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Lo sai che? Quali agevolazioni per professionisti che aprono la Partita Iva?

Lo sai che? Pubblicato il 12 ottobre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 ottobre 2015

Aprire partita Iva: regime dei Contribuenti Minimi, nuovo Forfettario, contabilità semplificata, lavoro autonomo occasionale.

Sono un pensionato (pensione di anzianità), dovrei svolgere degli incarichi per un’azienda ed aprire partita Iva. Ci sono delle agevolazioni o dei limiti per via della pensione?

 

Posto che, già da vari anni[1], non vi sono più limiti al cumulo della pensione col reddito da lavoro, dipendente o autonomo che sia (a meno che non si tratti di prestazioni assistenziali, come la pensione sociale e d’invalidità, oppure della pensione indiretta ai superstiti), il lettore può tranquillamente svolgere un’attività professionale. Vediamo quale può essere il regime fiscale più conveniente, nel caso del lettore, come lavoratore autonomo con partita Iva.

Regime dei Minimi

Sino al 31 dicembre 2015 è possibile aprire la Partita Iva col regime agevolato dei nuovi Contribuenti Minimi[2]: l’opzione è consentita se i ricavi dall’attività autonoma (che non deve essere la continuazione di un’attività precedente, svolta anche sotto forma di lavoro subordinato) non superano 30.000 Euro l’anno (non si contano i redditi derivanti da pensione o altri redditi al di fuori dell’attività autonoma), se non si hanno dipendenti e se gli acquisti di beni strumentali non superano 15.000 Euro: requisiti che rispecchiano benissimo il caso del lettore.

Aderendo al Regime dei Minimi, pagherà una tassazione sostitutiva del 5% sul reddito (inteso come ricavi meno costi), non sarà soggetto all’Iva, all’Irap e agli Studi di Settore, non dovrà tenere i registri Iva obbligatori (acquisti, vendite, etc.), ma dovrà soltanto numerare progressivamente le fatture e conservarle.

Dovrà versare i contributi ridotti, in quanto già pensionato, alla Gestione Separata Inps (pari al 23,50% del reddito), senza pagare alcun minimale.

Sulle fatture ovviamente non andrà addebitata l’Iva, e non si dovrà subire ritenuta d’acconto.

Nuovo Forfettario

Esiste anche un secondo regime agevolato, entrato in vigore nel 2015, il Nuovo regime Forfettario.

Anche questo regime non è soggetto ad Iva, Irap e Studi di settore, ma può essere utilizzato se prevede, però, ricavi inferiori ai 15.000 Euro annui (limite valido per i professionisti, mentre chi esercita attività d’impresa ha limiti più alti); la convenienza, peraltro, è minore, poiché la tassazione sostitutiva è del 15%; inoltre, non è possibile dedurre spese, ma si applica ai ricavi un coefficiente di redditività del 78% (ad esempio, su 10.000 Euro di Ricavi, si paga l’imposta sostitutiva del 15% come se i ricavi fossero 7.800, a prescindere dai reali costi; il coefficiente varia a seconda del tipo di attività).

Anche in quest’ipotesi, non si è soggetti alla tenuta e conservazione delle scritture contabili; sulle fatture non andrà addebitata l’Iva, e non si dovrà subire ritenuta d’acconto. Per quanto riguarda il versamento di contributi, vale quanto appena esposto in merito alla Gestione Separata.

Tirando le somme, l’unico vantaggio per i professionisti, rispetto al Regime dei Nuovi Minimi, è rappresentato dal non dover conservare le fatture acquisti, dato che non si possono dedurre spese ma si applica un coefficiente che riduce i compensi.

Contabilità semplificata

Qualora il lettore preveda ricavi maggiori delle soglie anzidette, il regime sarà quello della contabilità semplificata, con l’ordinaria soggezione all’Iva: dunque, per ogni compenso dovrà emettere una fattura con addebito dell’Iva (al 22%) e ritenuta d’acconto del 20% (su imponibile più eventuale rivalsa Inps gestione Separata al 4%), e dovrà provvedere alla tenuta e conservazione dei registri obbligatori. Non sarà soggetto al pagamento dell’Irap, in quanto privo di autonoma organizzazione, ma sarà soggetto agli Studi di Settore. Per l’Iscrizione alla Gestione Separata Inps, valgono le considerazioni già esposte. I redditi saranno assoggettati all’Irpef, e non a una tassazione separata.

Lavoro autonomo occasionale

Solo, infine, se si prevede di esercitare l’attività in modo non abituale (saltuario), non sarà necessario aprire la partita Iva, e si potranno giustificare i compensi (che andranno annoverati in dichiarazione dei redditi come redditi diversi) con delle semplici ricevute, non soggette ad Iva, ma eventualmente soggette a ritenuta d’acconto del 20% ( se il cliente è sostituto d’imposta); sarà obbligatoria una marca da bollo da 2 Euro, per le ricevute che superano i 77 Euro. I redditi sarebbero soggetti a Irpef, ma andrebbero dichiarati tra i redditi diversi, e non come redditi da lavoro autonomo. L’iscrizione alla Gestione Separata Inps, in quest’ ipotesi, sarebbe obbligatoria solo in caso di superamento della soglia dei 5000 Euro di compensi annui.

note

[1] D.L. 112/2008.

[2] D.L. 98/2011.

Autore immagine: 123rf com


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