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Assistenza all’anziano: quali responsabilità per i figli?

10 Ottobre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Ottobre 2015



Conseguenze civili e penali derivanti dalla mancate cure ai genitori anziani e non autosufficienti: consigli pratici.

 

Quando in una famiglia i genitori diventano anziani e, non di rado, incapaci di badare (anche solo in parte) a se stessi, accade purtroppo spesso che i figli si trovino a litigare riguardo alla loro necessaria assistenza e sostegno economico. Capita allora che anche chi è animato dalle migliori intenzioni, si trovi nella condizione di non saper cosa fare a causa dei rifiuti e delle scuse portate dai fratelli o dagli altri congiunti.

A riguardo, è bene subito chiarire che occuparsi delle cure e dell’assistenza di un genitore che, a causa della salute precaria, dell’età avanzata o delle ridotte disponibilità economiche non è in grado di provvedere a se stesso, anche solo parzialmente, non è solo un dovere morale ma anche giuridico.

Se, infatti, non esiste una specifica norma che imponga assistenza morale e materiale all’anziano in quanto tale, come contrariamente avviene con riguardo ai doveri reciproci fra coniugi e ai doveri dei genitori verso i figli [1], è pur vero, tuttavia che la legge disciplina una serie di situazioni alle quali ci si può senz’altro richiamare con specifico riferimento al problema in esame.

Obblighi verso i genitori: cosa prevede la legge

Innanzitutto va chiarito che per legge [2], fino a quando il figlio convive con la famiglia d’origine egli ha anche l’obbligo:

– di rispettare i genitori

– nonché di contribuire al mantenimento della famiglia in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze e al proprio reddito.

Sbaglia, perciò, chi ritiene naturale, continuando ad abitare con il genitore fino a ben oltre la maggiore età, di dover ricevere da quest’ultimo vitto, alloggio, cure e assistenza, senza che gravino anche su di lui dei precisi doveri morali e materiali.

Gli alimenti (il sostegno economico) agli anziani

Va poi considerato che il soggetto di età avanzata è molto spesso anche una persona che versa in “stato di bisogno” in quanto non dispone di redditi propri o, anche quando ne dispone, questi si rivelano insufficienti per provvedere a tutte quelle necessità di cura e assistenza che si accrescono inevitabilmente in misura proporzionale all’età e all’aggravarsi di eventuali malattie.

Nel soggetto anziano, infatti, come più volte ribadito dalla Cassazione [3] l’incapacità di provvedere, in tutto o in parte, al proprio sostentamento (strettamente legata a quella lavorativa) deve ritenersi implicita e non necessita, quindi, di una specifica prova contraria (che comunque può sempre essere fornita da chi ne abbia interesse).

Ricorrendo, dunque, queste condizioni (stato di bisogno e incapacità di autosostentamento) è dovere dei figli (a prescindere dalla convivenza con l’anziano) concorrere nel versare al genitore gli alimenti [5], ciascuno in proporzione delle proprie condizioni economiche.

Sul tema ci siamo specificamente soffermati nella guida Stato di bisogno di familiari anziani: alimenti, come e da chi ottenerli alla quale rinviamo, non senza prima fare alcune importanti precisazioni:

– per chi non ha i mezzi economici, l’ obbligato può adempiere all’obbligo di versare gli alimenti anche con modalità alternative al corresponsione di una somma di denaro, offrendo al richiedente di ospitarlo e mantenerlo in casa;

– in mancanza di accordo tra i soggetti obbligati la decisione viene presa dal giudice in proporzione al bisogno del richiedente e alle condizioni economiche di chi dovrà somministrarli: il magistrato potrà anche, in caso di urgente necessità, porre l’obbligazione a carico di uno solo tra quelli che vi sono obbligati, salvo il regresso verso gli altri.

Dunque, ove sorga un contrasto tra fratelli (o altri familiari) in merito ad un adempimento spontaneo, l’interessato potrà rivolgersi al giudice affinché stabilisca le modalità di somministrazione degli alimenti, per la quale non possono ritenersi esentati neppure coloro che per ragioni di lavoro abbiano posto la propria dimora lontano dal soggetto bisognoso (classico il caso del figlio che adduce come motivazione per disinteressarsi del genitore il fatto di vivere in un’altra città).

Si tratta questa di una soluzione che non esclude la scelta di affiancare l’anziano alla figura di un amministratore di sostegno, (preferibilmente scelto tra uno dei familiari) affinché – redigendo un periodico rendiconto al giudice tutelare – curi gli interessi dell’anziano che si trovi nell’incapacità, anche solo parziale, di provvedervi.

Le conseguenze penali della mancata assistenza all’anziano 

Nel caso in cui, poi, all’anziano (la legge parla di “ascendenti”) vengano fatti mancare i mezzi di sussistenza, il rischio è quello di dover rispondere del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare [6] punito con la reclusione fino a un anno e con la multa da 103 a 1.032 euro.

Sempre sotto lo stretto profilo penale, il comportamento dei figli (o di altri familiari) che manchino di prestare all’anziano cure e assistenza configura un’autonoma figura di reato che è quella dell’ abbandono di minori o persone incapaci [4]: esso punisce, infatti, oltre all’ abbandono del minore, anche quello della persona “incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a se stessa”.

Per abbandono si intende non solo il fatto di lasciare il soggetto in balia di se stesso ma anche quello di affidarlo, sia pure per breve tempo, a persone che non siano in grado di prendersene cura: si pensi al caso dell’anziano che, per la particolare situazione di salute in cui versa, necessiti di specifiche cure infermieristiche.

La pena prevista per questo reato è quella della reclusione da 6 mesi a cinque anni, ma tale pena è aumentata quando l’abbandono è posto in essere da soggetti particolarmente vicini al soggetto bisognoso, quali il coniuge o i figli.

L’anziano che per l’età avanzata o la malattia sia incapace di provvedere a se stesso è, infatti, equiparabile al minore che venga lasciato solo in casa. Come ha infatti chiarito la Cassazione, la vecchiaia può considerarsi come una causa di incapacità di provvedere a se stessi; per tale motivo essa implica la custodia e la cura dell’ anziano in modo tale che gli siano garantite le misure occorrenti per l’igiene propria e dell’ambiente in cui vive [7].

Tuttavia, sempre i Supremi giudici hanno spiegato che «ai fini della sussistenza del reato, la presunzione di incapacità non è assoluta in quanto essa non costituisce una condizione patologica bensì fisiologica che deve essere accertata concretamente quale possibile causa di inettitudine fisica o mentale all’adeguato controllo di ordinarie situazioni di pericolo per l’incolumità propria» [6].

Che succede se è l’anziano a rifiutare l’assistenza?

Non è poi raro il caso che il genitore, proprio in ragione di quella caparbietà che spesso caratterizza le persone più anziane, sia il primo a rifiutare di essere assistito, specie quando – impossibilitati per ragioni di lavoro all’assistenza diretta – i figli siano costretti a delegare un terzo (ad esempio una badante) alle sue cure.

Spesso il rifiuto dell’anziano scaturisce dal timore del cambiamento delle proprie abitudini di vita o dall’incapacità di accettare di non essere più in grado di occuparsi da solo di se stesso. In tal caso, sotto il profilo strettamente legale, non viene meno l’obbligo dei figli alla cura e all’assistenza e ciò significa che essi potrebbero ugualmente incorrere in responsabilità specie dove il genitore, lasciato incustodito, si procuri delle lesioni o venga segnalato alle autorità in quanto versi in stato di abbandono.

Sotto il profilo strettamente giuridico la soluzione non è da ricercare – ove naturalmente il genitore sia nella piena capacità di intendere e di volere – nel farsi firmare da quest’ultimo una dichiarazione scritta di rifiuto all’assistenza. Tale soluzione, infatti, non sarebbe in grado di mettere i figli a totale riparo da responsabilità atteso che il reato di abbandono di persone incapaci fa riferimento alla condizione oggettiva di incapacità (cioè a quella di non avere le capacità fisiche e/o cognitive per poter far poter far fronte a situazioni di necessità) e non a quella giuridica (ad esempio l’interdizione dichiarata dal giudice).

Si tratta, come è evidente, di situazioni delicate ed estremamente difficili da gestire, ma il consiglio, nel primario interesse dell’anziano prima ancora che della famiglia, è quello di non assecondare la sua volontà di totale autonomia, specie dove si sia pienamente consapevoli della sua situazione di non autosufficienza. Una adeguata assistenza, infatti, ha proprio lo scopo di condurre il soggetto bisognoso di cure ad un prolungamento e non ad una limitazione della sua autonomia e occorre puntare a rendere l’anziano consapevole proprio di questo.

Assistenza all’anziano: consigli pratici

Ecco allora di seguito alcuni suggerimenti per coloro che si trovano a scontrarsi da un lato con la necessità di ricorrere ad una forma di assistenza esterna per il genitore e dall’altro col rifiuto di quest’ultimo a farsi aiutare:

valutare prioritariamente in famiglia quale possa essere la forma di tutela più giusta per il congiunto, a seconda della gravità del problema (amministrazione di sostegno, interdizione, semplice assistenza domiciliare, ecc.) e verificare se uno dei familiari sia disposto ad assumere l’incarico di sostegno dell’anziano non solo per gestire le ordinarie questioni economiche ma anche quelle dell’assistenza quotidiana;

informarsi preventivamente su chi possano essere i soggetti e/o le strutture in grado di fornire, nel luogo di residenza dell’anziano, assistenza domiciliare (o ricovero per i casi più gravi), in modo da essere in grado di parlare al familiare più che consapevolmente ed essere in grado di dare risposta ai dubbi che certamente esprimerà;

ascoltare e non sminuire le esigenze espresse dall’anziano senza mostrarsi impositivi (ad esempio l’esigenza di essere accompagnato solo per alcuni momenti della giornata);

– affrontare il problema in momenti di reciproco relax, in modo da essere entrambi aperti al dialogo;

– cercare di coinvolgere nel problema altri familiari o persone nelle quali il genitore ripone fiducia;

– spiegare all’anziano che l’assistenza renderebbe da un lato voi più sereni e dall’altro che essa favorirebbe la sua autonomia, in quanto permetterebbe a lui di continuare a fare le cose di prima senza correre rischi di sorta;

– chiedere all’anziano di rendersi quantomeno disponibile ad un breve periodo di prova: sarà così più facile che comprenda i benefici di avere accanto quotidianamente qualcuno.

note

[1] Art. 143 e 147 cod. civ.

[2] Art 315 bis ult. co. cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 3334/07; n.21572/06; n. 9185/04; n. 1099/90.

[4] Art. 591 cod. pen.

[5] Art 433 e ss. cod. civ.

[6] Art. 570 cod. pen.

[7] Cass. sent. n.31905/09.

[8] Cass. sent. n. 6885/99.


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22 Commenti

  1. SIETE MOLTO PREPRATI SUL’ARGOMENTO PER SCANNARCI TRA’ FRAELLI E SORELLE , MA IN QUESTO ASO ..GLI ASSITENTI SOCIALI , LE POLITICHE SCILAI OLT A PRENDERSI MILIONI DI EURO E STRAFREGRARSENE DICHI SOFFRE COSA FANNO ? …I GIUDICI LI ASSICURANO HE NULLA ACCADRA’ A LORO MI FACCI CAPIRE !!!

  2. E quando i genitori (separati) si intestardiscono entrambi a vivere da soli, più o meno come barboni (salvo avere 140.000 € in banca … si centoquarantamila!!) e non si riesce a farli ragionare ma non perchè sono incapaci, perché hanno delle teste di legno i filgi(che oltretutto fanno anche delle brutte figure perchè sembra che se ne freghino dei genitori) cosa possono fare??

  3. Quindi se una persona pur molto anziana 83 anni é ancora autosufficiente spetta a lui x primo occuparsi del coniuge non completamente autosufficiente, avendone le forze fisiche ed economiche, ho capito bene? Perché mio padre ci tiene fuori dalle decisioni da prendere riguardo a mia madre, che rifiuta l’aiuto di una badante, ma poi fa di tutto per farci sentire in colpa me e le sorelle e cerca di fare lo scaricabarile su di noi, che comunque aiutiamo il più possibile considerando che siamo in tre figlie di cui una vive all’estero e un’altra in in una altra cittá. Alla fine toccano tutte a me, che ci vivo vicina. Adesso si sono pure messi in testa di far fare a mia madre un intervento chirurgico che a me sembra una pazzia, io come figlia mi posso opporre o no? non ci si capisce più niente di niente, non si riesce nemmeno mai a parlare coi medici, insomma io non ne posso più, loro vorrebbero la figlia che gli fa da sguattera e basta, e la mia vita dove va a finire?

