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Legge 104: guida completa ai permessi retribuiti e congedo

13 giugno 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 13 giugno 2018



Breve guida su cos’è e come funziona la legge 104, ossia la legge-quadro che permette ai lavoratori disabili e ai loro congiunti di usufruire di permessi retribuiti e congedi straordinari destinati all’assistenza 

La legge 104 è la legge quadro che disciplina nel nostro Paese la condizione di disabilità in correlazione con il lavoro e con la vita quotidiana. Attraverso la Legge 104 viene disciplinata dunque l’assistenza e l’integrazione sociale e vengono garantiti i diritti delle persone portatrici di handicap, sia direttamente, sia attraverso strumenti di welfare e di flessibilità destinati ai congiunti dei disabili.

Sono destinatari finali delle disposizioni della legge 104 sono le persone che presentano una minorazione fisica, psichica o sensoriale, sia essa “stabilizzata” o “progressiva”, che sia in grado di causare difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione.

In questa breve guida affrontiamo il tema dei permessi retribuiti e del congedo straordinario previsti dalla Legge, approfondendo chi possa beneficiarne, in cosa consistano e i limiti a cui sono sottoposti. Partiamo però dal requisito della disabilità o dell’handicap, che costituisce come accennato il requisito di base per accedere alle agevolazioni.

Chi sono i destinatari della Legge 104?

Rientrano tra i destinatari della legge 104 i soggetti in condizione di disabilità certificata dall’Inps. Per ottenere un certificato di disabilità è necessario sottoporsi ad una visita medica e ottenere un certificato che dovrà essere poi inviato all’Inps. Ci si dovrà dunque sottoporre ad un ulteriore accertamento ad opera di una commissione medica dell’ASL competente per territorio, che verificherà il possesso dei requisiti sanitari che consentono l’accesso ai benefici.

Esiste tuttavia una differenza tra handicap e invalidità. Mentre difatti l’invalidità indica la riduzione della capacità lavorativa, l’handicap indica la condizione di svantaggio, derivante da una menomazione o da una disabilità, che limita o impedisce lo svolgimento del ruolo sociale di una persona (relativamente all’età, al sesso ed al contesto sociale e culturale).

Si tenga presente che i benefici sono differenti a seconda del grado di handicap e d’invalidità:

  • l’handicap può essere non grave, in situazione di gravità o superiore ai 2/3;
  • l’invalidità è riconosciuta in misura percentuale (per avere dei benefici, la percentuale d’invalidità deve risultare superiore al 33,33%: si tratta della riduzione di un terzo della capacità lavorativa).

Permessi retribuiti Legge 104: chi può richiederli?

I permessi retribuiti possono essere richiesti al proprio datore di lavoro, pubblico o privato, da:

  • disabili con contratto individuale di lavoro dipendente: sono inclusi anche i lavoratori in modalità part-time; sono, invece, esclusi i lavoratori autonomi e quelli parasubordinati, i lavoratori agricoli a tempo determinato occupati in giornata, i lavoratori a domicilio e quelli addetti ai lavoro domestici e familiari;
  • genitori lavoratori dipendenti: madre e/o padre biologici, adottivi o affidatari di figli disabili in situazione di gravità anche non conviventi;– parenti o affini entro il secondo grado lavoratori dipendenti: figli, nonni, nipoti, fratelli, suoceri, generi, nuore, cognati del soggetto disabile con lui conviventi;
  • coniuge lavoratore dipendente; 
  • ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso;
  • parenti o affini entro il terzo grado di lavoratori dipendenti: zii, nipoti, bisnonni, bisnipoti nel caso in cui genitori o coniuge siano ultrasessantacinquenni o nel caso di mancanza, decesso o patologie invalidanti degli altri soggetti sopra individuati.

Permessi Legge 104: come funzionano?

I permessi retribuiti consistono in tre giorni di riposo al mese o, in alternativa, in riposi giornalieri di una o due ore.
Per i genitori e i familiari lavoratori, è necessario distinguere in base all’età dell’assistito. Ecco tutti i dettagli.

Legge 104: benefici per i genitori con figlio disabile di età inferiore ai 3 anni.

  • Prolungamento del congedo parentale previsto fino al compimento dell’ottavo anno di vita del figlio (dieci mesi di assenza dal lavoro da ripartire tra i due genitori e da sfruttare nei primi dodici anni di vita del bambino), per un periodo massimo di ulteriori tre anni, a condizione che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati, o che, in caso di ricovero, sia richiesta dai sanitari la presenza del genitore;
  • tre giorni di permesso mensile fruibili anche alternativamente;
  • riposi orari di una o due ore per giorno a seconda dell’orario di lavoro.

