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Lo sai che? Avvocati: il sito dello studio “copia e incolla” non paga

Lo sai che? Pubblicato il 12 ottobre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 ottobre 2015

Regole SEO per chi ha un sito, un blog o uno spazio internet: il metodo migliore è l’originalità del contenuto.

Questo articolo, benché in apparenza indirizzato agli avvocati – categoria che ama scrivere tanto per gli altri, ma poco per sé stessa – è in verità valido per chiunque possegga un blog, un sito o anche un aggregatore di notizie. L’occasione è quella di fornire qualche suggerimento flash per chi voglia gestire un proprio sito internet.

Partiamo da un presupposto che è il teorema di chi apre uno spazio sul web: si scrive per essere letti. A meno che, infatti, non si voglia realizzare solo un diario segreto, il blogger si muove per condividere le proprie conoscere, farsi conoscere o conoscere nuove persone.

È bene però sapere quali sono le sorgenti da cui proviene il traffico internet (i dati si riferiscono a un sito di medie dimensioni):

– una media tra l’1% e il 5% dell’utenza arriva al sito digitandone direttamente l’indirizzo (il cosiddetto url) sul proprio browser: si tratta dei lettori affezionati, che già conoscono il blog o lo hanno inserito tra i preferiti, un po’ come si fa scrivendo, sulla stringa degli indirizzi, la parola “YouTube” quando si vuol vedere un video;

– una media tra il 5% e il 20% arriva tramite newsletter: anche in questo caso, però, bisogna avere una storia alle spalle ed essere riusciti a collezionare un buon numero di iscritti;

– una forbice tra il 20% e il 40% dell’utenza proviene da social network come Facebook, Twitter e Linkedin. Anche in questo caso a pesare è il brand del sito, che è riuscito a crearsi una propria cerchia di like, followers e contatti con una strategia ben definita. Potrebbe essere utile un investimento pubblicitario, ma per vederne il ritorno sarà necessario attendere diversi mesi;

– il restante del traffico (tra l’80 e il 60%) deriva da Google: qui tutto dipende dall’indicizzazione del sito, ossia dalla capacità del suo autore di aver saputo “scrivere” secondo le regole SEO (search engine optimization), tenendo cioè conto che l’algoritmo del motore di ricerca ragiona per numeri e non per parole. Insomma, come dire che per scrivere una pagina molto cliccata bisogna essere non tanto dei bravi scrittori, ma degli ottimi matematici. Chi non conosce queste regole rischia di fare un lavoro completamente inutile e aver buttato tutto il proprio tempo (e denaro).

Per esempio, se si parla di prescrizione dei reati, ma questo termine viene citato una sola volta nell’articolo, magari senza metterlo nel titolo, si può dire addio alle visite.

Ovviamente, le regole SEO sono molto più complesse e numerose, ma un errore costantemente fatto dagli avvocati, per quanto banale possa essere, è quello del “copia e incolla”. Molti studi legali, per tenere aggiornati i propri siti, prelevano intere pagine da altri giornali (a volte anche il nostro) per poi riportarle sul proprio blog.

Ammesso e non concesso che il titolare del contenuto non se ne accorga (cosa difficile, ormai, per via di alcuni strumenti messi a disposizione dai moderni CMS), l’aspetto più penalizzante, in questi casi, è proprio per chi attua tale tecnica. Difatti, egli non fa altro che condannare il proprio sito a un repentino declino. Google, percependo la duplicazione del contenuto, lo inserirà in una sorta di black list e lo deindicizzerà dalle proprie pagine.

Chi di voi, avendo un negozio di scarpe, esporrà in vetrina tutti i numeri dello stesso modello? Nessuno farebbe un errore così grossolano. Tantomeno Google che ha tutto l’interesse a mettere, nelle proprie pagine, solo link che puntano verso pagine diverse tra loro e di siti differenti. Il tutto nell’ottica di favorire l’utente.

Se un sito viene colto a copiare dagli altri siti, al di là della violazione del diritto d’autore, non fa che del male a sé stesso: ossia agisce proprio come chi, prima si dota di un sito, e poi decide di seppellirlo nel dimenticatoio, così che nessuno possa leggerlo. Insomma, sta compiendo proprio il comportamento opposto al teorema di cui abbiamo parlato all’inizio di questo articolo.

La regola migliore su internet è l’originalità dei contenuti e, quand’anche si voglia far riferimento a una fonte, è possibile riportare un breve abstract e inserire un link di rinvio alla stessa, ma soprattutto parafrasandone l’espressione formale letteraria.

note

Autore immagine: 123rf com


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