  4. Chiedo gentilmente sapere : ho una madre 83 enne affetta grave forma di 3 grado alzheimer ora associata per un mese in un istituto Bresciano per ricerche etc. ora mi chiedo, fino ad oggi con la mia sorellastra l’abbiamo assistita ora mia sorella anni 72 è affetta da forma grave di esaurimento nervoso e forma grave di artrosi e obesità grave stenta a deambulare e assume farmaci per quanto elencato. l’altra mia sorella 57 enne affetta da nni da forma psicotica border -line in cura al sert , il sottoscritto da tempo diabetico con cure insuliniche e affetto da ansia grave in terapia. Non abbiamo per debiti e grave situazione economica soldi ne per badante ne per RSA anche se mia madre l ho già fatta inserire in nota e graduaroria qualora sia possibile. La situazione non è migliorata neanche con l’indennità accompagfnamento 503,00 al mese. Abbiamo piu’ volte ai servizi sociali rappresentato la gravissima situazione ma non ci aiutano minimamente. Stiamo vendendo la casa per poter avere i soldi ma ci vuole tempo . Come possiamo fare e a chi rivolgersci per far capire che noi non la possiamo piu’ assistere? grazie dell’aiuto

    1. caro Edoardo, mi trovo più o meno nella tua stessa situazione, anch’io diabetica con una bimba piccola a carico, mio padre, un tempo grande industriale con tantissimi soldi a disposizione ha delapidato tutto il suo aptrimonio a donne e ora vive con 1.000, non ha i soldi ne per il badante ne per una Rsa e gli assistenti socilai mi hanno detto che se non provvedo mi fanno una denuncia, in quanto obbligata a mantenerlo…ma questa è bella!!!
      mio padre di me se n’è sempre fregato, lo seguo solo per evitare che tutte le persone che gli sono sempre state intorno gli portino via anche la casa e invece di apprezzare il mio impegno mi sento anche minacciata…è una vergogna…sarò cattiva ma di certi anziani non riesco ad avere rispetto..non sono bambini,..hanno avuto una vita davanti per pensare alla loro vecchiaia…se hanno scelto di vivere nmale dovrebbero in toto assumersi le propie responsabilità!!!

  5. Salve volevo chiedere un parere in merito all’argomento sull’assistenza da parte dei figli a riguardo dei genitori anziani, nello specifico; siamo tre fratelli ( Due sorelle + piu’ vecchie di me ed io ) nostra madre 91enne è attualmente ricoverata in una struttura di riabilitazione per aver subito un’intervento al femore, io e una delle mie sorelle ci stiamo sbattendo facendo i turni per assistere nostra madre, mentre l’altra sorella inventa scuse e se ne và in vacanza, e come già successo in altre occasioni ha espressamente dichiarato di ” Non voler fare questa vita “. La mia domanda è : questo suo atteggiamento puo’ essere preso in considerazione da un Giudice oppure ha il diritto di farlo e quindi non occuparsi di sua Madre.
    Grazie mille,,,
    Giovanni

  6. IO e mia moglie per motivi di salute ed autosufficienza accudiamo il padre di mia moglie, a casa nostra di anni 84.
    l’altro figlio che vive in un’altra citta, pretende una parte della pensione, pur se ad accudirlo siamo solo noi.
    Vorrei sapere se gli spetta o no. La pensione totale e’ di 730€ mensile.

