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Pignoramenti e fallimenti: informazioni cancellate dopo 10 anni

14 ottobre 2015


Pignoramenti e fallimenti: informazioni cancellate dopo 10 anni

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 ottobre 2015



Privacy: arriva il diritto all’oblio per le società di due intelligence, che raccolgono i dati sulle informazioni commerciali negative degli imprenditori.

Al di là dei registri in tribunale, è possibile sapere se un imprenditore ha subìto un fallimento, un pignoramento o un procedimento penale consultando apposite banche dati gestite da alcune società private, che forniscono tali informazioni a pagamento. Dati, questi, che vengono raccolti senza il consenso (e soprattutto la consapevolezza) dell’interessato. Siamo tutti schedati? Già da molto tempo! e chi ha provato a fare domanda di un mutuo o di un qualsiasi altro prestito presso una banca se n’è accorto a proprie spese: per ragioni inspiegabili all’ignaro richiedente, gli istituti di credito già conoscono il “rischio” legato all’imprenditore e, sulla base di tali informazioni – che certo non rivelano al cliente seduto dall’altro lato della scrivania – lo liquidano con poche, lapidarie parole (leggi “Sai perché la banca non ti ha accordato il finanziamento?”).

La più nota di queste società (dette due intelligence) è certamente l’inglese World-Check, ma c’è anche l’elvetica SGR Consulting SA. Il loro business è molto semplice: predisporre dossier o report, mettendo insieme varie informazioni – patrimoniali, economiche, finanziarie, creditizie, industriali e produttive – su un soggetto particolare, di solito un imprenditore o un manager, in modo che il committente (che può essere privato o pubblico) possa farsi un’idea della persona con cui si prepara a instaurare un rapporto commerciale.

Fino a ieri le informazioni rimanevano là, nelle banche dati di tali soggetti, a tempo indeterminato, determinando di fatto la sostanziale violazione della privacy e del diritto all’oblio. Oggi, invece, è approdato in Gazzetta Ufficiale [1] il “Codice di deontologia e di buona condotta per il trattamento dei dati personali effettuato a fini di informazione commerciale”, promosso dal Garante della privacy e redatto insieme a varie associazioni di categoria, imprenditoriali e dei consumatori, interessate al settore. Viene così ripristinato il diritto all’oblio sulle informazioni commerciali negative. Tanto per fare un esempio, viene stabilito che, dopo dieci anni, bisogna cancellare le notizie su fallimenti e pignoramenti.

La necessità del Codice era stata auspicata da più parti posto che la delicatezza delle informazioni gestite dalle società di due intelligence finisce per definire l’affidabilità di un imprenditore e può determinare le sorti della sua impresa sul mercato e con le banche. Contrariamente, infatti, a quanto si potrebbe pensare, l’accesso a tali banche dati non è riservato solo alle amministrazioni o ai grossi soggetti commerciali (come, per esempio, le banche o gli appaltatori di grandi infrastrutture): chiunque, anche il privato cittadino, pagando prezzi del tutto abbordabili, può ottenere informazioni sulla situazione della propria controparte contrattuale.

Il codice deontologico si applica, quindi, a tutte le informazioni commerciali riferite a persone fisiche, provenienti da elenchi e registri pubblici. Sono esclusi i dati sensibili e i dati giudiziari, eccetto i soli dati giudiziari provenienti da fonti pubbliche o da quelle pubblicamente e generalmente accessibili da chiunque. I dati possono riguardare sia l’interessato quale soggetto censito sia le persone fisiche o altri interessati legati sul piano giuridico o economico al soggetto censito, anche se diverso dalla persona fisica (come, per esempio, nel caso di una società).

Quando avviene la cancellazione dei dati

Le informazioni relative a fallimenti o altre procedure concorsuali (si pensi al concordato) possono essere inserite nei report per massimo dieci anni dalla data di apertura della procedura del fallimento. Sempre 10 anni possono rimanere le informazioni relative a ipoteche e pignoramenti. Il termine si accorcia in caso di eventuale loro cancellazione prima del decennio, e l’annotazione dell’avvenuta cancellazione verrà conservata per un periodo di due anni.

Quali informazioni possono essere memorizzate?

Le società di due intelligence operano una raccolta di informazioni sulla vita commerciale e/o sui procedimenti penali delle persone fisiche – grazie all’intervento di software e di veri e propri investigatori – mediante consultazione di giornali (anche online), ma soprattutto di fonti pubbliche, come i pubblici registri, le sentenze e i provvedimenti giudiziali, gli elenchi, i documenti conoscibili da chiunque (bilanci, informazioni contenute nel registro delle imprese presso le camere di commercio, atti immobiliari e altri atti pregiudizievoli come l’iscrizione di ipoteca o la trascrizione di pignoramento, decreti ingiuntivi o altri atti giudiziari).

Il codice legittima l’utilizzo di dati ottenuti da “fonti pubblicamente e generalmente accessibili da chiunque”, come le testate giornalistiche cartacee o digitali, oltre che informazioni attinte da elenchi telefonici, da siti web di enti pubblici o altre autorità di vigilanza e controllo. Potranno essere utilizzati anche i dati personali che il soggetto stesso ha liberamente deciso di comunicare al fornitore di informazioni commerciali. Gli operatori dovranno sempre annotare la fonte da cui hanno tratto i dati personali sulla persona censita.

C’è bisogno del consenso dell’interessato?

Il Codice deontologico precisa che tali dati possono essere trattati senza il consenso degli interessati, nel rispetto di quanto previsto dal codice della privacy.

In ogni caso le società del settore dovranno pubblicare un’informativa completa almeno sul proprio sito web. Quelle con un fatturato superiore a 300 mila euro (in questo ambito di attività) dovranno realizzare insieme un unico portale dove inserire le comunicazioni sulle attività di informazione commerciale. Inoltre dovranno aggiornare periodicamente i propri archivi in modo da non conservare notizie non più attuali, superate da altre notizie (si pensi all’intervenuta assoluzione di un soggetto indagato). In sostanza anche se la fonte è tra quelle legittimamente utilizzabili, l’operatore è tenuto alla verifica della pertinenza nel singolo report.

 

Sicurezza delle informazioni

Le società dovranno adottare misure per garantire la sicurezza, l’integrità e la riservatezza delle informazioni commerciali.

note

[1] Gazzetta Ufficiale n. 238/2015.

Autore immagine 123rf com


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