Legge 104: benefici per i genitori con figlio disabile di età tra i 3 e gli 8 anni.

  • Prolungamento del congedo parentale previsto fino al compimento dell’ottavo anno di vita del figlio, per un periodo massimo di ulteriori tre anni, a condizione che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati, o che, in caso di ricovero, sia richiesta dai sanitari la presenza del genitore;
  • tre giorni di permesso mensile fruibili anche alternativamente;
  • non sono previsti anche riposi orari.

Legge 104: benefici per genitori, coniuge e parenti di disabile maggiorenne

  • Tre giorni di permesso mensile.

Congedo straordinario Legge 104 

Non tutti sanno che al di là dei permessi retribuiti, chi assiste un familiare convivente con handicap grave può richiedere  anche un congedo retribuito, della durata massima di 2 anni, nell’intero arco della vita lavorativa. Il congedo straordinario legge 104, infatti, è un beneficio che consente al lavoratore di ottenere un congedo straordinario per l’assistenza di familiari disabili [1]. Si tratta di un periodo di aspettativa retribuita, riconosciuto ai lavoratori dipendenti che assistono un familiare portatore di handicap grave. Il congedo retribuito legge 104 è riconosciuto per un massimo di 2 anni nell’arco della vita lavorativa e per ciascun disabile. Il beneficio è frazionabile anche a giorni (interi). Tra un periodo e l’altro di fruizione è necessaria  – perché non vengano computati nel periodo di congedo straordinario i giorni festivi, i sabati e le domeniche – l’effettiva ripresa del lavoro, requisito non rinvenibile né nel caso di domanda di fruizione del congedo in parola dal lunedì al venerdì (settimana corta) senza ripresa del lavoro il lunedì della settimana successiva a quella di fruizione del congedo, né nella fruizione di ferie.

Durante il periodo di congedo straordinario ai sensi della legge 104 il lavoratore ha diritto alla copertura figurativa dei contributi: ciò significa che questo periodo gli verrà conteggiato a fini pensionistici. Tuttavia è da dire che i periodi di congedo straordinario non sono computati ai fini della maturazione di ferie, tredicesima e trattamento di fine rapporto.

Si deve però tenere presente che l’agevolazione agisce secondo un preciso ordine:

  • in primo luogo, ne ha diritto il coniuge che convive col soggetto,
  • in secondo luogo ne hanno diritto i genitori,
  • in terzo luogo ne hanno diritto i figli conviventi, i fratelli e le sorelle conviventi e,
  • in ultimo luogo, gli altri parenti o affini sino al terzo grado, purchè conviventi.

È necessario, anche in questo caso, il certificato di handicap in situazione di gravità, ai sensi della Legge 104.

Congedo straordinario 104: a chi non spetta?

Il congedo straordinario per l’assistenza al familiare disabile non spetta indiscriminatamente a tutti i lavoratori. Esso, infatti, non spetta alle seguenti categorie:

  • ai lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari;
  • ai lavoratori a domicilio;
  • ai lavoratori agricoli giornalieri;
  • ai lavoratori autonomi;
  • ai lavoratori parasubordinati;
  • in caso di contratto di lavoro part-time verticale, durante le pause di sospensione contrattuale;
  • quando la persona disabile in situazione di gravità da assistere sia ricoverata a tempo pieno (fatte salve alcune eccezioni previste dalla legge).

Abuso permessi 104: quando scatta il licenziamento?

I permessi retribuiti ai sensi della legge 104 impongono che il lavoratore che ne beneficia impieghi il tempo del permesso dedicandosi interamente all’assistenza del familiare disabile. Pertanto abusare dei permessi della legge 104 non è cosa difficile: basta dedicarsi – anche parzialmente – ad altro. Persino il tempo per il riposo e il recupero delle energie psicofisiche ridotte a causa della costante cura e assistenza nei confronti del disabile è considerato una condotta abusiva. Ne consegue che oggi è possibile affermare che l’abuso totale o anche solo parziale [2] dei benefici concessi da questa legge giustifica sempre il licenziamento per giusta causa e la prova della violazione può essere fornita anche mediante l’ausilio di una società di investigazione privata. Oltre a ciò, l’utilizzo abusivo dei permessi 104 e la falsa certificazione possono integrare gli estremi dei reati penali di falso e truffa.

Secondo la Cassazione, infatti, i cosiddetti controlli difensivi, commissionati dal datore di lavoro ed effettuati da un’agenzia investigativa per stanare i dipendenti furbetti e infedeli, sono stati ritenuti non solo leciti, ma anche utilizzabili in giudizio.

note

[1] Art. 42 D. Lgs. 151/2001.

[2] Cass. n. 9217/2016.

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