  7. Salve, anch’io avrei bisogno di un parere riguardo a mia madre. Mia madre che ora è’ con noi e con la mia fam la accudiamo, era stata operata all’addome, ora è’ in ripresa, l’altra sorella non è’ mai venuta a trovarla in ospedale e all’altro fratello abbiamo chiesto di tenerla una settimana, ma a meraviglia la risposta è’ stata negativa, anzi è’ seguita l’affermazione che mai e poi mai la porterebbero nella loro casa. La mamma non dorme bene, di notte si alza e quindi bisogna andare a riportarla a letto, quindi non si riesce a dormire una notte interamente, ma lo si fa volentieri. Il quesito è’ nei riguardi del fratello, puo’ rifiutarci questo “sollievo” e perseguire l’intenzione di non volere la madre in casa sua? Da parte nostra cosa si può’ fare? Grazie. P.s. Nostra madre e’ rimasta vedova all’eta’ di 33 anni ed ha allevati noi 3 figli, ed ora….?

  8. Salve , vi chiedo un parere per mia madre che ha 87 anni, ora in decadimento cognitivo, tra l’altro operata all’addome ora risolto, da casa sua l’abbiamo portata a vivere con noi per assisterla meglio. Preciso che tra l’altro non dorme seguente e la notte si alza e dobbiamo andare a riportarla a letto. Preciso ancora che la sorella non è’ mai venuta a trovarla in ospedale e se n’è’ proprio disinteressata, mentre all’altro fratello abbiamo chiesto l’aiuto per tenerla una settimana a casa sua, (abita in altra città’), ma vi è’ stato un rifiuto totale anziesteso proprio ad ogni futuro “aiuto” in questi termini.vorremmo il consiglio su cosa fare a q.to punto? Grazie e cordiali saluti.

  9. Salve, anch’io avrei bisogno di un parere riguardo a mia madre. Mia madre che ora è’ con noi e con la mia fam la accudiamo, era stata operata all’addome, ora è’ in ripresa, l’altra sorella non è’ mai venuta a trovarla in ospedale e all’altro fratello abbiamo chiesto di tenerla una settimana, ma a meraviglia la risposta è’ stata negativa, anzi è’ seguita l’affermazione che mai e poi mai la porterebbero nella loro casa. La mamma non dorme bene, di notte si alza e quindi bisogna andare a riportarla a letto, quindi non si riesce a dormire una notte interamente, ma lo si fa volentieri. Il quesito è’ nei riguardi del fratello, puo’ rifiutarci questo “sollievo” e perseguire l’intenzione di non volere la madre in casa sua? Da parte nostra cosa si può’ fare? Grazie. P.s. Nostra madre e’ rimasta vedova all’eta’ di 33 anni ed ha allevati noi 3 figli, ed ora….?

  10. Non vi e’mai passato per la testa di portare i parenti da voi assistiti al commissariato ? Qualcuno si interesserebbe !!!!!

  11. io sono praticamente figlio unico . ho 2 genitori invalidi di cui uno con demenza . praticamente sono in gabbia . e quando saro vecchio io col cazzo che qualcuni mi aiuta’ gnei paesi nordici lo stato si occupa degli anziani cosi i figli possono fare la loro vita. tutelate troppo gli anziani e obbligate i figlia a rovinarsi la via ad accudirli . e’inutile curare una opersona quando e’ un vagetale . maledetto stato italiano solo ladri e papponi

  12. salve,
    mia madre ha 85 anni,da quando e morto mio padre io e mia sorella a giorni alterni accudiamo ancora oggi mia madre.ora la salute di mia madre sta peggiorando quindi di comune accordo abbiamo deciso di non far uscire piu nostra madre da casa ma di andare noi da lei.io non posso stare tutto il giorno a casa di mia madre mentre l’altra mia sorella si.ho espresso la mia necessita di far andare una badante in modo da lasciare un po di spazio anche per noi,ma mia sorella nn e daccordo.gli detto di assisterla sempre lei naturalmente usufruendo di tutta la pensione ma niente.e normale che deve decidere tutto mia sorella ??se decidessi di di mettere la badante solo nei giorni che dovro’ accudire io mia madre pagandola sempre con la pensione,che conseguenze posso avere??grz

