Riforma tributaria, sanzioni penali limitate

15 ottobre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 ottobre 2015



Riforma fiscale, dichiarazione infedele, fraudolenta, omessa presentazione, evasione, mancato versamento Iva e ritenute.

Sporcarsi la fedina penale per un reato fiscale, se si è titolari di un’attività, è più facile di quanto si creda: complice la crisi, difatti, si arriva presto a cumulare importi consistenti di Iva o di ritenute non versate. Con la riforma tributaria [1], però, lo Stato ha deciso di alleggerire, in generale, le conseguenze delle violazioni in materia fiscale, specie per quanto riguarda gli omessi versamenti e le violazioni meno significative; si appesantiscono, d’altra parte, le conseguenze per le più rilevanti evasioni d’imposta, specie ove venga ravvisato il dolo del contribuente.

Vediamo, nel dettaglio, quali sono le nuove ipotesi sanzionabili penalmente in materia di dichiarazione omessa, infedele, fraudolenta, evasione ed omissione d’imposta.

Dichiarazione infedele

La precedente normativa prevedeva una soglia di punibilità (reclusione da 1 a 3 anni), in caso di dichiarazione infedele, al di sopra di 50.000 Euro d’imposta evasa, con un imponibile minimo di 2 milioni di Euro.

Ora, invece, la delega fiscale ha elevato a 150.000 Euro tale soglia, ed elevato l’imponibile a 3 milioni di Euro.

I costi fiscalmente indeducibili, purchè esistenti, e gli errori relativi all’inerenza ed alla competenza, non rilevano più penalmente. Questo, in quanto il decreto ha sciolto i dubbi interpretativi in merito, indicando esplicitamente che la parola «fittizi», ovunque inserita all’interno della norma, significa «inesistenti»: quindi non sono sanzionabili penalmente i costi inseriti in dichiarazione, se non deducibili ma realmente sostenuti. Inoltre, l’imposta evasa a cui riferirsi per la quantificazione della soglia è da intendersi al netto delle perdite, che non rilevavano, invece, nella precedente normativa.

Non sono punibili, infine, le valutazioni che determinano uno scostamento minore del 10% rispetto a quelle corrette.

Dichiarazione fraudolenta

La punibilità della dichiarazione fraudolenta commessa con l’uso di fatture o di altri documenti per giustificare operazioni inesistenti, ossia la cosiddetta dichiarazione fraudolenta di prima tipologia, è estesa, dalla riforma, a tutte le dichiarazioni d’imposta su redditi ed Iva; punibilità, dunque, per tutte le dichiarazioni, e non più solamente per quelle annuali.

Per quanto riguarda la dichiarazione fraudolenta effettuata avvalendosi di altri artifici, la fattispecie continuerà a riguardare chi effettua operazioni simulate, oppure con l’uso di documenti falsi ed altri mezzi volti alla frode per ostacolare l’accertamento. Si configurerà il reato laddove:

– l’imposta evasa (riferita alla singola dichiarazione) risulti superiore a 30.000 Euro;

– gli introiti sottratti all’ imposizione risultino superiori al 5% dell’attivo indicato nella dichiarazione;

– gli introiti sottratti all’ imposizione risultino superiori a 1 milione e mezzo di Euro;

– i crediti e le ritenute fittizie che hanno diminuito l’imposta risultino superiori al 5% dell’imposta dovuta;

– i crediti e le ritenute fittizie che hanno diminuito l’imposta risultino superiori a 30.000 Euro.

Omessa presentazione della dichiarazione

La riforma, per l’omessa presentazione della dichiarazione, ha elevato la soglia di punibilità da 30.000 a 50.000 Euro.

Dall’altra parte, però è stato previsto un aumento della pena: in luogo della reclusione da 1 a 3 anni, infatti, la reclusione andrà da un minimo di 18 mesi a un massimo di 4 anni.

La delega fiscale ha anche introdotto il nuovo reato di omessa presentazione della dichiarazione del sostituto di imposta: in pratica, l’omessa presentazione del modello 770 sarà punita con la reclusione da 1 anno e sei mesi a quattro anni. Perché si tratti di reato, però, l’importo delle ritenute non dichiarate e non versate dovrà risultare oltre i 50.000 Euro.

Emissione di fatture per operazioni inesistenti

L’emissione di fatture o altri documenti relativi a operazioni inesistenti, effettuata per agevolare un terzo nell’evadere imposte sui redditi ed Iva, è punita con la reclusione da un minimo di 1 anno e 6 mesi sino a un massimo di 6 anni.

Omessi versamenti Iva e ritenute

La soglia per l’omesso versamento Iva e ritenute sale, dal 22 ottobre 2015, con l’entrata in vigore della riforma, sale da 50.000 a 150.000 euro: grazie al principio del favor rei, chi ha mancati pagamenti superiori a 50.000 Euro ma inferiori a 150.000 non potrà essere perseguibile penalmente.

note

[1] D.lgs 158/2015.

Autore immagine: 123rf com


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