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Lo sai che? Appello: valida la costituzione con velina

Lo sai che? Pubblicato il 8 ottobre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 ottobre 2015

Sufficiente il deposito del fascicolo di parte con la copia e non l’originale dell’atto notificato alla controparte.

Nel giudizio di appello, l’appellante si buon costituire a mezzo di velina, ossia con il deposito in cancelleria della nota d’iscrizione a ruolo e del proprio fascicolo contenente la copia – e non l’originale – dell’atto di impugnazione notificato alla controparte: la costituzione a mezzo di velina, infatti, comporta una mera irregolarità rispetto alla modalità stabilita dalla legge che ben può essere sanata con la produzione dell’originale dell’atto notificato alla prima udienza. Inoltre, tale irregolarità non arreca alcuna lesione sostanziale ai diritti della parte convenuta per cui non vi è ragione di sanzionarla con l’improcedibilità della causa di appello, non essendo riconducibile ad alcuna delle ipotesi di mancata tempestiva costituzione dell’appellante, previste tassativamente, quali cause di improcedibilità, dal codice di procedura [1].

È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [2].

note

[1] Art. 348 cod. proc. civ.

[2] Cass. sent. n. 19901/15 del 6.10.2015.

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 1 luglio – 6 ottobre 2015, n. 19901
Presidente Russo – Relatore Cirillo

Svolgimento del processo

1. D. S. convenne in giudizio, davanti al Giudice di pace di Melito Porto Salvo, il Ministero della difesa e la società di assicurazione Assitalia, chiedendo il risarcimento dei danni conseguenti al sinistro stradale occorso tra il motociclo da lui condotto ed un altro motociclo appartenente al Ministero convenuto e condotto da un carabiniere.
Si costituì il Ministero, chiedendo il rigetto della domanda e proponendo domanda riconvenzionale per il risarcimento dei danni patiti dal motociclo antagonista.
Il Giudice di pace applicò la presunzione di pari responsabilità e liquidò i rispettivi danni, compensando le spese di giudizio.
2. La sentenza è stata appellata in via principale dal Ministero della difesa e in via incidentale dalla società Assitalia e dal S..
Il Tribunale di Reggio Calabria, con sentenza del 5 maggio 2011, ha dichiarato improcedibile l’appello principale, ha riconosciuto che l’appello incidentale dell’Assitalia aveva perso efficacia, siccome tardivo, ai sensi dell’art. 334, secondo comma, cod. proc. civ., ed ha dichiarato inammissibile l’appello incidentale del S., in quanto tardivo a prescindere dalle sorti dell’appello principale.
Per quanto ancora interessa in questa sede, il Tribunale ha motivato la decisione di improcedibilità dell’appello principale sul rilievo che, essendo stato detto gravame notificato nelle date 28 agosto, 31 agosto e 25 settembre 2009, con iscrizione della causa a ruolo in data 2 settembre 2009, tale iscrizione era avvenuta a mezzo della c.d. velina, priva della notifica alle controparti, mentre l’originale dell’atto di citazione era stato prodotto solo all’udienza del 20 maggio 2010, fissata a seguito dell’appello incidentale della società di assicurazione.
Sulla base di simile premessa in fatto, il Tribunale ha richiamato la sentenza 1° luglio 2008, n. 18009, ed altre pronunce conformi che, occupandosi della costituzione dell’appellante nel relativo giudizio, hanno stabilito che, ove l’atto di costituzione in appello avvenga tramite la c.d. velina, ciò comporta l’improcedibilità dell’impugnazione ai sensi dell’art. 348 del codice di procedura civile.
3. Contro la sentenza del Tribunale di Reggio Calabria propone ricorso il Ministero della difesa, con atto affidato a tre motivi.
Resiste con controricorso D. S..
Le società di assicurazione intimate non hanno svolto attività difensiva in questa sede.

Motivi della decisione

l. Con il primo motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360, primo comma, n. 3), cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione degli artt. 165, 347 e 348 del codice di procedura civile.
Osserva il Ministero ricorrente che l’orientamento giurisprudenziale seguito dal Tribunale sarebbe in contrasto con la giurisprudenza successiva, ed anche precedente, che ha affermato principi opposti. Il motivo in esame richiama numerose pronunce di legittimità ~ fra cui la sentenza 18 maggio 2011, n. 10864, delle Sezioni Unite di questa Corte – le quali, sulla base del richiamo all’art. 165 cod. proc. civ., hanno stabilito che se la causa viene iscritta a ruolo tramite velina, i controlli sulla regolarità degli atti saranno compiuti dal cancelliere nel momento dell’inserimento dell’originale dell’atto nel fascicolo; sicché nessuna illegittimità deriva in primo grado, e nessuna improcedibilità, dell’appello, in caso di costituzione col deposito della velina.
2. Con il secondo motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360, primo comma, n. 5), cod. proc. civ., omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su fatti controversi e decisivi per il giudizio.
Rileva la parte ricorrente che la decisione del Tribunale sarebbe stata assunta sulla scia di un orientamento minoritario anche all’interno dello stesso Tribunale reggino, per cui sarebbe stato leso il principio dell’affidamento da riporre nella stabilità delle decisioni giurisprudenziali.
3. Con il terzo motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360, primo comma, n. 3), cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione degli artt. 165, 347 e 348 cod. proc. civ., in riferimento all’art. 24 della Costituzione.
Sulla base del parametro costituzionale, infatti, dovrebbe essere riconosciuto il prevalente diritto delle parti ad ottenere una pronuncia definendo nel merito il contenzioso, piuttosto che sacrificare il diritto di difesa in nome di un orientamento destinato a garantire solo un’apparente maggiore celerità dei giudizi. Il principio di conservazione degli atti processuali dovrebbe imporre di accogliere l’interpretazione opposta rispetto a quella del Tribunale.
4. Il primo motivo di ricorso è fondato.
4.1. La tesi accolta dal Tribunale di Reggio Calabria è smentita dall’ormai pacifico orientamento della giurisprudenza di questa Corte secondo cui la costituzione in giudizio dell’appellante mediante deposito in cancelleria della nota d’iscrizione a ruolo e del proprio fascicolo, contenente, tuttavia, la copia, anziché l’originale, dell’atto di impugnazione notificato alla controparte, costituisce una mera irregolarità rispetto alla modalità stabilita dalla legge, non arrecando nessuna lesione sostanziale ai diritti della parte convenuta; pertanto, è da escludere che detta irregolarità possa comportare l’improcedibilità del gravame, non essendo riconducibile ad alcuna delle ipotesi di mancata tempestiva costituzione dell’appellante, previste tassativamente, quali cause d’improcedibilità, dall’art.348 cod. proc. civ., nel testo novellato dalla legge 26 novembre 1990, n. 353 (v., tra le altre, l’ordinanza 29 luglio 2009, n. 17666, le sentenze 17 novembre 2010, n. 23192, 8 maggio 2012, n. 6912, e l’ordinanza 16 dicembre 2014, n. 26437).
Tali pronunce, infatti, hanno ricordato che la modifica dell’art. 348 cod. proc. civ. introdotta dalla legge n. 353 del 1990 ha limitato l’improcedibilità dell’appello al solo caso della mancata costituzione nei termini.
È appena il caso di rilevare, poi, che la sentenza n. 18009 del 2008 di questa Corte è stata impropriamente richiamata dal Tribunale reggino, perché essa era chiamata a risolvere un caso diverso da quello odierno, e cioè quello del deposito dell’atto di citazione in appello privo della notifica alla controparte.
4.2. L’accoglimento del primo motivo rende superfluo l’esame del secondo e del terzo, che rimangono assorbiti.
5. L’accoglimento del ricorso del Ministero della difesa impone a questa Corte di tenere presente che il S., pur non avendo proposto un ricorso incidentale, ha tuttavia avanzato una propria censura alla sentenza impugnata, rilevando che essa non avrebbe provveduto su di una ulteriore questione, proposta in questa sede, e cioè che il Ministero avrebbe promosso il giudizio di appello senza produrre la procura originale per quel grado di giudizio.
Si rileva, al riguardo, che tale osservazione è priva di ogni fondamento, giacché la giurisprudenza di questa Corte ha affermato che l’iniziativa giudiziaria dell’Avvocatura dello Stato richiede il consenso dell’Amministrazione rappresentata solo ai fini del rapporto interno, perché lo lus postulandi dell’Avvocatura non ha bisogno di un conferimento della procura alle liti (v. la sentenza 15 novembre 2005, n. 23020, delle Sezioni Unite e la sentenza 22 aprile 2008, n. 10374).
6. Il ricorso è pertanto accolto e la sentenza impugnata è cassata.
Il giudizio è rinviato al Tribunale di Reggio Calabria, in diversa composizione personale, il quale deciderà attenendosi al principio di diritto sopra richiamato.
Al giudice di rinvio è demandato anche il compito di liquidare le spese del presente giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata e rinvia al Tribunale di Reggio Calabria, in diversa composizione personale, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di cassazione.


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