  13. Salve. Ho una madre con una serie di patologie e purtroppo cn l’alzheimer. Io me ne occupo da anni con amore, ma da qualche anno ho dovuto prendere una badante. Mamma oggi vive da sola con la badante e riesce a malapena con la pensione e l’accompagnamento a pagare fitto e badante. Ho due sorelle e sono riuscita a coinvolgere una di loro almeno a fare un “turno” quindicinale la domenica. La terza non ne vuol sapere né di venirla a trovare né di aiutarci economicamente. Qualche tempo fa, una badante georgiana (ho pessime esperienze con badanti dell’est!) senza permesso di soggiorno che avevo accettato in casa perché mi aveva assicurato che a breve avrebbe concluso la pratica per il conseguimento dello stesso, fingendo affetto per mia madre e me, se n’è andata via ad agosto (lasciandomi nei guai!) e mi ha fatto scrivere una lettera dall’avvocato per avere tredicesima e tfr!!!!! Ora l’avvocato dice che io devo pagare mille euro e che, (per giunta! ) le mie sorelle non sono tenute legalmente a dividere le spese, in quanto la lettera è stata indirizzata a me e la badante dichiara di aver avuto con me relazioni contrattuali. Mi chiedo se esiste qualche legge che tuteli i miei diritti e quando meno faccia valere il dovere delle mie sorelle a partecipare. Se non esiste, allora, è proprio vero che in Italia la legge non equivale alla giustizia. Grazie

  14. Buon giorno
    mia mamma sta in istituto,e in giornata ci sono dei famigliari é una persona che paghiamo per tenerli compagnia un’ora al giorno.
    Non so sé é una legge in Italia che mamma non puo andare in camera sua ho una legge arbitraria fatta dagli dirigenti di questo instituto.

    sarebbe con molto piacere se ricevo una risposta .
    Cordilmente
    giorgis

  15. Buongiorno a tutti,
    sono il primo ed unico figlio di una donna vedova di 80 anni. Mia madre da anni ha una forma di depressione associata ad una non meglio precisata e diagnosticata forma di delirio religioso che negli anni l’ha portata a dilapidare in favore della chiesa tutti i risparmi di una vita, compresi i soldi derivanti dalla vendita di una casa! Affetta da una grave forma di coxartrosi alla gamba destra ha più volte rifiutato l’intervento chirurgico che le avrebbe conservato se non altro l’indipendenza fisica ed oggi si ritrova a non riuscire quasi più a camminare ed avrebbe bisogno di assistenza h24! Lei abita in una casa di mia proprietà, dove non ha spese a parte quelle dei consumi energetici, Anche per quanto riguarda gli alimenti me ne occupo io, da mesi non spende un centesimo! Ora, con la sua pensione non può permettersi una badante h24 ed io non ho altri mezzi ed altro modo di aiutarla più di quanto stia già facendo! Impensabile qualsiasi forma di convivenza in famiglia, negli anni si è fatta terra bruciata intorno offendendo, minacciando e accusando tutti coloro (familiari e non) che in qualche modo hanno cercato di aiutarla! Lei vuole essere aiutata dove/come/quando/da chi dice lei!!! Recentemente ha usufruito di un periodo di ricovero presso il reparto di riabilitazione di una struttura convenzionata asl, riuscendo a farsi dimettere prima del previsto in quanto oltre a fare la riabilitazione come e quando voleva lei dava fastidio agli altri ospiti, infermieri, medici e terapisti! Per lei sto trascurando da mesi mia moglie ed i miei figli, sto iniziando avere anche problemi sul lavoro per stare dietro a mia madre, e nonostante tutto per lei sono il figlio che la sta abbandonando e non si limita a dirlo solo a me!!! Non so più cosa fare, ho chiesto l’intervento degli assistenti sociali ma ricevono solo il lunedì mattina e fino ad aprile non possono ricevermi! Inizio a chiedermi quale sia il male minore, farmi il fegato marcio e farmi venire l’esaurimento nervoso o aspettare una denuncia per abbandono….

    1. come ti capisco…. il problema è che tua mamma ha “solo” 80 anni, ed in assenza di patologie particolari vivrà almeno altri 10/15 anni, chiedi al + presto tramite l’Uvg una convenzione, in modo di inserirla in una struttura convenzionata, penso che la partecipazione alle spese sarà commisurata al suo ISEE, può anche essere prevista assistenza domiciliare (sempre convenzionata) agisci al + presto perché le graduatorie sono lunghissime… e pure i tempi di attesa
      se si aggrava fai le pratiche x la 104/92 con gravità
      io purtroppo padre 91 anni handicap grave e madre 87 con lieve demenza senile, io e mia mamma con dolori anca/braccia/schiena per alzare mio padre, quando non c’è la badante + notte+weekend
      mia mamma rifiuta una 24h, e si sta consumando per correre alle continue chiamate di mio padre, per me non esistono + weekend sereni, nessuna possibilità di programmare una vacanza anche di pochissimi giorni, spenderò così i miei ultimi anni “in salute” e tra 7/8 anni mi ritroverò vecchia e acciaccata , nessuno pensa ai figli, si tutelano solo i super anziani, a scapito della vita e salute dei figli, che pure si ritrovano a lavorare e non riuscire a dare supporto ai propri figli e nipoti, non esiste lo stato sociale, nessuno si prende carico del problema assistenza agli anziani, salvo fare pagare rette esorbitanti (3300 euro il mese anche) in attesa di una convenzione con la quale l’ asl paghi il 50%

  16. già a marzo scorso ho chiesto l’amministrazione di sostegno per mia madre (96 nne) sperando di riuscire ad ottenere qualcosa dai miei fratelli (che creano difficoltà pure per la vendita di una villetta al mare per il 67% di mia madre). Dopo 10 mesi il giudice tutelare non ha autorizzato nè la richiesta di soldi ai miei fratelli nè altro. Tutto fermo fino alla prossima udienza di marzo. Nelle more pago tutto io incluse le spese per la villetta al mare e come amministratore provvisorio sono autorizzato solo a ritirare raccomandate e poco altro.

  17. i miei genitori 85 lei ceca da 20 anni lui 92 per fortuna utilizzo per le cure i loro soldi li faccio bastare. io non mi prendo nulla ma sono 22 anni che bado a loro e i miei fratelli non riconoscono nulla. ho perso il lavoro da 2 anni ora ho preso una badante h24 ma ci devo stare anche io per le medicazioni i medici ecc i due fratelli se ne fregano di darmi una mano posso fare qualcosa a livello giuridico

  18. Siamo 2 sorelle gemelle e abbiamo solo la mamma. Mia sorella ha due figli una di 10 e l’altro di 7 io ne ho uno di 2 e mezzo. Da quanto sono nati i figli di mia sorella mia madre è sempre stata “utilizzata” come baby sitter sia prima quando mia sorella stava col compagno sia e soprattutto dopo quando mia sorella si è separata. Non solo mia sorella oltre a lasciare molto spesso i suoi figli a mia madre, ma anche ai suoi suoceri, un po’ perché lavoro e un po’ perché vuole uscire lei non contribuisce nemmeno dando a mia madre i soldi per il pranzo che tutti i giorni somministra alla più grande mentre invece il più piccolo mangia a scuola. Quando è nato il mio mi sono trovata pure io a lasciarlo a mia madre perché dovevo andare a lavorare ma a differenza di mia sorella portavo a mia mamma la spesa per mio figlio oppure le lasciavo a volte 20 a volte 50 euro per fare la spesa e/o per prendere quello che le necessitava. Purtroppo adesso a causa di un fatto che non sto a spiegare perché sarebbe lungo io e mia sorella abbiamo litigato e lei ha minacciato di andarsene lontano (non appena la bambina più grande andrà alla medie) dal paese dove mia mamma abita così (cito testualmente) “non avrà più rotture di cazzo”. Se lo farà mi vedrò costretta a portarla davanti ad un legale perché lei non può fregarsene di nostra madre e non può lasciarmi “la rottura di cazzo” solo a me alla luce del fatto che negli ultimi 10 anni ha usato e abusato dell’aiuto sia di babisitteraggio che economico che mia mamma poteva dare. Ora che mia madre comincia a risentire il peso degli anni che passano e soprattutto visto che ha avuto un infarto, un cancro al colon e altre patologie minori e un edema cronico ad entrambe le gambe. Voi cosa pensate faccio bene a portarla in giudizio se dovesse mettere in atto le sue minacce? Io voglio bene a mia sorella ma ne voglio altrettanto a mia mamma e non voglio che sia vittima dell’egoismo di mia sorella.

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