Diritto e Fisco | Articoli

Cumulo lavoro e pensione, quando è possibile?

11 ottobre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 ottobre 2015



Limiti al cumulo tra reddito da lavoro e pensione: quando si applicano, a quanto ammontano, adempimenti.

 

Complice la crisi, sono in tanti i pensionati che continuano a lavorare o decidono di mettersi in proprio: molti, però, non sanno se sia possibile cumulare o meno i redditi da lavoro, dipendente, parasubordinato o autonomo, con quelli derivanti dalla pensione. Vediamo insieme, in questo breve vademecum, come funziona il cumulo tra lavoro e pensione.

Cumulo lavoro e pensione di vecchiaia o d’anzianità

Non ci sono limiti al cumulo tra redditi da lavoro e derivanti da pensione di vecchiaia, di anzianità o anticipata (le cosiddette pensioni dirette); in questo caso, infatti, il divieto di cumulo è stato abolito dal 2008 [1].

La libertà di sommare i redditi vale sia per gli assegni liquidati con il sistema di calcolo retributivo e misto , sia con quello contributivo. Nel caso in cui, però, l’assegno sia liquidato esclusivamente col contributivo, il diritto a pensione deve essere raggiunto con almeno 60 anni d’ età per le donne e 65 anni per gli uomini, oppure con 40 anni di contributi, o, ancora, con quota 96, con almeno 35 anni di contribuzione e 61 anni di età: questi risultano, difatti, i requisiti vigenti precedenti alla Riforma Fornero, ancora applicabili in queste ipotesi.

Cumulo lavoro e pensione Opzione donna

L’Opzione Donna, o Opzione Contributiva, è un regime sperimentale che permette alle lavoratrici di pensionarsi con soli 57 anni e 3 mesi d’età (58 e 3 mesi se autonome), e 35 anni di contributi, optando per il calcolo contributivo: tuttavia, non trattandosi di un sistema contributivo puro, ma con “attenuanti”, da una lettura logica della norma non sembrerebbero esserci ostacoli al cumulo. Peraltro, la Legge Maroni [2] inserisce l’Opzione Donna tra le pensioni di anzianità, dunque, a maggior ragione, si tratterebbe di un reddito pienamente cumulabile.

Cessazione dell’attività da lavoro dipendente

Bisogna comunque considerare che, per poter conseguire il trattamento di vecchiaia, anzianità o anticipato, a prescindere dal regime, deve terminare il rapporto di lavoro subordinato. Non è necessario, invece, cessare l’ attività di lavoro autonomo.

Cumulo lavoro e assegno ordinario d’invalidità

Ci sono invece dei limiti al cumulo tra pensione e assegno ordinario d’invalidità (categoria IO). I titolari di questo trattamento, infatti, subiscono un taglio del 25% se il reddito totale supera quattro volte il trattamento minimo , e del 50% se lo supera cinque volte; una volta decurtato il trattamento, qualora l’assegno risulti ancora più alto del trattamento minimo ,il pensionato subirà una seconda riduzione.

Se, però, il pensionato possiede almeno 40 anni di contributi, decade del tutto il limite di cumulo con i redditi da lavoro , a qualunque categoria appartengano. Inoltre, quando l’assegno d’invalidità è convertito in trattamento di vecchiaia, al raggiungimento dell’età pensionabile, può essere liberamente sommato coi redditi da lavoro.

Cumulo lavoro e pensione d’inabilità

Nessun cumulo, nemmeno parziale, è invece concesso per la pensione d’ inabilità: essa è infatti incompatibile con ogni tipo di attività lavorativa , dipendente o autonoma, anche se svolta all’estero.

Basta anche la sola iscrizione a un albo professionale o a un elenco di lavoratori per far scattare la revoca della pensione d’inabilità; tuttavia, se ne ricorrono le condizioni, il lavoratore può aver diritto a un assegno ordinario di invalidità .

 

Cumulo lavoro e pensione di reversibilità

Per la pensione ai superstiti, il divieto di cumulo è parziale: in particolare, il beneficiario, qualora il reddito superi tre volte il trattamento minimo, si vedrà tagliare l’assegno tra il 25% e il 50%, a meno che non vi siano nel nucleo familiare figli minori di età, o studenti o inabili.

Nessuna decurtazione, invece, per i “vecchi pensionati”, cioè i titolari di pensione di reversibilità precedente al primo settembre 1995: tuttavia, per questi soggetti, le rate di pagamento sono congelate, dunque non otterranno aumenti fino a quando non sarà riassorbita l’eccedenza.

note

[1] Art. 19 Legge 133/2008.

[2] Art. 1, Co. 9, legge 243/04.

[3] Legge 638/1983.

Autore immagine: 123rf com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI