Diritto e Fisco | Articoli

Legge Pinto: tutti i casi di esclusione dell’indennizzo

10 ottobre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 ottobre 2015



Cassazione ed equa riparazione per irragionevole durata del processo: l’indennizzo spetta anche in caso di domanda manifestamente infondata, purché non temeraria o abusiva.

L’indennizzo per irragionevole durata del processo non è escluso in caso di manifesta infondatezza della domanda giudiziale, a meno che non si sia trattato di causa temeraria o abusiva.

È quanto affermato da una recente sentenza della Cassazione [1] che ha riepilogato i casi di esclusione dell’indennizzo previsto dalla legge Pinto e pronunciato un importante principio di diritto in materia.

In particolare, costituiscono cause di esclusione del diritto all’equa riparazione solo quelle previste dalla legge [2] e cioè:

a) lite temeraria: quando la parte ha agito o resistito in giudizio nella consapevolezza di avere torto o sulla base di una pretesa di puro azzardo;

b) causa abusiva: quando la parte ha utilizzato lo strumento processuale in modo distorto, solo per lucrare sugli effetti della pendenza della lite;

c) tutti i casi in cui la situazione processuale di riferimento dimostri che la parte non abbia subito alcun danno morale concreto ed effettivo, il quale può essere conseguenza normale ma non automatica e necessaria dell’irragionevole durata del processo;

d) provvedimento che definisce il giudizio con contenuto uguale e non superiore alla proposta conciliativa o alla proposta di mediazione delle parti;

e) estinzione del reato per intervenuta prescrizione connessa a condotte dilatorie della parte;

f) mancato deposito dell’istanza di accelerazione del processo penale nei trenta giorni successivi al superamento dei termini di ragionevole durata.

Secondo i giudici, l’ipotesi della manifesta infondatezza della domanda proposta nella causa durata in modo irragionevole non può costituire di per sé una causa soggettiva di esclusione dell’indennizzo se non sussistono i requisiti della temerarietà o abusività della causa.

In altri termini, per rigettare la domanda di indennizzo, occorrerebbe accertare che la parte era consapevole dell’infondatezza della propria domanda e nonostante ciò abbia instaurato la causa solo per fini temerari o dilatori.

La manifesta infondatezza infatti non è automaticamente addebitabile all’intento temerario o dilatorio della parte (o viceversa) ma costituisce una valutazione effettuata dal giudice nella sentenza di merito. Essa, autonomamente considerata, dunque non rientra in nessuna delle ipotesi di esclusione previste dalla legge.

La Corte di Cassazione detta in questa occasione un importante principio di diritto: “In materia di equa riparazione per irragionevole durata del processo, l’indennizzo è escluso per ragioni di carattere soggettivo nelle ipotesi di lite temeraria, di causa abusiva o nel caso ricorrano altre ragioni che dimostrino in positivo la concreta assenza di un effettivo pregiudizio d’indole morale, nonché nelle altre situazioni elencate dalla legge […]. Nell’uno e nell’altro elenco non rientra il caso della manifesta infondatezza della domanda, la quale, ove non qualificata dall’ulteriore requisito di temerarietà o abusività della lite, costituisce null’altro che il giudizio critico o di verità che la sentenza di merito esprime sulla postulazione contenuta nella domanda stessa”.

note

[1] Cass. sent. n. 18834 del 23.9.15.

[2] Legge n. 89/2001.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI