Diritto e Fisco | Editoriale

Digitale terrestre: illegittimi gli aiuti di Stato

15 ottobre 2011 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 ottobre 2011



Gli aiuti di Stato per l’acquisto di decoder adibiti alla sola ricezione del digitale terrestre sono illegittimi.

La Corte di Giustizia Europea [1] ha stabilito che gli aiuti di Stato, concessi per l’acquisto di decoder adibiti alla sola ricezione del digitale terrestre, sono illegittimi. Tanto perché la misura ha indirettamente favorito i broadcaster delle frequenze digitali, spingendo i consumatori verso questo tipo di servizio, a scapito delle aziende operanti sul satellite.

Lo Stato italiano dovrà, quindi, recuperare il denaro elargito, chiedendolo alle emittenti che, seppur indirettamente, ne hanno beneficiato.

La querelle ha inizio nel 2004, quando è stato previsto un contributo di € 150,00 per l’acquisto di ciascun decoder per la ricezione in digitale. La finanziaria del 2005 ha confermato il provvedimento, sebbene in misura ridotta: il contributo è sceso a € 70,00. Così, alcune emittenti operanti sul satellite, come Centro Europa 7 S.r.l. e Sky Italia S.r.l., hanno presentato degli esposti alla Commissione Europea, lamentando una distorsione del regime di concorrenza.

La Commissione, in seguito alle indagini effettuate, ha condannato tale sistema di erogazione poiché misura “non tecnologicamente neutra” e, quindi, incompatibile con il mercato comune. Infatti, in base all’art. 87 del Trattato CE, “sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza”.

Mediaset, principale beneficiaria del contributo statale, ha impugnato la decisione della Commissione Europea di fronte alla Corte di Giustizia Europea che, però, ha respinto il ricorso imponendo allo Stato italiano il recupero delle somme elargite.

Le emittenti del satellite e del digitale si contendono il mercato. È legittimo che cerchino di accrescere il numero di clienti a colpi di offerte, sconti e pacchetti di ogni genere. Il discorso cambia quando lo Stato, organismo super  partes, incentiva il consumatore a propendere per l’una piuttosto che per l’altra soluzione. E così, tramite gli aiuti – una sorta di mazzetta globale – il governo ha indirizzato il pubblico verso il digitale terrestre e, di conseguenza, verso le emittenti che su di esso operano. Queste ultime hanno ampliato la clientela (Mediaset in particolare), consolidando la loro posizione rispetto alle concorrenti in termini di marchio e di immagine.

Ancora una volta Silvio Berlusconi reciterà un doppio ruolo: in quanto rappresentante del governo, sarà colui che gestirà il recupero delle somme; ma, in quanto imprenditore agevolato dagli incentivi, sarà anche colui che subirà il recupero. E non ci sarà imbarazzo – ne siamo certi – in questa nuova occasione di confrontarsi con se stesso.

note

[1] Sentenza C-403/10 del 18 luglio 2011.

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3 Commenti

  1. Ah non ero l’unico che si era accorto che all’epoca il governo stesse cercando di ammazzare Sky e concorrenza facendosi deliberatamente un favore… e adesso i soldi come li vanno a recuperare? Quando impugneremo gli AK-47?

  2. Lo Stato italiano è chiamato a dare esecuzione alla sentenza della Corte di Giustizia andando direttamente a chiedere il denaro alle società che ne hanno beneficiato. Probabilmente non lo farà. In questo caso, l’associazione dei consumatori o chiunque ne abbia interesse può diffidare il governo ad agire e, in ultima analisi, puà rivolgersi ad un giudice amministrativo. Questi, tramite l’emanazione di apposito provvedimento, sopperirà all’inerzia del governo sostituendosi ad esso nella concreta attuazione della decisione della Corte di Giustizia.

  3. Caro Temistocle questo è quello che ci auguriamo che avvenga… Tuttavia molte sentenze della Corte di Giustizia non hanno trovato una totale e piena accoglienza nelle nostre aule di tribunale e spesso ancor meno in sede legislativa.. Basti pensare alla ragionevole durata del processo… Si è proceduto con la legge Pinto che invece di riformare il sistema giudiziario italiano prevede solo delle norme di repressione per non cadere in sanzioni economiche.. E anche in questo caso siamo noi popolino a rimetterci…
    Quanto a Max penso che gli AK – 47 non servano, quello che serve a noi italiani è una nuova coscienza sociale oltreché culturale, per riscattare le nostre legittime pretese…

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