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News Dirigenti illegittimi all’Agenzia Entrate: sentenza della Cassazione a breve

News Pubblicato il 11 ottobre 2015

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Validità degli atti degli ex dirigenti dell’Agenzia, firme senza concorso pubblico, cartelle esattoriali: la palla passa alla Cassazione.

Ancora pochi giorni e sapremo come la Cassazione avrà deciso la sorte degli avvisi di accertamento fiscale firmati dai dirigenti dell’Agenzia delle Entrate decaduti a seguito della ormai storica sentenza della Corte Costituzionale dello scorso marzo [1]. Vista la delicatezza della questione e l’orientamento difforme di numerose Commissioni tributarie (sebbene gran parte di queste abbiano accolto la tesi dei contribuenti), la decisione è stata calendarizzata per il prossimo 21 ottobre.

Tra meno di due settimane, dunque, si saprà se le firme dei “falsi dirigenti” (così come metaforicamente ribattezzati dopo che le relative nomine, assunte senza pubblico concorso, sono decadute con effetto retroattivo) hanno invalidato anche i relativi atti dagli stessi emessi, come gli avvisi di accertamento, le iscrizioni a ruolo, ecc. Non solo: si saprà anche entro quali termini il contribuente potrà fare ricorso al giudice: ossia se (seguendo l’orientamento di qualche giorno fa, definito sempre dalla stessa Suprema Corte – leggi “Dirigenti illegittimi dell’Agenzia Entrate: Cassazione a sentenza”) era necessario presentare ricorso entro 60 giorni dalla notifica dell’atto o, invece, è sempre possibile rivolgersi al tribunale (trattandosi di un vizio di “inesistenza” dell’atto, e quindi il più grave che conosce l’ordinamento). Il punto è che, qualora venga accolta quest’ultima linea di pensiero, a cadere sotto la scure dei giudici tributari non saranno solo gli avvisi di accertamento, ma anche le cartelle esattoriali di Equitalia, sebbene non impugnate nei termini. E questo perché la nullità assoluta di un atto si ripercuote su tutta la catena di atti che da esso discendono (quindi anche gli atti di riscossione dell’Esattore).

Senza contare che l’orientamento della Cassazione potrà rilevare anche ai fini della configurabilità o meno di eventuali responsabilità penali o amministrative, per danno erariale in capo all’Agenzia delle Entrate e ai suoi dirigenti: a riguardo, infatti, la CTR Lombardia ha già rimesso gli atti alla Procura della Corte dei Conti che, a sua volta, ha già avviato la fase istruttoria.

Le due tesi a confronto

Sul piatto si scontreranno le due tesi opposte: quella a favore del fisco e quella invece “pro” contribuenti. Da un lato c’è chi ritiene (tra cui la stessa Cassazione) che la validità degli atti sarebbe legata al fatto che la nullità debba sempre essere sollevata entro 60 giorni dalla notifica dell’accertamento, il che vorrebbe dire che, per gran parte degli accertamenti, i termini sarebbero decorsi. La tesi, però, nel caso di specie, porrebbe di fronte a un paradosso: essa infatti implicherebbe che il contribuente, per tutti gli accertamenti notificati prima della sentenza della Corte Costituzionale, doveva essere in grado di prevedere il futuro e presentare, nei termini, un ricorso contro un vizio che ancora non era stato evidenziato dagli stessi giudici.

Sempre a favore dell’Agenzia delle Entrate viene invocata la tesi del principio di conservazione degli atti amministrativi [2], della prevalenza della sostanza sulla forma oppure della teoria del “funzionario di fatto[3]. Anche quest’ultima interpretazione, però, presenta delle falle: la teoria della validità degli atti posti dal funzionario di fatto riguarda solo quegli atti favorevoli al cittadino e non quelli a lui contrari. Tanto per fare un esempio, non perché il permesso a costruire sia stato concesso da un funzionario del Comune poi decaduto dalla carica il cittadino sarebbe poi costretto a demolire l’opera. Così come, al contrario, è insostenibile la tesi di un atto avverso al contribuente firmato però da un soggetto che non aveva la qualifica e, quindi, neanche la preparazione e l’esperienza, per come invece il principio di buon andamento della P.A. pretende (sottoponendo a concorso tanto le assunzioni quanto gli avanzamenti di carriera).

Dall’altro lato ci sono le tesi a favore del contribuente, spalleggiate soprattutto dalla Commissione Tributaria di Milano di primo e secondo grado (CTR Lombardia). I numerosi giudici di merito hanno sostenuto che l’atto è radicalmente nullo (o meglio, inesistente), perché la legge [4] impone che gli accertamenti siano sempre firmati da un dirigente o altro funzionario della categoria dirigenziale dal primo delegato. La nullità sarebbe quindi rilevabile in ogni stato e grado del giudizio, anche d’ufficio dal giudice, addirittura anche verbalmente in udienza, e non sarebbe sanabile con il decorso del tempo: il che imporrebbe di ritenere nulle anche le cartelle esattoriali di Equitalia, anche quelle non impugnate nei termini.

È vero che, nell’incertezza generale, tutti i contribuenti stanno sollevando l’eccezione di nullità degli atti. E questo, a volte, al buio (ossia senza essersi prima informati se il dirigente era “legittimo” o meno) e in via strumentale. E questo perché, secondo consolidata giurisprudenza, in virtù del principio della vicinanza alla prova è sempre onere dell’Agenzia dimostrare il corretto esercizio del potere di delega: il contribuente dovrebbe limitarsi a sollevare l’eccezione lasciando la prova contraria al fisco.

Il danno erariale

Intanto la Procura della Corte dei Conti ha già avviato le indagini sul danno erariale. L’istruttoria è volta a ricostruire il quadro di nomine e deleghe al fine di individuare il possibile responsabile del danno (il quale non dovrebbe essere il singolo incaricato decaduto ma il dirigente che lo ha nominato, per lo più quindi direttori provinciali). Le ipotesi di danno erariale potrebbero essere due: la prima è legata al mancata riscossione esattoriale per via dell’annullamento degli avvisi di accertamento firmati dai dirigenti illegittimi (o da un loro delegato); la seconda verte sull’annullamento dell’atto di appello avanzato dall’Agenzia, in quanto firmato da un soggetto non legittimato. C’è poi il tema – sempre caldo – della retribuzione corrisposta dall’amministrazione finanziaria agli ex dirigenti.

note

[1] C. Cost. sent. n. 37/2015.

[2] Cass. sent. nn. 18515/2010, 17044/2013 e 220/2014.

[3] Ctp Ferrara, sent. nn. 505/1/15 e 552/5/15.

[4] Art. 42 dor n. 600/1973.

Autore immagine: 123rf com


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