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Avvocato: con la rinuncia al mandato non si abbandona la causa

12 Ottobre 2015


Avvocato: con la rinuncia al mandato non si abbandona la causa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 Ottobre 2015



Obblighi dell’avvocato in caso di rinuncia o di revoca del mandato processuale: la sostituzione e la comunicazione al cliente.

L’avvocato che, mentre pende ancora la causa, rinuncia al mandato affidatogli dal cliente, non può abbandonare di punto in bianco la difesa del proprio assistito, ma è tenuto al rispetto di due obblighi di recente evidenziati da una sentenza della Cassazione [1]:

– innanzitutto, tanto nelle cause civili quanto in quelle penali, l’avvocato deve aspettare che il cliente abbia nominato un nuovo difensore per il processo. Il codice di procedura civile [2], a riguardo, stabilisce che, nei confronti dell’altra parte, la revoca o la rinuncia al mandato processuale cominciano a produrre i loro effetti solo da quando il vecchio difensore è stato sostituito da uno nuovo e quest’ultimo si è costituito in giudizio. Fino a tale momento il precedente avvocato conserva le sue funzioni che deve continuare a svolgere con diligenza, poiché è solo a partire dalla costituzione in giudizio del nuovo difensore che il vecchio verrà privato del cosiddetto “ius postulandi”, ossia del potere di compiere e ricevere atti. Ciò corrisponde, peraltro, anche a un preciso obbligo deontologico.

In ogni caso, resta l’obbligo per l’assistito di pagare al professionista forense tutti gli onorari relativi alle prestazioni professionali sino ad allora ricevute.

Quanto, invece, ai rapporti tra difensore e cliente la revoca o la rinuncia divengono efficaci nel momento in cui sono comunicati.

– in secondo luogo, nell’ambito del solo processo penale, l’avvocato deve attendere anche il decorso il termine per la difesa espressamente previsto dal codice di procedura penale [3], che, nei casi di rinuncia, revoca, incompatibilità o abbandono, il nuovo difensore ovvero quello designato d’ufficio ha diritto ad un “termine congruo, non inferiore a sette giorni”, al fine di prendere cognizione del processo e visionarne gli atti. La concessione di un simile termine per la difesa non comporta alcuna necessità di rinvio dell’atto processuale da compiere, né tanto meno pone alcun ostacolo al regolare corso del processo. Alla luce di tale principio, la richiamata sentenza della Cassazione precisa che il difensore di fiducia, cui sia stato revocato il mandato, dovrà comunque presenziare all’udienza poiché la revoca del difensore non ha effetto fintanto che la parte non sia assistita da nuovo difensore e non sia decorso il termine a difesa indicato dal codice di procedura penale.

Obbligo di preavviso

Fermo restando che l’avvocato può rinunciare al mandato in ogni momento del processo, resta ferma, ai fini deontologici [4] la necessità di dare alla parte assistita un congruo preavviso adeguato alle circostanze del caso concreto, e deve informarla di quanto è necessario fare per non pregiudicare la difesa.

Se il cliente non provvede alla sostituzione

L’avvocato che rinuncia al mandato non può, però, essere tenuto allo ius postulandi a tempo indeterminato se il cliente non provvede alla sua sostituzione. Così se l’assistito non provvede in tempi ragionevoli alla nomina di un altro difensore, nel rispetto degli obblighi di legge l’avvocato non è responsabile per la mancata successiva assistenza, pur essendo tenuto ad informare la parte delle comunicazioni che dovessero pervenirgli.

In caso di irreperibilità del cliente, l’avvocato deve comunicare la rinuncia al mandato con raccomandata a.r. alla parte assistita all’indirizzo anagrafico e all’ultimo domicilio conosciuto. Con l’adempimento di tale formalità, l’avvocato è esonerato da ogni altra attività, indipendentemente dal fatto che l’assistito abbia effettivamente ricevuto tale comunicazione.

note

[1] Cass. sent. n. 38944/2015.

[2] Art. 85 cod. proc. civ.

[3] Art. 108 cod. proc. pen.

[4] Art. 47 cod. dentologico


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6 Commenti

  1. Sarebbe opportuno che si verificasse l’art. 4
    del Provvedimento del Garante n. 60 del 6 novembre 2008, Gazzetta Ufficiale 24 novembre 2008, n. 275 denominato Codice di deontologia e di buona condotta per i trattamenti di dati personali effettuati per svolgere investigazioni difensive e per far valere o difendere un diritto in ambito giudiziario

    Art. 4. Conservazione e cancellazione dei dati
    1. La definizione di un grado di giudizio o la cessazione dello svolgimento di un incarico non comportano un’automatica dismissione dei dati. Una volta estinto il procedimento o il relativo rapporto di mandato, atti e documenti attinenti all’oggetto della difesa o delle investigazioni difensive possono essere conservati, in originale o in copia e anche in formato elettronico, qualora risulti necessario in relazione a ipotizzabili altre esigenze difensive della parte assistita o del titolare del trattamento, ferma restando la loro utilizzazione in forma anonima per finalità scientifiche. La valutazione è effettuata tenendo conto della tipologia dei dati. Se è prevista una conservazione per adempiere a un obbligo normativo, anche in materia fiscale e di contrasto della criminalità, sono custoditi i soli dati personali effettivamente necessari per adempiere al medesimo obbligo.
    2. Fermo restando quanto previsto dal codice deontologico forense in ordine alla restituzione al cliente dell’originale degli atti da questi ricevuti, e salvo quanto diversamente stabilito dalla legge, è consentito, previa comunicazione alla parte assistita, distruggere, cancellare o consegnare all’avente diritto o ai suoi eredi o aventi causa la documentazione integrale dei fascicoli degli affari trattati e le relative copie.
    3. In caso di revoca o di rinuncia al mandato fiduciario o del patrocinio, la documentazione acquisita è rimessa, in originale ove detenuta in tale forma, al difensore che subentra formalmente nella difesa.
    4. La titolarità del trattamento non cessa per il solo fatto della sospensione o cessazione dell’esercizio della professione. In caso di cessazione anche per sopravvenuta incapacità e qualora manchi un altro difensore anche succeduto nella difesa o nella cura dell’affare, la documentazione dei fascicoli degli affari trattati, decorso un congruo termine dalla comunicazione all’assistito, è consegnata al Consiglio dell’ordine di appartenenza ai fini della conservazione per finalità difensive.

  2. Grazie! Come il cacio sui maccheroni! Purtroppo, manca un organo che disciplini in modo indipendente l’eventuale controversia tra avvocato e cliente e viceversa la cui procedura, compresa le modalità di assistenza/difesa da esercitarsi da soggetti a ciò specializzati e non in conflitto d’interessi per appartenere alla medesima categoria. Detta controversia, infatti, nella sua tutela costituzionale a favore delle parti, non può rientrare nell’attuale disciplina dove l’obbligo di rivolgersi ad un avvocato per essere difeso contro un altro avvocato trova limiti in una esasperata difesa ed applicazione della “deontologia forense” sinchè la medesima assume la veste di “codice mafioso” dell’Ordine forense. Basta leggere le risposte da equilibrista del Consiglio dell’Ordine, altra conflittualità, comprese quelle di negazione dell’accesso agli atti del procedimento cosicchè il cittadino diventa costituzionalmente legato mani e piedi NON ai poteri del Giudice, ma del proprio legale. Diceva Calamandrei: “L’avvocato che si lagna di non essere capito dal giudice, biasima se stesso. Il giudice non ha il dovere di capire, è l’avvocato che ha il dovere di farsi capire.” Poichè quale Dottore commercialista ho svolto prevalentemente l’assistenza tributaria so cosa significa spiegare ai componenti della Commissione, che molto spesso hanno tutt’altra preparazione” …ed alla controparte che ha solo un proprio interesse.

  3. Articolo molto sommario e poco utile.

    Non precisare quali sono questi “termini ragionevoli” (1 giorno, 1 mese, 1 anno?) tantomeno precisate cosa accade se il cliente, malgrado i suoi sforzi, non riesce a reperire un legale che voglia farsi carico del processo.

  4. Ho pagato il mio avvocato che oltre alle somme dovute ha ricevuto contanti ed oggi mi invia rinuncia per mancata fiducia in questo caso come ci si deve comportare

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