Disoccupazione, nuovo sussidio europeo allo studio

7 ottobre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 ottobre 2015



Disoccupazione europea, nuovo sussidio contro i periodi di crisi del mercato del lavoro.

Grazie al Jobs Act, il sistema degli ammortizzatori sociali è stato profondamente rinnovato ed ampliato, nonché reso più “meritocratico” verso chi cerca attivamente lavoro e finalizzato alla riqualificazione dei disoccupati.

Tuttavia, ci si rende conto che i tre sussidi di disoccupazione italiani, Naspi, Asdi e Dis-coll, da soli siano insufficienti, in un mercato in continua evoluzione, soggetto a una sempre maggiore flessibilità e ad alti e bassi ciclici sempre più frequenti.

Il mercato europeo è una realtà in costante ampliamento, come lo è, parallelamente, il mercato del lavoro europeo: non tutti i Paesi, però, reagiscono allo stesso modo alle crisi, poiché le ricadute in termini occupazionali, in molti Stati, sono davvero drammatiche, contrariamente ad altre Nazioni, nelle quali la sicurezza sociale è strutturata meglio. Ma una disparità simile, nell’ottica di un’europeizzazione sempre più radicata, non è tollerabile.

Ecco perché non si possono più lasciare i singoli stati in balia delle crisi periodiche, ma è necessario un sussidio di disoccupazione europeo che subentri, almeno nei periodi di shock economico, ad integrazione degli ammortizzatori sociali nazionali. Questo è quanto ha spiegato ieri il Ministro dell’Economia Padoan, al Consiglio Europeo e durante una lezione all’Università di Lussemburgo.

Disoccupazione europea: come funzionerebbe

Nel dettaglio, la disoccupazione europea sarebbe un sussidio, pari a circa il 40-50% dello stipendio, della durata dai 6 agli 8 mesi, al quale si avrebbe diritto in periodi di recessione, durante i quali le casse erariali non riuscirebbero a far fronte all’impennata di domande di disoccupazione. Non coprirebbe, dunque, quei mercati del lavoro in cui la mancanza di occupazione è molto alta, ma stabile, anche se sono presenti dei picchi dovuti alla stagionalità. Il sussidio europeo entrerebbe in gioco solo in caso di crisi anomala, comportante un elevato numero di soggetti senza impiego.

Qualora le dotazioni per la disoccupazione europea lo permettessero, l’ammortizzatore potrebbe anche allungare, di circa 6 – 8 mesi, le indennità per la perdita d’impiego previste dai singoli Paesi, almeno in momenti di recessione particolarmente grave.

Unione Europea e sussidi ai cittadini

Padoan ha anche ribadito la necessità di rafforzare l’Unione Economica e Monetaria europea, per poter operare un sufficiente stanziamento di risorse per la disoccupazione europea; è necessario mettere la parola fine a politiche di austerità che non contemplino incentivi per la crescita. Il risparmio fine a sé stesso blocca lo sviluppo, e senza sviluppo non si riuscirà mai ad uscire definitivamente da questa crisi, della quale ancora oggi stiamo subendo le conseguenze. In definitiva, i cittadini non devono più essere portati a considerare l’Unione Europea come un’istituzione appartenente alle banche, brava solo a dire no quando si tratta di tagliare le tasse e concedere sussidi ai cittadini, ma come un’istituzione di tutti, capace di aiutare il cittadino nei momenti di necessità.


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Autore immagine: 123rf com


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