Nuova pensione anticipata con prestito a carico delle aziende

6 Ott 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 Ott 2015



Nuova pensione flessibile: prestito pensionistico pagato dalle aziende nella Legge di Stabilità 2016.

Pensione anticipata ancora sotto i riflettori: ci si avvicina sempre di più alla discussione della Legge di Stabilità 2016, entro la quale dovrà essere contenuta, se non una vera e propria riforma delle pensioni, almeno un sistema che renda più flessibile il DL Salva Italia[1], meglio noto come Legge Fornero.

Sono state fatte diverse ipotesi di pensione anticipata flessibile, alcune abbastanza concrete, specie in termini di conti pubblici, altre più ottimistiche ma troppo avulse da quella che è la realtà delle casse erariali.

Finalmente stasera è stata annunciata una proposta che accontenta più o meno tutti, senza alcuna ripercussione nei conti pubblici: il prestito pensionistico pagato dalle aziende.

Pensione anticipata con prestito pensionistico

L’ipotesi di anticipare l’uscita dal lavoro con un prestito pensionistico non è nuova, ma è stata formulata da mesi.

Si tratta di un modo per pensionarsi con anni di anticipo (le proposte presentate vanno dai 2 ai 5 anni), tramite un prestito: il lavoratore dovrebbe quindi restituire a rate la pensione anticipata, una volta raggiunti i requisiti previsti dalla Legge Fornero.

Il problema di una manovra simile consiste, tuttavia, nei costi: metterli tutti a carico del pensionato comporterebbe un futuro di povertà, per chi non ha diritto ad un’alta pensione. Metterli a carico dell’Inps comporterebbe problematiche non di poco conto nelle Casse Erariali, già di per sé non prospere, specialmente in un primo periodo, nel quale si registrerebbe un’impennata delle domande.

La soluzione reperita in questi giorni, invece, pone i costi a carico delle aziende, con un piccolo incentivo statale: il prestito pensionistico, in pratica, sarebbe utilizzato al posto dei vecchi accordi d’esodo, per anticipare l’uscita dal lavoro dei dipendenti prossimi al pensionamento. L’azienda anticiperebbe la pensione al lavoratore, che poi dovrebbe restituire il prestito (ma non interamente) alla stessa impresa; una piccola parte dei costi, nei limiti delle risorse disponibili, sarebbe coperta dall’Inps, anche sotto forma di sgravio contributivo per il datore di lavoro.

Questa nuova opzione interesserà sicuramente le grandi aziende, che utilizzano sovente le procedure d’esodo dei lavoratori: pur essendo vero che le spese per l’uscita anticipata dei dipendenti siano alte, è altrettanto vero il risparmio in termini di contributi e stipendi, grazie all’utilizzo di stagisti, apprendisti, e nuove assunzioni con sgravi contributivi.

Il discorso è molto più in salita, invece, per le Pmi, la maggior parte delle quali ha grossi problemi di liquidità e non potrebbe sostenere costi simili, pur prevedendone la restituzione.

Si tratta, comunque, di un passo avanti, e di una nuova speranza per molti dei lavoratori che rischiano di restare senza stipendio né pensione, in attesa di una soluzione che comprenda tutti coloro che necessitano di pensionarsi in breve tempo.

note

[1] D.L. 201/2011.


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