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News Riforma pensioni 2016, quali le proposte ancora in piedi?

News Pubblicato il 13 ottobre 2015

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Slitta al 2016 la riforma previdenziale: nuova pensione anticipata solo a costo zero, flessibilità con penalizzazione e prestito pensionistico.

Amara delusione per tutte le categorie che sarebbero dovute essere prossime alla pensione: esodati, opzione donna, precoci, disoccupati, over 62. È una doccia fredda, infatti, quella del premier Renzi, quando ha annunciato che la riforma delle pensioni ci sarà, ma non nella Legge di Stabilità 2016.

Anche se tutte le proposte formulate sulla pensione anticipata e la flessibilità in uscita, difatti, prevedevano, nel lungo periodo, un buon risparmio per le casse pubbliche, il problema resta sempre il solito: trovare le risorse nell’immediato, per far fronte alla prevedibile impennata delle domande di pensione, dovuta all’abbassamento dei requisiti.

Risorse che attualmente sono molto esigue, è vero, ma che avrebbero potuto essere reperite da quei trattamenti alti, non commisurati ai contributi versati, come aveva proposto lo stesso presidente dell’Inps, Tito Boeri: invece, ad essere penalizzati restano sempre coloro che “sono arrivati tardi”.

La speranza, comunque, resta nel rinvio al 2016. Dura la reazione dei sindacati, che prevedono che la riforma pensioni 2016 sarà fatta a costo zero, cioè esclusivamente sulle spalle dei pensionati, ed eventualmente delle aziende, lasciando indenne l’Erario.

Quali potrebbero essere, allora, le proposte sulla nuova pensione anticipata suscettibili di restare ancora in piedi?

Prestito pensionistico

Resterebbe in piedi, in primo luogo, l’ipotesi del prestito pensionistico per dipendenti. Si tratta, in pratica, della possibilità di pensionarsi in anticipo grazie a un prestito, da restituire una volta raggiunti i requisiti di età o contribuzione per la quiescenza. I costi dovrebbero, però, essere anticipati dalle aziende, poi restituiti dai lavoratori. Non resterebbe in piedi, invece, il prestito pensionistico per disoccupati, poiché, in questo caso, i costi dovrebbero essere anticipati dall’Inps, a meno che non si studi un reperimento di risorse da parte di assicurazioni private o enti terzi: con spese, d’altra parte, certamente pesanti per i pensionati.

Flessibilità in uscita

Anche l’ipotesi della flessibilità in uscita, cioè del pensionamento per chi ha superato 62 anni (secondo le ultime proposte, 63) e possiede almeno 35 anni di contributi, con delle penalizzazioni percentuali, andrebbe fortemente ridimensionata, in considerazione del fatto che non vi sono risorse: si dovrebbe arrivare a una penalizzazione annua anche del 4%, e resterebbe, comunque, in sospeso il problema del reperimento dei fondi, per i primi anni d’introduzione della normativa.

 

Proroga Opzione Donna

Ancora in sospeso la situazione delle lavoratrici che hanno maturato i requisiti per pensionarsi con l’opzione contributiva nel 2015 (57 anni e 3 mesi di età-58 e 3 mesi per le autonome, e 35 anni di contributi); pur essendo veramente cospicui i tagli effettuati dal calcolo contributivo del trattamento, difatti, pare vi siano difficoltà nel reperimento delle risorse anche per la sola “proroga” (che tale non sarebbe, poiché la legge istitutiva[1] parrebbe parlare di maturazione dei requisiti nel 2015). Nell’attesa, continua ad andare avanti la causa legale esperita dal Comitato Opzione Donna.

Esodati

Pur essendo state trovate le risorse per una Settima Salvaguardia, essendo le stesse finite nel “calderone dei risparmi statali”, non possono più essere destinate ai salvaguardati: questo è quanto ha spiegato, recentemente, il Ministro dell’Economia Padoan. Spiegazione che si commenta da sola.

Lavoratori Precoci

Sembrava ormai cosa fatta, a detta dell’On. Poletti, anche la pensione anticipata per i lavoratori precoci, con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età e senza penalizzazione. Ma anche ai Quota 41 è stato dato un brusco stop.

In definitiva, il nodo previdenziale, dopo mesi e mesi di discussioni, è ancora irrisolto. E tale resterà, aggiunge la scrivente, sinchè non si deciderà di “toccare gli intoccabili” e di dire basta ai cosiddetti diritti acquisiti ed alle garanzie costituzionali valide solo a metà.

note

[1] L.243/2004.

Autore immagine: 123rf com


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