del fondo patrimoniale?

La costituzione ad opera di uno solo dei coniugi o di un terzo è soggetta, in caso di successione, ad azione di riduzione della legittima, qualora leda la quota dei legittimari del costituente; allo stesso modo, la costituzione di fondo patrimoniale non può essere imposta a un legittimario.

Con una recente riforma, è stato previsto che la pignorabilità dei beni inseriti nel fondo patrimoniale non richiede la previa azione revocatoria se il creditore, purché sorto prima della costituzione del fondo stesso, abbia trascritto il proprio atto di pignoramento entro 1 anno dalla trascrizione del fondo nei pubblici registri. In pratica, il regime di opponibilità del fondo patrimoniale può essere così sintetizzato:

entro 1 anno dalla costituzione del fondo, è sempre possibile il pignoramento dei beni del fondo, da parte dei creditori, a condizione che questi abbiano trascritto, nell’anno successivo alla costituzione del fondo medesimo, il proprio atto di pignoramento;

– superato l’anno, e per i successivi 4 anni (per un totale di 5 anni dalla data di costituzione del fondo), è sempre possibile l’azione revocatoria.

Si può modificare, in un momento successivo, la composizione del fondo patrimoniale?

È consentito l’ampliamento del novero dei beni oggetto del fondo patrimoniale, adottando le stesse modalità di forma con le quali si è costituito il fondo (l’atto pubblico con la presenza irrinunciabile dei testimoni, se costituito da uno o entrambi i coniugi; l’atto pubblico o il testamento in tutte le sue forme, se costituito da un terzo); si ritiene consentita anche la riduzione dei beni oggetto di fondo patrimoniale, purché non vi siano figli minori.

A chi spetta la titolarità dei beni sul fondo patrimoniale?

La proprietà dei beni del fondo spetta a entrambi i coniugi, salvo che nell’atto di costituzione sia diversamente stabilito.

L’amministrazione dei beni del fondo, a prescindere dalla titolarità (congiunta o di uno solo dei coniugi) è regolata dalle norme sulla comunione legale (art. 168, comma 3, c.c.). Pertanto:

– gli atti di ordinaria amministrazione e la rappresentanza in giudizio spettano disgiuntamente a entrambi i coniugi;

– gli atti di straordinaria amministrazione, se non è stato diversamente disposto nell’atto di costituzione, devono essere compiuti congiuntamente da entrambi i coniugi;

– in tale ultima ipotesi, però, se vi sono figli minori, non si possono alienare, ipotecare, dare in pegno o comunque vincolare beni del fondo patrimoniale senza l’autorizzazione del giudice che può rilasciarla nei soli casi di necessità o di utilità evidente.

I frutti dei beni costituenti il fondo patrimoniale sono impiegati per i bisogni della famiglia.

Si può vendere un bene inserito nel fondo patrimoniale?

Salvo che sia stato espressamente consentito nell’atto di costituzione, i beni del fondo patrimoniale possono essere alienati, ipotecati, dati in pegno o comunque essere vincolati solo con il consenso di entrambi i coniugi e in presenza di figli minorenni con l’autorizzazione concessa dal giudice nei soli casi di necessità od utilità evidente.

Il provvedimento autorizzativo viene emesso dal giudice in camera di consiglio.

Limiti al pignoramento dei beni nel fondo patrimoniale

Come detto in precedenza, sui beni del fondo e sui frutti di essi potranno agire in via esecutiva, con un pignoramento, solo i soggetti il cui diritto di credito sia sorto per il soddisfacimento dei bisogni della famiglia e i soggetti il cui credito sia stato contratto per scopi estranei al soddisfacimento della famiglia, ma che in buona fede ignorino tale circostanza. Ciò vale sia se il creditore è sorto prima che dopo la costituzione del fondo.

L’esecuzione sui beni e sui frutti degli stessi non può aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia. L’onere di provare l’estraneità del credito ai bisogni familiari e la consapevolezza del creditore grava sui coniugi.

Quando cessa il fondo patrimoniale?

Il fondo cessa di esistere con l’annullamento del matrimonio o il divorzio sempre a condizione che non ci siano figli minorenni; se invece ve ne sono, il fondo cessa con il raggiungimento, da parte loro, della maggiore età.

Non determinano lo scioglimento del fondo la separazione giudiziale dei beni o la separazione personale dei coniugi o il fallimento di uno di essi (peraltro, in tale ultima ipotesi, il fondo patrimoniale è acquisito alla massa fallimentare per soddisfare i soli creditori che avrebbero diritto di agire su tali).

Quando a seguito dell’annullamento o dello scioglimento o della cessazione degli effetti civili del matrimonio il fondo si scioglie, venuti a maggiore età tutti i figli, il giudice – considerate le condizioni economiche dei genitori e dei figli ed ogni altra circostanza – può attribuire ai figli medesimi, in godimento o in proprietà, una quota dei beni del fondo.


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