Business | Articoli

Licenziamento degli statali: norme restrittive in arrivo

1 Luglio 2016 | Autore:
Licenziamento degli statali: norme restrittive in arrivo

Scattano a luglio i primi giri di vite per la “falsa presenza” dei “furbetti del cartellino”, ecco come cambia il licenziamento per i dipendenti pubblici non ligi al dovere.

A partire dal prossimo 13 luglio entra in vigore il decreto per punire i “furbetti del cartellino” [1].

Il decreto legislativo intende combattere il fenomeno della falsa attestazione della presenza in ufficio da parte dei dipendenti pubblici. Vediamo come si configura.

Cos’è la falsa attestazione della presenza

Si definisce secondo la riforma “falsa attestazione della presenza“, quel caso in cui il dipendente, con qualunque modalità, faccia risultare in maniera fraudolenta – anche attraverso il supporto di suoi colleghi o di altri in generale – di essere in servizio, oppure intenda trarre in inganno l’amministrazione relativamente all’orario di lavoro che viene svolto dal dipendente.

Quali sono le conseguenze della falsa attestazione

Le conseguenze della falsa attestazione di presenza possono andare dalla sospensione sino al licenziamento e al risarcimento del dànno patrimoniale.

Falsa presenza: accertamento i flagranza della violazione

Se la falsa attestazione viene accertata in flagranza, ovvero mentre l’atto viene compiuto, oppure attraverso strumenti di sorveglianza o di registrazione degli accessi o delle presenze, è obbligo dell’Amministrazione disporre immediatamente, entro 48 ore dall’accertamento del fatto, la sospensione cautelare del dipendente, anche senza necessità di ascoltarlo preventivamente. La sospensione deve avvenire naturalmente attraverso un provvedimento motivato.

Nel caso in cui il termine delle 48 prevenga superato ciò non comporta la decadenza dall’azione.

Falsa presenza: in cosa consiste la sospensione

La sospensione che viene comminata non è un licenziamento. Tuttavia gli effetti che essa genera di fatto anticipano le conseguenze dell’eventuale e futura misura di recesso dal rapporto: durante il periodo di sospensione non spetta difatti lo stipendio, ma solo un trattamento minimo alimentare nella misura stabilita dalle disposizioni normative e contrattuali vigenti.

Falsa presenza: come funziona il procedimento disciplinare

A seguito della sospensione dovrà essere avviato il procedimento disciplinare che è finalizzato a questo punto ad ascoltare le difese del lavoratore e ad adottare le sanzioni qualora la difesa non risultasse adeguata a giustificare il comportamento.

La procedura anche in questo caso è piuttosto rapida. La convocazione per la difesa avviene con un preavviso di 15 giorni, il procedimento deve essere concluso entro i 30 giorni della ricezione da parte del dipendente della contestazione dell’addebito.

Falsa attestazione di presenza: quando scatta il licenziamento

A seguito della procedura disciplinare, se le giustificazioni fornite non sono adeguate a giustificare il comportamento scorretto, si può procedere al licenziamento.

Falsa attestazione di presenza: cosa può fare il lavoratore licenziato

Il lavoratore licenziato a questo punto non ha altra strada che rivolgersi al giudice del lavoro, cercando di evidenziare delle irregolarità formali o sostanziali nella procedura. Anche in forza delle decisioni della Cassazione degli ultimi giorni [2] potrebbe essere in questo caso richiamata la disciplina originaria dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori.

Falsa attestazione di presenza: al licenziamento si può aggiungere il danno di immagine

Chi attesta la presenza in maniera falsa, potrebbe essere sottoposto anche al risarcimento del danno di immagine prodotto alla pubblica amministrazione. Per attestare tale danno sarà cura del responsabile della struttura amministrativa di riferimento di inviare la denuncia al Pubblico Ministero e di trasmettere gli atti alla procura regionale della Corte de conti. I termini per l’invio di tali documenti è di 15 giorni dall’avvio della procedura disciplinare. Entro i 3 mesi successivi al licenziamento la procura potrà emettere contro il dipendente licenziato un “invito a dedurre” per il risarcimento del dànno alla PA.

Come viene calcolato il danno di immagine

Il danno eventuale deve essere liquidato dal giudice “in via equitativa” tenendo conto della rilevanza che ha avuto lo scandalo sui media.

Viene comunque stabilita una misura minima che corrisponde a sei mensilità dell’ultimo stipendio percepito dal dipendente. Questo vuol dire che un dipendente che prende 1.500 euro al mese dovrà pagare almeno 9mila euro di danno di immagine.

Falsa attestazione di presenza: cosa succede se il dirigente o il responsabile non accertano la violazione

Anche i dirigenti o i responsabili che essendo venuti a conoscenza della violazione, decidano di non intervenire, o di non attivare prontamente la procedura, saranno sanzionati. L’omissione difatti è un illecito disciplinare, dunque è punibile con il licenziamento.


note

[1] Dlgs n. 116 del 20.06.2016.

[2] Cass. sent. n. 11868/2016.

Note immagine: 123rf.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube