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Illeciti i ritardi della P.A. nel pagamento delle somme per gli appalti

7 ottobre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 ottobre 2015



Il cosiddetto “Patto di stabilità” e le difficoltà nei trasferimenti dei finanziamenti alle stazioni appaltanti, vengono spesso considerate cause oggettive di giustificazione nel ritardo dei pagamenti all’appaltatore. Non è così. L’Anticorruzione precisa che la Pubblica Amministrazione ha sempre l’obbligo di pagare puntualmente.

 

Un comunicato del Presidente dell’A.N.A.C. (Autorità anticorruzione) nella sua funzione di vigilanza sugli appalti pubblici, chiarisce quali siano i diritti dell’appaltatore ed i corrispondenti obblighi della Pubblica Amministrazione circa i tempi di pagamento.

È molto frequente il caso di imprese che, dopo aver eseguito lavori pubblici o aver fornito servizi, si sentano dire dal funzionario o dal politico di turno che “La Regione – o lo Stato – non ha trasferito le somme dovute” e che, pertanto, i pagamenti previsti dal contratto non possono essere fatti puntualmente, o lo saranno quando si avrà la disponibilità delle somme.

Oltre ai gravi problemi finanziari che questi ritardi provocano nelle imprese che, sempre più malvolentieri, forniscono beni o servizi o eseguono lavori in appalto per enti pubblici, questa prassi che fa parte della realtà quotidiana si pone in palese contraddizione con il principio di libera concorrenza del mercato.

Molte imprese, infatti, preferiscono non avere a che fare con il “pubblico” ben sapendo che i tempi dei pagamenti non possono essere previsti e che, quindi, non potranno sostenere l’onere di dover anticipare somme ingenti per le spese, senza certezza nei tempi di recupero.

Il Dott. Cantone, nel comunicato del 6 ottobre, ribadisce un principio sacrosanto: qualunque provvedimento di spesa deve avere idonea copertura finanziaria: lo stabilisce l’art. 81 della Costituzione.

La Pubblica Amministrazione – afferma il Garante – ha l’obbligo di verificare fin dall’appalto di un’opera o di un servizio, di essere in grado di rispettare i tempi di pagamento previsti nel contratto.

Viene richiamata una Determinazione del 2010 [1] nella quale l’Autorità Anticorruzione stabilì che, per derogare alla normativa sui pagamenti, [2] non può ritenersi sufficiente che la stazione appaltante richiami genericamente nel bando di gara – come spesso avviene – la necessità di rispetto del Patto di stabilità: le ragioni del ritardo possono essere solo oggettive e non possono rimandare alle difficoltà nei trasferimenti o ai vincoli di bilancio stabiliti nella varie Leggi finanziarie.

Si tratta di un inizio: l’efficienza dell’apparato pubblico, la necessità che anche negli appalti si sappia con precisione quando l’appaltatore riceverà i dovuti corrispettivi, è una meta difficile da raggiungere. La competitività del sistema, però, non può fare a meno di un elementare principio che è alla base di tutti i rapporti economici, e cioè la certezza e la puntualità nei pagamenti. E se questa regola vale nei contratti tra privati, non si vede perché non debba valere anche nei confronti delle amministrazioni pubbliche.

Questo il testo del Comunicato.

Autorità Nazionale Anticorruzione

VIGILANZA CONTRATTI PUBBLICI

COMUNICATO DEL PRESIDENTE

Oggetto: clausole relative alle modalità di pagamento dei lavori pubblici finanziati in tutto o in parte da soggetti esterni.

E’ stata segnalata all’Autorità la circostanza che in diversi bandi di gara relativi all’affidamento di lavori pubblici viene inserita una clausola che subordina i pagamenti dovuti all’impresa esecutrice all’ottenimento di finanziamenti da parte di soggetti terzi (es. finanziamenti derivanti da fondi europei) ovvero a risorse non ancora a disposizione – quanto meno in termini di cassa – da parte della stazione appaltante.

Come noto, il principio di buon andamento di cui all’art. 97 Cost. unitamente alle previsioni dell’art. 81 Cost. impone che i provvedimenti comportanti una spesa siano adottati soltanto in presenza di idonea copertura finanziaria. In attuazione di tali principi, ad esempio, il d.lgs. 267/2000, Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, prevede che «gli enti locali possono effettuare spese solo se sussiste l’impegno contabile registrato sul competente programma del bilancio di previsione e l’attestazione della copertura finanziaria di cui all’articolo 153, comma 5 (art. 191, comma 1)».

Pertanto, la stazione appaltante ha l’onere di verificare ex ante la sostenibilità finanziaria degli interventi che intende realizzare, anche in considerazione dei limiti posti dal patto di stabilità, garantendone la permanenza anche in fase di esecuzione, coerentemente a quanto previsto nel bando di gara che, a norma dell’art. 64 d.lgs. 163/2006, deve contenere, tra l’altro, le informazioni di cui all’allegato IX A del Codice dei contratti pubblici, ivi incluse quelle relative alle modalità essenziali di finanziamento e di pagamento e/o riferimenti alle disposizioni in materia.

Su tale ultimo punto, si precisa che la specifica disciplina dei termini e delle modalità di pagamento previste nella lex specialis deve essere conforme alle prescrizioni normative di cui al d.lgs. 9.10.2002 n. 231, come modificato dal d.lgs. 9.11.2012 n. 192. Si richiama in merito la determinazione dell’Autorità n. 4 del 7.7.2010, nella quale è indicato che «non può ritenersi sufficiente che la stazione appaltante per derogare alla suddetta normativa puntuale, faccia in 2 sede di bando di gara un generico richiamo alla necessità del rispetto del patto di stabilità interno. Eventualmente, in via del tutto eccezionale, il bando potrà indicare quelle condizioni oggettive, specificamente individuate, che impediscono alla stazione appaltante di rispettare le condizioni di pagamento imposte dalle norme, purché le stesse non siano imputabili alla violazione del dovere generale che grava sulle amministrazioni pubbliche di verificare la compatibilità del programma dei pagamenti con i relativi stanziamenti di bilancio e con le regole di finanza pubblica».

Si rileva, infine, che la previsione di termini e modalità di pagamento incerti, in quanto legati a finanziamenti ottenuti ma non ancora erogati, oltre a non poter garantire la tassatività dei termini di pagamento prescritta dal diritto comunitario e nazionale, genera problematiche connesse alla sostenibilità della partecipazione alle gare stesse da parte dei soggetti privati, riducendone gli incentivi ed alterando, in tal modo, le condizioni di concorrenza sul mercato.

Raffaele Cantone

Depositato presso la segreteria del Consiglio in data 6 ottobre 2015

Il Segretario Maria Esposito

note

[1] Determinazione N. 4 del 7/2/2010

[2] Decreto Legislativo 9/10/2002 n. 231 come modificato dal Decreto Legislativo 9/11/2012 n. 192


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