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Lo sai che? Pausa caffè: quando è legittima e quando può giustificare il licenziamento?

Lo sai che? Pubblicato il 13 ottobre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 ottobre 2015

La pausa giornaliera è un diritto del dipendente. Ma se la “pausa caffè” si prolunga, è legittimo il licenziamento per giusta causa del dipendente.

Una premessa è d’obbligo: la pausa giornaliera è un diritto del dipendente. Che sia la pausa caffè o la pausa pranzo, la legge [1] non mette in dubbio l’opportunità di concedere un breve riposo durante il turno al lavoratore. La pausa, dice sempre la legge, ha lo scopo di consentire al lavoratore di recuperare le energie e di spezzare la ripetitività dell’attività lavorativa.

La pausa giornaliera, in particolare, è un diritto del lavoratore che presti la propria attività per almeno 6 ore e non può essere di durata inferiore a 10 minuti.

Ma quanto può durare complessivamente la pausa del dipendente?

La decisione in merito alla durata massima della pausa viene delegata alla contrattazione collettiva, che meglio può differenziare, caso per caso, tale aspetto. Ad esempio, il Ccnl metalmeccanici [2] prevede espressamente una pausa di mezz’ora per la consumazione dei pasti.

Il Ministero del Lavoro è poi intervenuto in materia con una circolare [3], specificando come, anche in difetto di disciplina specifica nell’ambito della contrattazione collettiva, la pausa sia comunque un diritto del lavoratore nei termini generali di legge (e cioè, di durata non inferiore a 10 minuti).

Inoltre, tale diritto non può essere sostituito da una compensazione economica (dunque il datore di lavoro non può “pagare” il proprio dipendente affinché rinunci alla pausa) e non può essere oggetto di scambio nemmeno per il tramite della contrattazione collettiva. La clausola del Ccnl che dovesse prevedere una somma di denaro in cambio delle pause giornaliere non usufruite, sarebbe infatti nulla.

Da ultimo, deve dirsi che esigenze di sicurezza e tutela della persona e della salute del lavoratore impongono specifiche ipotesi di interruzione dall’attività lavorativa. E così, è il caso di coloro che, nel prestare la propria attività lavorativa, passino molte ore davanti allo schermo di un computer [4]: essi hanno diritto ad una pausa di 15 minuti ogni 2 ore di lavoro.

Di recente, la Suprema Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento intimato al dipendente che era solito concedersi troppo liberamente pause di lavoro.

Ebbene, benchè in sé e per sé la pausa sia senza dubbio diritto del lavoratore, a maggior ragione laddove sia motivata da esigenze fisiologiche, occorre sempre non esagerare.

Una sola pausa fuori dai “limiti” previsti dalla legge e dai contratti di lavoro può e deve essere tollerata dall’azienda, potendo eventualmente essere oggetto di contestazione e motivo di richiamo disciplinare del dipendente. L’abitudine di “eccedere” e di concedersi momenti di relax (ad esempio, impiegandoci mezz’ora per un caffè), invece, può, valutata complessivamente la situazione, giustificare anche il licenziamento.

note

[1] Art. 8 D.lgs. n. 66/2003.

[2] Art. 5 Ccnl Metalmeccanici.

[3] Circolare Min. Lav. n. 8/2005.

[4] Art. 175 D.lgs. n. 81/2008.

[5] Cass. sent. n. 20440 del 12.10.2015.


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1 Commento

  1. Sia l’Art. 8 D.lgs. n. 66/2003 che la Circolare Min. Lav. n. 8/2005 si riferiscono ad attività lavorative che ECCEDONO le 6 ore. Il presente articolo fa riferimento, invece, ad attività lavorative di ALMENO 6 ore.
    Purtroppo per me questo non è solo un dettaglio perché attualmente presto servizio proprio per 6 ore al giorno, mi è stata negata la pausa anche per questioni di rilievo e una volta sono stato richiamato perfino mentre ero in bagno mentre facevo i miei bisogni!
    A questo punto mi chiedo quale siano, ESATTAMENTE, i presupposti per far valere questo diritto. A mio parere sono in torto per… un secondo °.°

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