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Buoni Lavoro? La pensione arriva a 150 anni!

28 Giugno 2016 | Autore:


> Business Pubblicato il 28 Giugno 2016



La CISL Veneto lancia l’allarme: i voucher portano ad una pensione irraggiungibile, e con importi irrisori. Ecco il calcolo.

I buoni lavoro conducono all’età pensionabile solo dopo morti! Questa in sintesi la notizia derivante dallo studio della CISL.

In un periodo in cui le novità (o le sperimentazioni, per meglio dire) sul sistema pensionistico italiano e sulle strade per ottenere la pensione il prima possibile si susseguono con sempre maggiore frequenza, una notizia del genere nel lasciare sgomenti, apre ad un’ulteriore riflessione sulla validità del sistema dei buoni lavoro INPS dei quali più volte abbiamo detto e che proprio da ultimo ha subìto un’importante revisione (si legga Buoni lavoro: ecco le nuove regole).

Pensioni: traguardo per alcuni sempre più lontano

Abbiamo detto nei giorni scorsi del paradosso delle generazioni del 1980 e del 1965 che prenderanno la pensione solo oltre i 75 anni di età (si legga Pensioni: 1980, anno zero e anche Pensioni: a rischio anche la generazione del 1965) ma la notizia di questi giorni riporta un’età assolutamente irraggiungibile anche per coloro i quali conducono una vita virtuosa: 150 anni.

Una cifra tanto alta da sembrare una bufala, eppure il calcolo, per paradossale che sia, viene elaborato dalla CISL del Veneto, una regione in cui i Buoni lavoro sono tra gli strumenti più utilizzati per contrattualizzare gli operai agricoli e edili.

Nella regione il numero di voucher è passato da 570 mila a 15 milioni. Onofrio Rota, segretario Cisl Veneto, afferma:

“Con le soglie attuali un lavoratore  pagato solo tramite voucher anche al massimo (7mila euro/annui) riuscirebbe ad arrivare alla pensione solo dopo aver maturato ben 126 anni di attività”

Ecco il calcolo.

Pensione con i Buoni lavoro: 126 anni e 6 mesi di contributi.

Serviranno ben 126 anni e 6 mesi per poter maturare una pensione che ammonterà a circa 673 euro. Un numero di anni di contributi che porta questi lavoratori a dover faticare sino a circa 150 anni. Vero che la popolazione è in forte invecchiamento, ma le stime sembrano un po’ ottimistiche non vi pare?

Ironia a parte, naturalmente il calcolo effettuato dalla CISL è un’iperbole che però ha il merito di sollevare nuovamente quello che è un problema particolarmente sentito da tempo e che ha portato il Governo a tentare di operare un giro di vite sugli utilizzi impropri dello strumento.

Se esso difatti viene usato come spesso accade non per lavori saltuari, ma per regolarizzare solo temporaneamente (e con una frequenza molto alta)  posizioni lavorative “in nero”, o se,ancora,  si finisce con il sostituire il voucher al contratto regolare per tentare di avere un vantaggio competitivo sulla concorrenza, a tutto discapito della sicurezza del lavoratore (che come è evidente in questo momento è parte debole del rapporto), il rischio è che si possa andare incontro a distorsioni sociali evidenti.

Cos’è il voucher INPS (Buono Lavoro) e come è cambiato nel tempo

Introdotto dal Ministero del Lavoro nel 2008 come misura per fare in modo di contrastare il lavoro nero regolarizzando le prestazioni occasionali e il lavoro saltuario, i buoni lavoro erano originariamente riservati al settore agricolo. Si è successivamente esteso ai collaboratori domestici, ai lavoratori del turismo e del commercio, per poi essere completamente liberato da vincoli.

Oggi la normativa è sensibilmente cambiata, l’ultimo provvedimento al riguardo è stato difatti approvato pochi giorni fa.

Un voucher ha un valore netto di 7,50 € (lordo di 10€) e comprende assicurazione e contributi: è dunque una buona soluzione per chi cerca di arrotondare lo stipendio ma non può essere l’unica entrata di un lavoratore.

Riportiamo allora di seguito le nuove regole imposte per l’uso dei voucher.

Buoni lavoro: la nuova procedura

Con le nuove regole [1] lo strumento del buono lavoro diventa pienamente tracciabile.

La prima modifica riguarda difatti la modalità di richiesta. Almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione lavorativa, sarà necessario che il committente (ovvero l’imprenditore o il professionista) comunichi i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore con un sms o via posta elettronica alla sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro. Nella medesima comunicazione sarà necessario indicare anche il luogo e la durata dell’impiego accessorio.

Sanzioni per violazione da parte del datore

Nei casi in cui si verifichi una violazione di queste regole, scatteranno sanzioni amministrative anche piuttosto “salate” da 400 a 2.400 euro, in relazione a ciascun lavoratore per cui è stata emessa la comunicazione.

Evitare la pensione a 150 anni: la proposta dei sindacati

Le posizioni dei sindacati sono egualmente critiche sull’usoo dei voucher, ma mentre CGIL spinge per un referendum abrogativo, la CISL propone piuttosto di aumentare la contribuzione dal 13 al 27%, una soluzione questa che sarebbe viabile solo a patto che l’importo netto di lavoro non cambi altrimenti, verosimilmente, lo strumento diverrebbe poco conveniente per i lavoratori. Al contempo però se il costo del buono aumentasse per gli imprenditori, allora l’uso potrebbe ridursi sensibilmente.Come si vede non esistono soluzioni semplici. Non ci resta che attendere gli sviluppi sui quali come sempre vi terremo aggiornati.

note

[1] DM del 10/06/2016


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